Illogica in questo mondo senza buon senso, la fiducia è allarmante: averne per qualcuno è tanto incredibile quanto sperare nella forza dell’amore, con tutto quel che di retorico c’è in questa espressione. Non è facile, in effetti, mentre tutto sembra precipitare, riporre la propria fede in qualcosa, quando ormai tutto ha perso di valore, o perlomeno sembra, tra cattedrali di pensiero inutilizzate e interpretazioni del mondo senza più corrispondenza con la realtà.

In questo contesto alienante, di delusioni e passaggi rapidi, ogni tanto una voce ci fa sperare: illuminando il cielo, ci racconta un mondo diverso, un’umanità nuova. Questa voce, quando non proviene dal soprannaturale, è in genere l’amore, quello vero. L’importante è, come sempre, “crederci”.

Ecco così spiegata la lunga serie di immagini inverosimili (i cosiddetti adynata) con cui si apre “Credi in me”, uno dei nuovi pezzi di Valerio Scanu: le lacrime sono “ruggine” sul volto, i lampi che squarciano il cielo sono pioggia, il sole è attraversato dalla neve, che sembra cadere proprio sulla sua superficie. Come si fa a “credere in me” o eventualmente in chiunque altro, quando perfino la natura sembra ribellarsi alle sue stesse leggi?

In questo percorso irrazionale, attraversato dai fulmini della voce di Valerio, drammatica e gridata, l’unico appiglio sta appunto nella fiducia: l’amore non è in grado di crescere, o dare conferme, o solamente forse non esiste? Tu credi lo stesso in me. Ed essere indifferente a un richiamo tanto violento è in pratica tanto impossibile quanto crederci davvero fino in fondo.

La preghiera sconsolata espressa dal ritornello ossessivo, giocato come la strofe sulla potenza liquida delle sdrucciole, è intesa fare una breccia nella disillusione del nostro animo: è sincerità quando appare nella forma di una cruda e semplice osservazione della realtà così com’è (“noi non siamo angeli,/ siamo cuori nella polvere”), ma anche, incredibilmente, un caldo, intenso invito all’utopia. Credi in me, anche se non ci sarebbe niente in cui credere.

Una nuova prova, dunque, di altissimo valore per l’astro nascente della musica leggera italiana, un Valerio Scanu ormai proiettato verso nuovi orizzonti, anche in pezzi musicalmente meno ruffiani e dall’impostazione più raffinata e meno immediata.