Non era mai successo. Morgan è un originale, anzi fin troppo, ma tanto così non aveva mai osato. Novello Argonauta, va all’assalto delle case discografiche, il vero vulnus del mercato, qui in Italia come altrove. Sono le loro logiche a distruggere l’arte: questa la tesi di fondo del pirata di X-Factor. E non è che sbagli, tra l’altro.

La verità è che c’è davvero poca logica nell’azione dei grandi potentati della musica, o meglio l’arte viene molto, ma molto dopo il mercato, che è il vero motore, con la pubblicità e il marketing, di tutto ciò che ruota intorno a loro, tanto che alla fine il talento viene prima o poi mortificato.

Se qualcuno (non erano in tanti, a quanto pare) ha seguito la semifinale di X-Factor ieri sera, si sarà accorto che la qualità degli inediti cantati dai ragazzi era imbarazzante: una sequenza di parole gettate al vento, di espressioni che definire banali era la meno peggiore osservazione che poteva capitare di escogitare. Come si fa a lanciare un cantante con siffatte frasi fatte? Forse nello stesso modo con cui Damiano canta trentamilacinquecento volte “anime” e tutti gli dicono che è il nuovo De André.

Morgan, dal canto suo, non ha resistito, anche se il suo discorso ha demolito le ultime possibilità (scarse, peraltro) di Silver di andare in finale. Ha sparato ad alzo zero su tutto quell’ambaradàn inascoltabile: la canzone delle Yavanna non era particolarmente originale dal punto di vista melodico, quella di Silver ha un testo ridicolo, su cui ogni cambiamento (anche verso la parodia spinta) sarebbe stato auspicabile, quella di Marco inutile e già sentito. S’è solo astenuto sul pezzo di Giuliano, ma può essere che, visto che il Sardo ha cantato per primo, Morgan fosse ancora in fase di carburazione.

Ne emerge lo stesso quadro sconsolante della scorsa edizione: inediti bruttini, o al meglio scontati, non legati direttamente agli interpreti, chiamati in un primo tempo a scrivere e presentare idee e poi allontanati da ogni scelta esecutiva. Silver veniva salvato, qualche tempo fa, da Morgan con il pretesto che fosse più autore di quanto non fosse Chiara. Poi, si scopre che non solo non è chi ha scritto il suo inedito, ma anche che ha potuto mettere mano solo a qualche parola del testo che ha cantato.

E, alla fine, grazie alla picconata di Morgan, si scopre che perfino a lui, vero scopritore di talenti, è stato vietato di accedere alla stanza dei bottoni della discografia. Quella che potrebbe sembrare una dichiarazione pro domo sua da parte del cantante e autore è, in realtà, ben più significativa di quello che appare a prima vista: è una dichiarazione di guerra destinata ad avere eco, dev’essere lo spunto per chi vuole difendere la musica dei propri beniamini.

I produttori discografici in genere capiscono solo un argomento: il danaro. Quando capiranno che la musica non è solo un modo per fare soldi, ma un mestiere serio, sarà sempre troppo tardi.