Sarà tempo di tornare a vivere, ma quando, se qui non c’è mai nessuno che ascolti, che veda al di là dei suoi occhi? La notte divora: la disperazione è una malattia che nessuno riesce a curare. Sotto gli sguardi di nessuno, come un minimo Polifemo che neppure è accecato, visto che luce non c’è, come non c’è nessuno. Mai.

Arrendersi sarebbe utile, fors’anche opportuno. E piacerebbe, piacerebbe tanto a qualcuno volare nella notte, su una scopa da strega: sarebbe come rompere un silenzio cantando, sarebbe come ritornare allo sguardo, quell’ultimo che veramente ti ha osservato da innamorato.

Un giorno troverò, la troverò anch’io – quella strada senza odio, quel cammino verso la mia notte. Ma forte non riesco a gridare né ad essere. Forte non sono mai stato, non è neppure da forte ricominciare come se niente fosse. Ricominciare è la mia ossessione. Ma ora non c’è più tempo, non c’è più speranza.

Non alzerò la voce. Non mi perderò più. Resterò qui, tra le mie manovre contromano.