Stefanino non è istintivamente simpatico. Ha quella faccetta tutte mossette, i capelli tirati su come spilli su un porcospino, il fisico di un gentiluomo settecentesco, ma ancora non s’è messo il fard e il cerone per farlo vedere appieno. Eppure, quel corpicino minuscolo ed esile è abitato dal fantasma della musica.

Tra i cantanti di quest’anno, è infatti il solo, se si escludono i sedicenti cantautori, a dimostrare una personalità artistica vera e propria nella sua innata capacità di riscrivere le canzoni a proprio piacimento e cantarle come solo lui sa fare, con tutta la sua originalità.

Ovviamente, il Pongo-regolamento (sulla cui elasticità tutti si interrogano, anche se non serve a niente farsi domande sull’illogicità elevata a sistema) non gli consente (e poteva essere diversamente?) di esprimersi come preferisce: via il pianoforte, via il taglio personalizzato, via tutta la sua arte. Come mai? Risposta della produzione: le sfide devono essere alla pari. E infatti, quando abbiamo visto Matteo interpretare una romanza e dall’altra parte il Flauto che fingeva di cantare un pezzo emonaturalmente si trattava di una gara sullo stesso livello. E che dire di tutte le volte che le due spiritate cocche dello Zerbi (le due vincintrici in pectore, ma un po’ troppo al di sotto della personalità artistica di Valerio e Alessandra per avere lo stesso successo…) hanno cantato i loro splendidi inediti? Mica li sentivamo identici, con lo stesso taglio, da una Anna Altieri, per dire. Anche perché magari si scopriva che quest’ultima li cantava meglio, ma molto meglio.

Ma ciò che davvero ha sorpreso in negativo sono stati i commenti malevoli di Charlie Rapino, quando ha detto del povero Stefanino che aveva perso quel quid che lo aveva caratterizzato all’inizio. Provi Charlie, tanto per dirne una, a parlare dal suo cadreghino in commissione con un push up perché deve essere alla pari con la Martinez o nell’itinglese di Garrison, perché altrimenti Steve si sente diminuito nelle sue possibilità di espressione.

Siccome il Rapino è tutto fuorché scemo, avrà capito anche lui che cantare a quel modo per Stefanino è come farlo camminare con un piede legato al cancello di casa, o come farlo mangiare con tutt’e due le mani ammanettate dietro la schiena.

Insomma, caro Pongo, fammi un favore: già ponghi i vincitori – almeno non pongare l’arte.