Momento clou della serata: la De Filippi, estenuata da una polemica interna alla commissione, prima si siede sul palco con Enrico e poi si sdraia con lui. Intanto, Garofalo prende di mira Elena e fa smorfie e smorfiacce durante tutte le sue esibizioni. Platinette, insolitamente calma, prende quasi tutto con filosofia. Grazia Di Michele scopre, sulla via di Damasco, l’importanza dell’intonazione e non ricorda neppure che l’anno scorso difendeva il Nunziante. Quando Jurman glielo fa notare, la poverina fa finta di niente, un po’ come la Martinez, svergognata in diretta da tutti, perfino da un passante che per caso era capitato sul palco (Stefanino a casa gode come un riccio).

New entry tra le prove: il duetto: i quattro cantanti o pseudo-tali distruggono con perizia “Vivo per lei”. Pare che dopo l’esibizione gli ORO abbiano deciso di ritirare i diritti della canzone.

La ronda del piacere. “A mezzanotte saprete il perché della commissione” (la De Filippi, rivolta presumibilmente ai ragazzi o forse a Jancu, che è a casa, già disteso sul divano, spera che stasera riescano a tenersi svegli fino a quell’ora; Enrico, che è due giorni che non dorme, si fa il segno della croce).

Bagliacci. “Se cercavo di essere seria, era ancora dua” (Loredana, cantando “Sei bellissima”, dimostra la sua memoria; la Martinez la guarda pregando, forse vuole chiedere una grazia, ma al massimo ha accanto la Di Michele).

Non erano di sollievo. In molti si interrogano sulla natura dei tre sospiri simulati dalla Errore alla fine della sua prima performance; Garofalo, intervistato dietro le quinte, rivela di averglieli suggeriti lui: erano simulazioni di orgasmo.

E darsi delle risposte, no? “Loredana s’è interrogata molto” (la Martinez sulla Errore).

Monsieur/Madame De La Palisse. “Le canzoni non sono tutte uguali” (Platinette a Zerbi, che esclama: “Non è vero! Sono anni che faccio cantare la stessa canzone alla Amoroso e nessuno se n’è ancora accorto!”).

Porno fetish, alias Légami! “Hai messo un po’ di corde” (la De Filippi fa notare a Garofalo alcuni insignificanti elementi della sua coreografia dedicata al bondage leggero).

Sesso, bugie e garofali. “Secondo Platinette capisci anche le corde” (la De Filippi alla Celentano).

Si chiama Striano! “Complimenti al settanta per cento” (Garofalo a Grazia, confondendosi, forse perché pensa già a come distruggerà Elena).

Damme er biberon. Elena si fa il segno della croce prima della garofolata. Alla fine, Garofalo si traveste da suorina con uno scialle azzurro, che tra l’altro gli dona. Alla fine, Enrico gli rivela che è poco uomo. La De Filippi porta a tutt’e tre il portamerenda, perché dopo c’è ricreazione nel cortile dell’asilo.

Porno fetish 2. “Se uno la fa, la fa per intero e si mette gli stivali” (la De Filippi a Elena, che, entrata troppo nel personaggio, si mette a cavaceci su Kledi e prova un’inedita posizione del kamasutra; Enrico, mentre guarda allibito, prende tuttavia nota e giusto per vedere se è possibile mette alla prova Matteo).

Antitesi garofalesche. “Troppo danzatrice, poco femmina” (Elena anticipa il commento di Garofalo, che si arrabbia, perché crede che sia rivolto a lui, tanto che urla: “Aò, io sò er mejo del Colosseo!”)

Adesso ti restituiamo subito. “Mi sono prestato al gioco” (Pierdavide su se stesso, dopo aver appoggiato “Un amore così grande”).

Una che parla buono. “Sei stato bene, ma hai qualche difetto” (la Celentano, oggi per una volta senza burka, fa notare a Stefano che i piedi servono per danzare: ovazione di tutta la commissione rivolta a Stefano).

L’avevamo già capito da come lo guardavi. “Per me poteva togliersi i pantaloni” (Garrison su Stefano).

Congiuntivi ballerini. “Magari se tutti i miei ballerini avevano la tecnica che ha lui” (Garrison su Rodrigo).

Tacchi a spillo. “Le professioniste le abbiamo scelte alte” (la De Filippi alla commissione, incurante del doppio senso della parola “professionista” e della garofalata che ha confuso le idee a tutti).

Se vuoi un calcio nel sedere… “Me ne vado con i piedi” (Loredana, che pensa di essere eliminata, poi prima di cantare l’inedito fa un’inedita foca monaca).

Lessico erroriale. “E’ stata una cosa molto lungimirante” (Loredana a proposito di Antonacci, che le ha scritto l’inedito, che assomiglia tanto tanto a “Non voglio mica la luna”, ma senza “aaa”).

Te piaceresse. “Ti stai sbottonando?” (la De Filippi, abituata ai bottoni delle camicie del marito, ad Amilcar).

E’ proprio un uomo. “Elena in questa coreografia era perfetto” (Garrison su Elena).

Proviamo subito, dai! “Cosa doveva fare? Doveva slinguare qualcuno per piacere a te?” (Garrison a Garofalo).

La musica si vede. “… stringere le mani…” (Pierdavide, in ossequio a Rapino, stringe gli occhi, in un tentativo ottimamente riuscito di interpretazione attoriale).

Se lo dice lei che se ne intende. “Questo ragazzo è un artista” (la Di Michele di Pierdavide, che, pensando al Nunziante, si tocca gli zebedei).

Ululì ululà. “Tu chiamale se vuoi uuuuuuu” (Enrico durante “Emozioni” non riesce ad articolare alcune, poco importanti, parole, che svaniscono in un suono gutturale, molto emozionante).