I prova. Andate “Via!”: Pierdavide vs. Enrico. Il Carone la fa alla Carone, come fosse una ballata, ma di fronte ad un’altra canzone veloce dimostra di non avere agilità musicale. Dargli questa canzone è in pratica ucciderlo (e l’ha assegnata, tra l’altro, quella Medea della Di Michele). Stona peraltro perfino nel ritornello, che, viste la nota lunga iniziale, dovrebbe facilitarlo. Troppi respiri nel finalino, buttato lì. Perfino Grazia, che è la sua mentore, fa capire che è stato impreciso, seppure nel suo solito modo suadente per cui non sembra che abbia fatto schifo, quando invece l’avrebbe cantata meglio anche un Flauto qualunque.

Prima dell’esibizione di Enrico, va in onda la Enrichiade, con la Di Michele che dà dell’incompetente o della bugiarda alla Martinez. E menomale che non ce l’aveva con lei. Intanto, Jurman si veste da mago della pioggia e tira fuori dal cilindro un Nigiotti più convincente del solito: tiene benino il ritmo, anche se in due punti si fa trascinare; non sembra più sfrangiato nell’intonazione, anche se non è precisissimo. Forse la cintura di Luca è taumaturgica. Io la proporrei anche per la Di Michele, che, alla fine, sostiene, peraltro indirettamente, che san Jurman abbia fatto i miracoli.

Alle carte vince Pierdavide. Ma interviene in diretta Claudio Baglioni che annuncia trionfante che ha vinto un cantante sardo le cui iniziali sono V. e S., perché è in grado di cantare anche senza cintura di castità.

II prova. Charleston celentanesco, troppo simile alle garrisonate: Rodrigo vs. Stefano. Anbeta le fa tutte: prima, José la perde e lei fa uno svirgolo non in stile; poi, lo bacia con passione (Kledi si sarà sentito geloso?); infine, sbatte proprio nel punto dolce di José. Garofalo commenta: “Vedete che c’ha pure lei lo struscio?”. Quando sembra finito tutto, Anbeta in versione Cenerentola pulisce il palcoscenico. Rodrigo è in giacca, ma ha la faccia del cretino. Del resto, è la sua. La Celentano, in versione gentile, ride divertita. Quando deve tirare su Anbeta, il Cubano fa una fatica terribile. Garofalo, intanto, si addormenta, perché pensava ci fossero altri strusci. Cannito lo ritiene un ottimo solista, ma, secondo lui, ha problemi di partneraggio. Povero Rodri: sarà colpa sua se è single? E pensare che siamo anche a San Valentino.

Stefano balla mille volte meglio: del resto è alto, soprattttutto grazie al ciuffo. Pare, infatti, che senza ciuffo e senza Emma in realtà sarebbe tale e quale a Domenico. Alla domanda di Cannito (“Chi l’ha fatto meglio?”), Alessandra nicchia prima, poi evita di rispondere. Jancu allora prende il microfono e dice che Stefano è stato migliore. Poi, siparietto tra Garrison e la Celentano: lui se la prende, poi abbozza. Lui è ovviamente la Celentano.

Alle carte vince Rodrigo. Ma Rodrigo stesso, mentre sta ripassando “Fiamme di Parigi” coi sottotitoli di Villanova, cede la palma della vittoria ad un cantante della Maddalena, famoso per il suo “Sentimento”, per il suo demi plié.

III prova. Staffetta imperfetta. Prima dell’inizio, Loredana si prende un sacco di fischi. Di fronte alla ribellione di popolo, Zerbi medita un’uscita provvidenziale.

– Elena vs. Grazia. Elena balla con José e un tavolo. Lui è erculeo, lei si lascia buttare qui e là, poi lo ringrazia. Garofalo fa una battuta sulla scritta della grafica, più attraente della Nigiotta. Grazia, invece, balla con Arduino, che è meno fisico: i due sono meno energici, ma intimi. Si toccano, ma sembra un tango. Michele li guarda sconsolato, ben sapendo che nessuno lo vuole salvare. Povero cucciolo cerbiattoso.

Vince alle carte Grazia. Ma in realtà era un cantante sardo molto famoso per aver cantato un pezzo della Ayane travestito da ballerina.

– Pierdavide vs. Loredana cantano “Vieni a ballare in Puglia”.  Il Carone la fa davvero male: perde (nel confronto) nella parte di Al Bano, poi si perde nella agilità del seguito. Loredana scambia il ritmo della canzone con uno stornello romano. Non ha il fiato necessario nemmeno lei, ma canta tutto come fosse un’idiozia e quindi da stralunata, sembra quasi interpretarla bene, anche se è ovvio che non capisce un’acca del testo.

Vince Loredana, ma in realtà un cantante sardo noto per essere stato prodotto da Charlie Rapino viene incoronato imperatore della canzone italiana per manifesta inferiorità dei due attanti.

– Matteo vs. Pierdavide cantano “Aria”. Matteo sfida Pierda perché lo stima. Pensa se gli fosse stato un po’ antipatico. La canzone è difficile per il tenore, la cui voce pop non è ancora abbastanza matura, tanto che stavolta non sembra neppure lontanamente dignitosa. Pierdavide parte senza strafare, però svirgola troppo i finali di verso, imponendo uno stile poco adatto alla canzone. Si perde nel ritornello, completamente sconvolto. Nel finale si riprende.

Alle carte vince Matteo, ma, mentre il pubblico fa la ola tutt’intorno, Jurman s’alza, si denuda e grida: “Ricordati di noi!”.

IV prova. Altro orgione garofalesco: Grazia vs. Elena. La coreografia prevede che prima il Mariottini resti dietro un lettone senza interessarsi di due ballerini in prese animalesche, poi tocca a Amilcar uscire dal letto e non guardare Mariottini che si diverte. Alla fine tutt’e due si mettono di spalle, torturando la malcapitata. Un inno alla violenza anti-femminile. La De Filippi che è d’accordo con me chiede a Garofalo lumi. Il coreografo sostiene, invece, che la storia sia un’altra, e cioé che lei sia andata in bianco con entrambi. Zanforlin, lontano dal microfono, fa notare a Maria che è maliziosa. Poi, la conduttrice vede Amilcar che, nonostante la mala voglia, si è svegliato: infatti, lo era (e ce ne siamo resi conto tutti, vista la inquadratura iniziale sul suo pube). Garofalo elogia Grazia perché era sporca. Elena fa la porcona, almeno stavolta. Perfino a Garofalo piace.

Alle carte vince Elena. Ma in realtà la foto sul vidiwall non è la sua, ma quella di un cantante sardo che era troppo giovane secondo la Maionchi.

V prova. “Una ragione di più” per dirvi di stare zitte: Loredana vs. Emma. Loredana si accorge di avere le mani; poi, visto che il testo lo richiede, se le tiene: è la musica che si vede, Rapy. Platinette la definisce curiosa. Loredana lo prende come complimento: “Non sono stata ovvia”, sì, ma nemmeno una cantante. Emma la fa da attrice, con mosse alla Carrà: sembra addirittura incavolata. L’acuto le si strozza in gola. Poi, anche lei, in ossequio al maestro, muove un ditino che dice no. E là Charlie raggiunge l’orgasmo.

Non si sa chi vince, ma è ovvio che sia un cantante sardo con i riccioli neri, baciato in diretta direttamente da Ornella Vanoni.

I Bianchi perdono ancora e salvano Grazia per l’ennesima volta: restano in ballottaggio, mentre il pubblico grida buffoni (rivolto presumibilmente alla Di Michele e a Rapino), Michele, già esiliato nella prima parte, e Pierdavide, che si è sacrificato per l’amata, in un momento da libro “Cuore”.

Il finale, scontatissimo, vede Michele fare una brutta fine, ma dimostrando di avere maggiore talento del Carone, che stonicchia in entrambe le ultime esibizioni. Peccato per il Barile, che però può ancora sperare in un contratto con una compagnia importante.

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