Povero, infelice Nicola. Non gli è servito neppure dedicare una serenata alla donna di cui è innamorato per poterla conquistare, o almeno per mettersi sotto una luce nuova. A guardarlo negli occhi, mentre intonava insospettabilmente bene i suoi versi sull’aria di “A te” di Jovanotti, a chiunque sarebbe venuto da commuoversi: a chiunque, tranne che a Monica, che prima ha finto di “sentire” davvero la profondità della canzone, poi ha cominciato ad attaccarlo sul nulla, a proposito di una parola che avrebbe detto, tra le tante, senza pensare al gesto, alla dichiarazione d’amore, alla follia di un ragazzo, che, come lui stesso ha dichiarato, è da tanto tempo che non sente ciò che prova ora per lei.

E così, ancora una volta, sul palcoscenico di “Uomini e donne”, si consuma la solita tragicommedia della scelta tra un uomo vero e con i piedi per terra, magari non bellissimo, ma certamente di sostanza e dai veri sentimenti, e il solito fantoccio alla Lele Mora, pronto a balzare come un rapace sulle copertine dei rotocalchi e, magari, a ripresentarsi, con la solita faccia di bronzo, l’anno successivo a fare il tronista.

La storia di Monica, in effetti, ha qualche nuovo colore rispetto a quella di una Frizziero, finita nel tritatutto degli Angelucci e poi del Galella. Mentre la Frizziero si mostrava in televisione con una intelligenza che le ha consentito di ritornare più volte nel programma, senza distruggere la propria immagine, ma anzi rafforzandosela, Monica, che è meno acculturata, come lei stessa confessa a Nicola (salvo, poi, fargliela pagare, come se fosse lui ad averlo sottolineato), ma anche meno razionale e riflessiva, finisce per fare passi falsi ad ogni parola che dice.

Finita la sfida con l’odiata Laura, il cui ruolo, invece, le è servito moltissimo, anche se lei non riuscirà mai ad ammetterlo, la parrucchiera coatta s’è trovata insospettabilmente sola, senza l’appoggio del pubblico, che ha cominciato a stancarsi della sua indecisione, con un vecchio corteggiatore del quale era troppo sicura (Nicola, appunto) e uno falsamente nuovo come Emanuele, già passato anche per la corte spassionata per Laura.

E così, mentre il sentimento di Nicola cresceva, tanto da farla entrare nella sua vita, forse anche in modo drammatico e irrazionale, Monica, invece, si sentiva sempre attratta da Emanuele, per il quale, neppure qualche mese prima, aveva fatto follie, finendo per essere il suo zimbello e per fare le peggiori figure mai viste da parte di una tronista, da quando “Uomini e donne” è iniziato.

Oggi, l’amore di Nicola è diventato rabbia, esplodendo in una serie di dichiarazioni forti, fatte estemporaneamente da un uomo che si sente illuso e deluso. Nicola ha fatto bene a raccontare tutto, a mettere le carte in tavola per una volta, e a svelare a tutti quelle due o tre paroline sussurrate dall’amata in un amabile fuorionda: “sto giocando, Nicola”, ha detto lei, forse per fargli capire che lui, solo lui sarebbe stato la sua scelta e che Emiliano invece si attaccasse al tram.

E, invece, oggi, sbugiardata in diretta da un uomo che non si può non credere sincero, Monica ha ancora messo in atto la sua continua alternanza da pendolo impazzito, anche se è sembrata meno vera e meno sincera: più il tempo passa, più tutti si rendono conto che sta tirando la corda non perché è indecisa, ma perché ha paura di essere rifiutata per l’ennesima volta da Emiliano, ciò che, magari, come ha puntualizzato Tina Cipollari, ora come ora non succederà.

Purtroppo, Monica, come tante altre prima di lei, s’è lasciata prendere dall’idea, molto femminile, di avere accanto il principe azzurro e pazienza se, per poterlo tenere vicino, bello come il sole, ci si deve accontentare per quanto riguarda il carattere, o la fedeltà, o l’intelligenza. L’epopea del bello ma scemo, del fascino idiota del muscolo da palestra continua a mietere vittime: di fronte all’impossibile, di fronte alla favola della parrucchiera che finisce sui giornali, con accanto il modello di biancheria intima, non c’è niente che tenga.

Né niente possono i sentimenti, anche quando sono veri e sinceri, solo perché non sono supportati da una fisicità abbastanza imponente.