Maddalena, sei un disastro. Ma come fai a fare la ballerina. Al massimo, puoi sculettare su un simpatico cubo. Povera Maddalena, finita nel solito tritatutto della Celentano. Rispetto agli ultimi ballerini, quasi tutti legati a Garrison, i quali sono stati umiliati dalla grande Alessandra, Maddi (come è chiamata dal suo sodale, Michele, confidente prezioso e un po’ appiciccaticcio, peraltro) è stata da subito menefreghista, con un atteggiamento non maleducato, ma canzonatorio.

Perfino la Celentano ha dovuto abbozzare, visto che da parte dell’allieva riottosa non c’era un’aperta ribellione, ma solo un sorriso strizzato e stizzito, quel tipo di sorriso che significa: “Beh, avrai anche ragione, ma io non ti darò mai nessuna soddisfazione”.

E così, mentre il suo banco era messo in discussione praticamente tutti i giorni, mentre il suo sedere ballonzolante diventava motivo di querelle tra Garofalo e la matrona bionda, mentre i suoi compagni (anche quelli di squadra, naturalmente) la guardavano sempre più con fastidio, Maddalena è rimasta in piedi, magari rigida, magari sgraziata, ma sempre in piedi, guardando verso la commissione con quell’espressione che è tutta un programma, come dire: “Non prendetemi per scema”.

Crollata davanti alla supercommissione (l’unica della classe di ballo, messa in pratica quasi tutta sotto accusa dalla furibonda Celentano), Maddi ha sentito la sciabola dell’eliminazione sfiorarla sempre più da vicino e ha deciso di seguire il suo cuore, una volta di più.

Ha chiesto ai suoi insegnanti se era il caso di continuare, eventualmente: altrimenti, lei era in grado, immediatamente, di lasciare la scuola e fare a tutti bye bye. Un coraggio e una sicurezza da far tremare le gambe. Mica ha pensato a una cosa simile quel simil-cantante di Flauto, come poteva pensarci allegramente l’anno scorso quell’altro stonato del Nunziante.

Maddalena, così, s’è alzata una spanna oltre tutti gli altri. Non diventerà una ballerina alla Scala, non calcherà i palcoscenici del Metropolitan (ma ditemi se qualcuno, là ad “Amici”, poi c’è veramente andato), ma è stata la più intelligente e la più sincera di tutti, anche di quegli stupidi (non c’è altra parola per definirli) che non volevano perdere tempo a vederla, probabilmente per l’ultima volta, davanti alla commissione.

Quella, ragazzi miei (ve lo dice uno che “Amici” lo guarda da anni), non era smania di protagonismo: era coscienza artistica. Soltanto che per capirla (almeno intuirla) bisognerebbe averne.

E voi, ragazzi miei, non l’avete.