Quando William, ridicolizzato nella sfida di oggi contro un cantante vero, ha guardato con il suo solito sguardo assente il maestro Vessicchio, invitandolo a dire la sua, William è stato come al solito: anonimo, sperso, inespressivo. Si vedeva che era distrutto, ma ha fatto la faccia di quello che se ne frega (ha perfino detto che gli dispiaceva solo perché doveva lasciare i suoi amichetti, come un qualsiasi grandefratellino senz’arte né parte). Perfino la De Filippi s’è sentita di doverglielo spiegare: sì, era entrato un altro concorrente al suo posto, perché quello è il meccanismo della trasmissione.

Ma il Di Lello voleva probabilmente esprimere un’altra opinione – avrebbe voluto (se fosse stato capace di articolare un pensiero, ma quella è una dote delle menti intelligenti, là dove appare anche solo una briciola di personalità) mettere al muro il barbuto maestro e dirgli qualcosa tipo: “Vedi, controfigura di Verdi che non sei altro, cosa hai combinato col mettermi in sfida? Ci voleva davvero questo per soddisfarti? Dovevi proprio farmi sbattere fuori dal primo che capita?”

Anche se William non ce l’ha fatta, Vessicchio gli ha risposto lo stesso: “Sono dispiaciuto umanamente, ma sono contento perché è entrato un cantante vero”. Con parole semplici, che forse perfino il Di Lello avrà capito (anche se, sinceramente, non ne sono proprio sicurissimo), il maestro ha distrutto una carriera: un giudizio inappellabile, com’erano sembrate le stesse parole senza circonlocuzioni e assai dirette con cui si era espresso qualche giorno fa, mandandolo in sfida e contemporaneamente in paranoia.

Il povero cantante calabrese paga così l’errore di essere finito nella categoria “cantanti” quando poteva essere perfetto in quella di “comici involontari”. Paga le tante stonature (per carità, non è il solo a farne, nella scalcinata classe di canto di quest’anno amiciano), perfino in quelle due frasi che ripete (anzi, ripeteva) ad ogni sigla. Un cantante normale (non un Valerio Scanu, ma un corista qualunque), dopo mesi e mesi, riesce a mettere insieme quelle tre parole senza fare un errore – il Di Lello, purtroppo, no.

Emulo della migliore Scarponi, poi, William ha incocciato in uno dei migliori inediti di quest’anno (“Speciale”, una canzone che è davvero d’ottima fattura) e l’ha ridotto a terribile tiritera, salvandosi così solo la versione su disco. Anche oggi, quando una Maria tremendamente gentile gli ha concesso di interpretarla per l’ultima volta sul palcoscenico di “Amici”, William l’ha stonata, solo per dimostrare d’essere in grado di muoversi (e in effetti almeno da quel lato siamo sicuri che vita intelligente c’è anche su quel pianeta). Almeno per una volta, invece, poteva (sarebbe stato bello) provare al mondo d’essere in grado di cantarla senza sbavature, ma mantenendo la concentrazione.

Non l’ha fatto e non sorprende. William è stato fedele fino in fondo al suo personaggio: fintamente guascone, fintamente sicuro di sé, apparentemente senza debolezze. Un gladiatore, che dice di non avere paura di nessuno, ma è senz’armi.

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