Momento topico della puntata di questa sera di “Amici”: Cannito mette in un angolo, mentre Villanova gongola, la cattiveria gratuita della perfida coppia del male, Celentano-Jancu. Il secondo, preso in castagna da Villanova (non avrebbe, come ha dichiarato, seguito le lezioni di Michele), si ritira in un gelido no comment, forse anche per il sonno tremendo che lo sta divorando, più o meno dopo due prove.

Gli inediti sono cantati con approssimazione, ancora una volta. “Minuetto” della Martini viene rovinato in modo indecoroso. Tra i cantanti, si salvano soprattutto Matteo (parzialmente in ombra nel musical) e Stefanino, che indovina quasi tutto in “Avrai”. Enrico risulta moderatamente intonato (con gran sorpresa di tutti, Vessicchio compreso) in “Diamante”, mentre fa in modo indecente il suo nuovo (e noiosissimo) inedito. Di seguito, alcune gustose e nuovissime perle amiciane.

Sole, amore e fantasia. Mentre i ballerini di Ezralow si inventano pizze e calzoni, il maestro Sergio La Stella guarda estasiato Matteo. O forse è irretito piuttosto dalla tavola imbandita, o più probabilmente da un fiasco di vino, apparso magicamente sul palco. Matteo, perfetto padrone dell’osteria, stringe i pugni: ha il volto preso dall’enfasi, quasi quasi si commuove da solo. E’ tanto pacioso, ‘sto ragazzo, e ci manca poco che la tovaglia che gli precipita addosso gli rovini il ciuffo, in un attimo davvero di intensa interpretazione. Intanto, Jurman tace, sconsolato, in preda a nostalgie canaglie.

E del resto? “Non capisco molto di canto lirico” (Platinette di Matteo).

Ah, sì, fatemelo in tanti. “La coreografia di gruppo di Garofalo” (Zanforlin presenta la solita orgia tramite alati eufemismi).

Lato B forever. Garofalo si guarda bello goduto la sua coreografia, soprattutto il sedere di Eleonora. Poi, per il pubblico gay (molto numeroso in sala e nella commissione), c’è anche lo strip dei ballerini in gonna scozzese. Si vede che il tutto è ambientato in un parrucchiere dell’IRA. Nel negozio, naturalmente, c’è anche un divano: evidentemente, tra il trucco e il parrucco c’è anche il tempo per una sveltina. Tocco poetico finale: il tic tac dell’orologio guida il ciondolare dei sederi delle tre fanciulle. Borana, che è tanto vershatila, non va a tempo.  Nel frattempo, Jancu è in apnea: chissà come mai.

Sarà il lato B. “La trovo molto carina… poi ha quel qualcosa” (la Celentano su Borana, appena esibitasi in Garofalo).

E se la smettessi qui? “Sono venti anni che faccio televisione” (Garofalo, difendendo se stesso).

Ironicamente parlando. “Maestro, posso risponderle?” (una sorridente Elena a Garofalo).

Magari glielo ricordi dopo. “Mi dicevi: non vedo l’ora di fare certe cose” (Garofalo a Elena, che, però, al tempo si riferiva alla ginnastica da letto con Enrico).

W il mercato. “Diamo la pubblicità” (la De Filippi, chiosando la querelle Garofalo-Elena con le parole più interessanti).

E perché non stire zatti? “Perché non illudirli?” (Rapino, prezioso conoscitore della grammatica italiana, a Platinette).

Come la colla. “Ero aderente con Emma” (Emma di se stessa, dopo aver massacrato “Minuetto”).

L’esorciccia. “Ha sconfitto i suoi demoni” (Rapino di Emma, forse pensando ad una puntata di “Streghe”, o direttamente a “Supernatural”).

Non vedo l’ora. “Vedrai che mazzi” (Platinette a Emma, e menomale che non ha sbagliato la consonante).

Noi no. “Credo di essere nel posto giusto” (Emma al mondo, che, attonito, vorrebbe “scendere”).

Era il treno! Raggiunta la sicurezza su quanto Loredana abbia cantato nella sfida con Emma: non era la celebre canzone di Mia Martini, ma una fedele imitazione dello sferragliare del treno locale Minuetto. A ciò si deve il fatto che la cantante abbia distrutto le parole, quasi masticandosele: doveva riprodurre il noto rumore sulle rotaie. Quando, ad un certo punto, s’è messa a intonare (si fa per dire): “e la vita…”, sembrava Vasco Rossi in preda ad una crisi di astinenza, di quelle brutte, però. Poi, nonostante l’esorciccia, è stata ripresa dal demone di Renato Zero in versione panarelliana. Il pianto finale ci stava proprio bene, facendo pendant con la disperazione del pubblico astante.

Ah, ecco: è cinese. “Ding don” (Rapino su Loredana, in preda al demone della onomatopea, ispirato dalla garofolata).

Ah, ecco: mi sembrava. “Io non sostengo l’arte” (Rapino a Loredana, che intanto non ha capito cosa volesse intendere l’altro).

Solo qualche “Errore” di itagliano. “Questa è una mancata di incoerenza, una mancata di sostenere i giovani” (l’oratrice Loredana, insignita seduta stante da una medaglia dell’Accademia della Crusca, a Rapino).

Di certo non fai l’insegnante. “Se fossi coerente, diventerei nel mio mestiere ovvio” (Rapino di se stesso, in una sorta di onanismo autoreferenziale, disturbato dalla presenza, non erotizzante, di Platinette).

Parole sante. “Di perfezione non c’è niente” (Loredana alla commissione).

Quello lo fa già il Pongo. “Non venire qua a dettare legge” (Platinette a Rapino, che, intanto, grazie alla robetta di Pierdavide della puntata scorsa, ha un sorriso ebete e viaggia sulle “sue” nuvole).

Cannito for president. Iancu, mentre i professionisti interpretavano la celentanata “Sherazade”, sta per addormentarsi. Poi la Celentano gli rifila una botta delle sue nello stomaco e Gheorghe sembra riprendersi. La tecnica osservativa della Alessandrona nazionale è facile facile: guarda sempre con aria schifata, così sembra più intelligente di quello che è. Iancu, in effetti, si sveglia solo quando c’è Villanova in rvm. E neppure tanto, in effetti, visto che, colto in fallo, fa finta di non essere presente.

Tre mesi sono lunghi da passare. “Qui si parla tanto e si conclude poco” (la Celentano, che cerca compagnia maschile e poi, mentre Villanova parla, fa anche la maiala per attirarlo nella sua trappola d’amore).

Etilismo di ritorno. “Celentano, bevi meno” (Platinette alla Celentano, che si è appena esibita nel richiamo della porcellina d’India).

Commissione basita. La De Filippi chiede ai super-giudici di scegliere tra Bianchi e Blù. Quando tocca a lui, Jurman dice: “Valerio Scanu”.

Caro, mi sono stufato di te. “Altrimenti facciamo sempre io e Pierdavide” (Matteo spiega alla De Filippi come mai ha scelto Stefanino per la sfida della staffetta: è evidente che si stanca facilmente dei propri partner).

Succede quando ci si ascolta troppo. “Sento veramente delle cose assurde” (la Celentano a Cannito, ma forse si riferiva a Jancu).

Ragionamenti ragionati. “Mi sembra che abbiano tutti una testa ragionata” (Alboni a Jurman)

Vengo anch’io! “Avete fatto tanta roba” (Emma, con grande invidia, alla commissione, sfinita dopo la consueta orgia innescata dalla garofolata).

Idraulici erotici. “Non fanno tutta la sera tubo tubo” (Platinette, rivolta ad Enrico, fa riferimento alla coppia, nascosta, tra Stefano e Emma, mai troppo appiccicaticci come lui ed Elena).

Famolo strano. “Mi garba baciare un concorrente” (Enrico a Platinette; reazioni disparate e disperate alla dichiarazione: Matteo si dimette dalla squadra, Michele vuole cambiarla).

Come acqua al deserto. “E’ un Baglioni difficile da affrontare nel senso della escursione, in questo caso” (Platinette a proposito di “Avrai”, con riferimento alla temperatura della trachea del cantante; Loredana, siccome le hanno detto per la prima volta che è sexy, la canta tutta un’ottava sotto).