Quando la via è difficile, è sempre più bello vincere. Però, che sudata. E quanti patemi d’animo. Del resto, questa è l’unica strada percorribile per un vero artista: sudore, fatica, difficoltà – è una strada in salita, da scalatore di montagne il quale corre da solo, perché non corre contro gli altri, ma contro se stesso. Per superarsi, per fare meglio, anche quando, comportandosi così, ci si complica eccessivamente la vita.

Valerio è così: chi non lo capisce, non capisce niente d’arte. O, meglio, non comprende, ciò che è più sostanziale,  che la musica è un’arte, non lo spettacolo di chi fa soldi, non l’ansia da prestazione di chi vuole vincere a tutti i costi, non la retorica guasta dei poveri sentimenti d’accatto. E’ la musica, nel caso, che si confronta con se stessa e si specchia dentro la sua purezza.

E, ora, ascoltando questa canzone che tanti hanno bistrattato, perché non all’altezza di Valerio e della sua magnifica, profonda voce, non riesco a non pensare, ancora una volta, che non m’importano le polemiche, che non m’importa neppure che Mr. Scanu abbia vinto, o stravinto. L’unica mia certezza è che Valerio abbia cantato, meravigliosamente, tanto da prendermi al cuore, come al solito: l’unica certezza è che è unico e indiscutibile, al di là di tutto. E’ la sua emozione alla prima sera che gli ha fatto fare una versione da tanti giudicata insufficiente, mentre era teneramente espressiva, interpretativamente brillante, tanto brillante da sembrare quasi perfetta. E’ la sua forza inesauribile che gli ha consentito di superare perfino l’eliminazione, tanto ingiusta quanto crudele, sulla base, poi, di chissà quali parametri. E’ la sua umanità che gli ha permesso di duettare con Alessandra Amoroso: non un semplice duetto, due voci che si incontrano e per qualche momento condividono un’emozione, ma due anime vere, legate da affetto, da mutua considerazione, da un vero sentimento (e pazienza se qualcuno vi vede l’amore, come se l’amicizia non fosse un legame ancora più puro).

Ogni giorno che passava, Valerio arricchiva il suo bagaglio e la canzone sotto le sue cure cresceva: potente, intima, forte. La sua voce era come una fonte di ineguagliabile energia. Ma l’apoteosi è stata raggiunta proprio nel finale: di fronte alla difficoltà, davanti al disagio, quando non c’era più niente da perdere, e tutti erano convinti che avrebbe perso (e tutti, proprio tutti erano lì pronti a giudicare del ragazzo e del suo talento solo in base a quel dettaglio), Valerio ha sbaragliato tutti: ha cantato come meglio non aveva mai fatto.

Qui sta il suo talento – la forza dell’emozione in grado di essere convogliata comunque e sempre nell’arte: non l’essere spettacolare a prescindere, non l’essere sopra le righe, non il voler far parlare di sé sempre e comunque, in quel costante battage pubblicitario cui purtroppo ci siamo, tristemente, abituati. Valerio, invece, sta nella gioia e nel dolore, al di sopra di noi mortali e contemporaneamente dentro la nostra anima.

Qui è l’arte, qui la musica e qui vive Valerio.