Irraggiungibile Valerio. Irraggiungibile anche nella tristezza, anche nel complicarsi la vita, anche nell’ansia di perfezione, nel desiderio di essere davvero, in tutti i luoghi, completamente inemendabile. Valerio, per chi lo conosce, è fatto così: passione e autocritica, umiltà e fede reale (non si potrebbe definirla in altro modo) nella musica.

Sono i suoi occhi che guardano verso obiettivi che difficilmente fanno rima con successo o con denaro: Valerio non è un mostro da palcoscenico da sbattere in prima pagina, o semplicemente o solo una macchina da soldi. E’ un artista, con annessi e connessi, tra cui anche il distacco dal mondo, ciò che significa non presupponenza, ma desiderio di lontanarsi, urgente bisogno di alzarsi sopra le difficoltà e le humanae res.

Valerio, non credo che leggerai queste mie righe in questa difficile giornata sanremese. Però, se mai dovessi in un futuro scorrerle, ti prego, come ti ho pregato già una volta, quando ancora la tua vita era “Amici”, ti prego di non mollare mai. Se ci sono gli ostacoli sul nostro cammino, vuol dire che devono servirci a crescere. Niente capita per caso, neppure ciò che ci tormenta o ci rende tristi.

Può essere che il presente ci dica male, o che siamo vittime di una ingiustizia. Ma il futuro, Valerio, è tuo, perché tua è la disponibilità ad essere arte, non ad essere semplicemente artigiano o artista, ma a far entrare dentro te la musica, talmente profondamente che spesso a chi ti ascolta capita di pensare che non c’è differenza tra voi, come se tu fossi parte di lei e lei fosse, illogicamente, parte di te.

Nella vita di un artista, come in quella di tutti gli esseri umani, sono più gli errori da scontare che le gioie da condividere. Ora, come sempre, però, devi pensare alla gioia che cantare (non vincere) crea in te e negli altri.