Che puntatona interessante, questo serale di “Amici”! A parte l’outing di Jurman, che mi aspettavo a proposito delle supposte virtù della Errore, la De Filippi s’è dovuta districare tra gli ormoni di Jancu, la sfuriata della Celentano contro Michele Villanova e alcune delle più oscene interpretazioni canore dei capolavori della musica italiana e straniera.

Questa sera, infatti, perfino gli inediti sono stati cantati, giusto per essere gentili, con qualche approssimazione. Qui di seguito, poi, trovate qualche altra piccola chicca.

Quando la dice giusta, la dice giusta. “Ha fatto una cosa che non è solito fare” (cioé cantare; Platinette su Pierdavide).

Vale più la pratica della grammatica. “Lo dimostra Amilcar, Bruno, José, Francesco” (e magari anche mia nonna; Zanfo sbaglia il verbo, eccitandosi per l’ammucchiata di Garrison stile Garofalo gay: del resto, il tema musicale è “Missing” e la canzone è degli Everything but the girl).

Cercasi capostazione per orgia. “C’è quel trenino…” (un’ammiccante Platinette, visibilmente eccitata, commenta a caldo la pornografia di Garrison).

Domande pericolose. “Cos’era questo, classico?” (Garrison alla Celentano, che non risponde, forse perché eccitata pure lei).

Ma il grosso c’era. “C’erano delle piccole defaillances nei jetés tournants… ma mi piace molto” (Jancu a Michele; si vede che era anche lui eccitato a palla).

Maledetto il giorno in cui t’ho raccomandato. Pare che José si sia fortemente pentito di aver fatto venire da Cuba Rodrigo quando ha dovuto caricarselo sulle spalle all’inizio della garrisonata.

Maledetto il giorno in cui t’ho raccomandato 2. “Tu non traduci mai un piffero di quello che dico (la De Filippi, visibilmente risentita, ad Amilcar, che la guarda, facendo segno di sì, forse perché non capisce neppure lui cosa lei stia dicendo).

Alla base del classico. “Sei una fondamentalista e i fondamentalismi non fanno mai bene” (Cannito alla Celentano, che indossa infatti il burka).

Viva l’originalità. Dopo aver stravolto anche “Buon compleanno a te”, Loredana, adottando uno stile tra quello della Amoroso in versione isterica e quello di Renato Zero in versione Panariello leopardato, non becca una nota che sia una di “E penso a te”, ma fa comunque rizzare il pelo a Platinette, che glissa sulle porcherie dell’interpretazione. Tra le altre chicche, la Errore canta: “Chiudo il dormo e penso a te”  e, tanto per gradire, nello special fa un’altra melodia, forse una canzone inedita di Gigliola Cinquetti.

Absit iniuria verbis. “Soprattutto per quel tono greve, che in uno scricciolino così non…” (Platinette alla Errore, che sorride beota).

Prova alla pasticceria all’angolo. “I canoni chi li fa?” (Rudy Zerbi a Luca Jurman).

Magari tutti dei piccoli Scanu. “Se seguissimo i canoni di cui tu mi parli, sarebbero tutti uguali” (Zerbi ancora a Jurman, a difendere le proprie, sbagliate, scelte discografiche).

Sant’Anselmo si rigira nella tomba. “Se stiamo parlando di scolastica, sono d’accordo con te” (Zerbi ancora a Jurman, stavolta con in mano un manuale di filosofia, naturalmente mai letto).

Ma come incassi bene. “Grazie, grazie mille” (Loredana al mondo, visto che non ha capito cosa le hanno detto, più o meno dalla seconda parola).

Come due balconi. “Stavamo fuori tutt’e due” (Platinette ad Emma, riferendosi alla settimana precedente quando le due si sono scagliate l’una contro l’altra, come due scaricatrici di porto).

Anche perché non sono un notaio. “Al di là dei contratti io guardo le esibizioni” (Jurman alla De Filippi, che esibisce, invece, la sua laurea in Giurisprudenza).

Non sono cose belle. “Loredana l’ha un po’ buttata via” (un discografico sulla Errore; finalmente abbiamo scoperto come abbia ottenuto il contratto della Sony, però potevamo tenerci ancora qualche dubbio a proposito… pensare alla Errore che pomicia con Rudy fa leggermente senso).

Vedo (solo) nudo. Zanforlin ha la faccia annoiata: c’è appena stata la polemica Zerbi-Jurman e lui, vedendo il pelatone distruggere la sua preferita, per l’ennesima volta, dopo la Bonanno, s’è sentito stringere il cuore. E, poi, la coreografia che annuncia vede esibirsi il solo Amilcar e oltre tutto vestito.

Siamo sicuri che sia un complimento? “Per me Stefano quando balla è una sicurezza” (Garrison sul ballerino; magari si mettesse anche la cintura, però).

Lapsus danzante. “Elena è la tipica ballerina che tutti i ballerini vorrebbero essere come partner” (un incredibilmente femminile Steve La Chance su Elena).

Cambia spacciatore. “Stavamo cantando tutti e cinque cose strane. Era una cosa psichedelica” (Pierdavide alla De Filippi, rivelando, tra l’altro, qual è la sua fonte principale di ispirazione, cioé, appunto, la Maria).

Da mettere nella rubrica dell’: “E chi se ne frega”. “E poi Al Bano è della tua terra” (la De Filippi cerca di convincere Pierdavide che cantare “Nel sole” potrebbe essere nelle sue corde; lui la guarda come se fosse un carretto siciliano).

Dall’alto dei cieli. “Speriamo che Alessandra ci stia guardando” (una funerea De Filippi introduce una coreografia con “Immobile” come sottofondo, quasi fosse un omaggio postumo).

Mutatis mutandis. “Se è rimasta nuda, cosa deve continuare?” (Enrico a Cannito, per difendere l’illibatezza della su’ donna, che se le tirava su).

Ma anche no. “Ho trovato Stefano quasi entusiasmante” (Jancu su Stefano, forse in preda alla robetta del Carone).

Mi sento (come) Mina. “Sono blu a pois bianchi” (Jancu alla De Filippi; la nuova pettinatura, dunque, è responsabilità della Puffetta parrucchiera).