Oggi, ad “Amici” va di scena, come spesso ultimamente, una scena fondamentalmente ipocrita. Riassumiamo le puntate precedenti: la commissione non sa chi scegliere tra i componenti della Luna per spedirlo in sfida e quindi con un piede fuori dalla scuola. La produzione, nella persona di Zanforlin, si inventa una squisita novità tipo Grande Fratello, cioé chiede ai singoli componenti della squadra di scegliere chi tra di loro è meritevole di provare quest’ebbrezza. I ragazzi votano in massa Davide Flauto, che tra tutti è sicuramente il peggiore in assoluto.

I commenti che emergono dopo la votazione sono tutti estremamente crudeli nei confronti di Suicidio, così com’è chiamato anche su diversi siti internet. Egli, di rimando, ha parole grevi nei confronti del suo capitano, Enrico Nigiotti, definendo il suo stile vocale simile a quello di Carmen Consoli. Al Nigiotti, quando sente questa motivazione, sfugge qualche improperio. Come direbbe Sante Licheri, ne aveva pienamente facoltà.

Poi, siccome la decisione non va bene, e c’è da chiedersi come mai, la votazione interna alla Luna deve essere vagliata dalla commissione (Zanforlin però non l’aveva chiarito prima, ma si sa che il regolamento ad “Amici” è sempre piuttosto fluido, tanto che nessuno l’ha mai visto né letto e l’impressione è che la locuzione usata spesso da Luca: “avete firmato un regolamento” sia una frase fatta che non corrisponde a verità, a meno che l’unica legge amiciana non sia: “facciamo quello che vogliamo e voi non potete protestare”). Tra l’altro, ci si inventa che tutti, all’unanimità, devono aderire alla proposta: altrimenti, il passaggio legislativo (sembra di assistere ad un dispositivo da biparlamentarismo imperfetto) non vale.

Naturalmente, Rapino interviene e nega il suo assenso, dall’alto del nulla in cui vive. Enrico ha una reazione: si espone personalmente, gli scappano due o tre parole di troppo, non offende nessuno, ma tant’è… Il giorno dopo, Zanforlin, che non vede l’ora di rivedere i video e farli rivedere al pubblico da casa, lo mette in un angolo, sostenendo che i modi, la forma sono sbagliati ed Enrico, naturalmente, finisce in sfida.

Ecco, dunque, la simpatica parabola del Nigiotti, assimilato ai grandi cantanti rock da Rapino quando gli faceva comodo, messo nel dimenticatoio quando invece Enrico si sveglia perché vuol imparare qualcosa, attaccato quando dimostra il carattere, quello stesso carattere per cui Rapino aveva avuto, non meno di qualche mese fa, un vero colpo di fulmine. L’arroganza che quand’erano rose e fiori tra loro gli era attribuita come un pregio ora diventa occasione di critica. La parlantina per cui era stato cooptato ora gli viene rinfacciata. Insomma, la solita voltagabbanata para-mastelliana, da uomo che la sua parola mantiene ogni due per tre, come al supermercato.

Enrico, oggi, mostra gli attributi ancora una volta e lo fa, peraltro, nel segno di una verità che la commissione, soprattutto Rapino, ma anche in parte Alessandra Celentano, dimentica spesso, e cioé che per essere rispettati anche gli insegnanti devono rispettare se stessi e la propria professione. L’alunno che dimentica cosa significhi avere davanti un’autorità non deve essere per forza scusato in virtù della propria giovanile tendenza alla ribellione, naturalmente, ma bisogna anche riconoscere, quando si è un docente, le ragioni di chi ci contesta, anche quando fa male.

Rapino non è abituato ad essere criticato. Ha vissuto sempre in un ambiente relativamente protetto. Un produttore discografico non riceve insulti, come un artista. Se poi ci si abitua a produrre solo successi scontati, o scontatissimi (come il nuovo ep di Valerio Scanu), è anche peggio. Un artista ci mette la faccia, il produttore molto di meno: se un artista va male, andrà meglio un altro. E, quando succede, si ricordano solo i successi, mentre degli artisti il pubblico prende in considerazione tutto, anche la sofferenza.

Rapino, d’altra parte, non è neppure un insegnante. E’ questo il trabocchetto nel quale finisce per cadere la trasmissione. Definire Rapino una parte della commissione significa gettare una luce trista e negativa su tutta la commissione stessa. Rapino non insegna ed è inutile che tutti, lui compreso, si affrettino di volta in volta a sottolineare che le cose stanno diversamente. Enrico ha svelato il gioco e la sua presenza, naturalmente, è pericolosa. Ecco perché deve essere cacciato.

Per insegnare occorrerebbe sapere di cosa si parla durante le lezioni. Bisognerebbe essere preparati nel proprio campo. La Martinez, che pure può essere antipatica quanto si vuole, è una professionista del canto, come lo era a suo modo anche la Scalise, come lo è in modo magistrale Luca Jurman. Gli altri, se non sono musicisti, non dovrebbero neppure arrogarsi di definirsi insegnanti, perché, semplicemente, non lo sono.

Su questo punto si gioca una partita di vitale importanza per “Amici”: se si vuole continuare a chiamare “scuola”, allora deve eliminare quelli, tra i protagonisti, che non insegnano, Rapino e la Di Michele su tutti. Enrico è stato il primo a dimostrarlo a chiare lettere e, se ci sarà l’occasione, anche altri alunni lo metteranno in discussione. Il Nigiotti è solo stato il più coraggioso. Gli altri, il Flauto, la Marrone e la Errore, per ora, non hanno bisogno di lasciare la strada che hanno intrapreso, perché semplicemente non è nei loro interessi, perché speculano sull’appoggio presente e forse perfino futuro che potrebbe venire loro da Charlie.

Ma l’arte non è una merce come le altre. Non basterà a nessuno di questi pseudo-artisti il passaggio tv, né sarà sufficiente che il Rapino venga loro in soccorso, quando finirà “Amici” e un’altra edizione comincerà, seppellendo la precedente.

Resterà solo chi ha talento, nel tempo. Resterà solo chi avrà davvero imparato qualcosa, anche dalle lezioni più amare.