Probabilmente, quando Andrea Pucci, comico di second’ordine della scuderia di “Quelli che il calcio”, capirà di aver fatto, questa sera, la gaffe più clamorosa di tutta la sua breve e nemmanco troppo fortunata carriera, si renderà conto di averla, come gentilmente si dice, fatta davvero fuori dal vaso, quasi quanto qualche politico dei giorni nostri il quale racconta al mondo d’essere onesto e padre di famiglia e poi si scopre l’esatto contrario.

Per chi non avesse seguito l’imperdibile ultima puntata dell’Isola dei famosi 2010, riassumo brevemente la querelle: in trasmissione si parla di Aldo Busi e del fatto che la Rai ha deciso di oscurarlo per la vita. E’ presente, tra gli altri, in veste di giudice, anche Vladimir Luxuria, che non perde l’occasione per ricordare che sarebbe stato prezioso avere in televisione un uomo come lo scrittore che parlasse di omofobia.

E fin qui tutto bene, tutto condivisibile, anche in nome del politically correct. Ma, senza che nessuno gli abbia dato la parola, Pucci interviene, con una violenza inusitata: comincia a gridare, come un ossesso, come se la cosa lo colpisse da vicino, accusando tutti i convitati di interessarsi di una materia che non dovrebbe interessare a nessuno, mentre in Italia ci sono ben altri problemi, ben altre questioni da risolvere. Quando, poi, qualcuno gli fa notare che ancora nel nostro paese c’è chi muore di omofobia, lui solleva un’obiezione risibile: e che cosa si risolve parlandone?

In effetti, a parlare della disoccupazione o delle infiltrazioni mafiose nel Mezzogiorno, non si risolve quasi nulla, tanto che, a ragionare così come questo bellimbusto, in effetti che cosa serve il Parlamento? Quei simpaticoni stanno a ragionare di tutto, discutono, si accapigliano. Quanto sarebbe meglio, che ne so?, fare una bella spianata e metterci un bello stadio dove far giocare l’Inter! Ma sì, cosa serve discutere dei problemi? Cosa serve raccontare che in Italia c’è la camorra, che ci sono i corrotti! Molto meglio evitare di denunciare: molto meglio l’omertà.

Il problema non è che Pucci, mentre parlava, non abbia collegato il cervello con la bocca. Il problema vero di questo siparietto infamante per tutta la trasmissione (e la Ventura, che l’ha subito capito, è intervenuta pesantemente a redarguire il comico che lei stessa ha promosso in prima serata) è che in nome di un successo piccolo piccolo, di una minuscola visibilità Pucci si senta in grado di sproloquiare, come se avesse quindici lauree e conoscesse la materia della quale sta parlando.

Pucci è un comico d’avanspettacolo, uno che ha fatto della sua fede calcistica il motivo della propria esistenza televisiva. Ma che cos’è che spinge un semplice tifoso ad intervenire su una questione sociale, piccandosi di saperne abbastanza da poterne dire di cotte e di crude? Com’è che Pucci, insomma, si può permettere di fare l’opinionista, quando le uniche opinioni che conosce sono quelle del suo presidente Moratti e forse non è in grado neppure di ripeterle coerentemente?

Ecco, qui sta il busillis: in nome della medietà televisiva, anche Pucci può esprimersi. E fin qui, come diceva (forse) Voltaire, che per Pucci sarà una marca di deodoranti svizzeri, “Trovo abominevoli le cose che dici, ma darò la vita perché tu possa dirle”.

D’altra parte, però, forse bisognerebbe essere in grado di stare al proprio posto. Pucci, probabilmente, ora l’avrà capito. Speriamo lo capiscano ora, prima che sia tardi per loro, anche tanti altri.