Speravo di poter aspettare ancora chissà quanti anni prima di scrivere questo pezzo. Speravo di rivedere Sandra Mondaini ospite di qualche trasmissione televisiva, magari di nuovo ad “Amici”, tra i giovani che amava tanto, a battibeccare con Maria.

Non ho avuto neppure questa consolazione, anche se in effetti sapevo che sarebbe stato improbabile, quasi impossibile, vista la condizione di salute nella quale la donna s’era ridotta nei suoi ultimi giorni.

Sandra, però, era tutt’altro da quella maschera di dolore che la televisione ha imposto per ricordarla al momento del funerale del marito: era una donna forte, magica, una vera “prima donna”, come dopo non ce ne sono più state, capace di cantare, ballare, recitare senza mai aver studiato una riga. Troppo pigra, l’aveva ammesso lei stessa nella sua ultima felice partecipazione in tv, ospite della De Filippi.

La sua carriera è stata tutta giocata proprio su questo equivoco: troppo grande per limitarsi al copione, troppo furbetta per giocare su tasti recitativi che non le venissero semplicemente, senza sforzo, quando sarebbe potuta essere, con pochissima applicazione, tutto quel che avrebbe voluto. Era così, talento puro e semplice, senza sforzi, senza lo studio che non amava. Fosse stata coltivata, oltre che nelle frequentazioni della casa paterna, sempre piena di artisti, sarebbe stata una star internazionale. Ma la vita, qualche volta, ci dà soltanto quel che desideriamo.

Nella coppia col marito, era la sua spalla, anzi la sua vittima, volendo semplificare: qualcuno l’avrebbe potuta sottovalutare nel confronto con Raimondo, ma in realtà la coppia funzionava proprio perché lei aveva i tempi comici giusti, la giusta verve per fare da contraltare all’umorismo freddino e compassato del suo carnefice. Ma la verità, in effetti, è ancora un’altra: quando i due si sposarono, lei era una vera prima donna, lui un comico di seconda fila, appena appena noto.

Lo raccontava un amico della coppia, Gino Bramieri, che era stato testimone della loro passione, anche interessato, perché, come lui diceva, Sandra era talmente bella che anche lui, insomma, ci aveva fatto un pensierino. Ma di fronte a quell’unione speciale, s’era messo il cuore in pace.

Sandra, poi, aveva finito per uscire dal teatro e scoprire la televisione. Chiamata per salvare dal disastro una Canzonissima con Dorelli, il marito e le Kessler, poi prima ballerina di tanti successi in coppia con Vianello, aveva accolto l’età che avanzava e non le permetteva più il ruolo precedente con appena appena un po’ di rimpianto: l’ironia con cui s’era distinta fino a quel momento dalle altre colleghe serie l’aveva salvata, insomma, perché in effetti ballerina e cantante, fino in fondo, non era mai stata.

L’invenzione di Sbirulino, che debuttò in Io e la befana, un titolo fondamentalmente ironico (e pensare che lei era ancora una donna giovane e bellissima), mise in evidenza alcune sue qualità di improvvisazione tipiche del talento teatrale: dalla comicità semplice e ingenua del nuovo Scaramacai, che con l’aria di lasciarsi andare solo a corbellerie però poteva dire pane al pane e vino al vino, alla drammatica tristezza romantica di alcuni suoi momenti, tra il film di Mogherini (nel cui cast era anche il mai troppo rimpianto Gianni Agus) e l’ultima puntata della trasmissione legata alla Lottera Italia.

Fu proprio in quell’occasione (che forse i più avranno dimenticato), che per la prima volta con un trucco cinematografico Sandra Mondaini e Sbirulino si incontrarono sul palco: lui goffo con i piedi fasciati nei grandi scarponi e lei bellissima ed eterea, vestita di lamé e azzurro, come una splendida Fata Turchina.

Sbirulino la guardò, con una lacrima sul viso, come i tristi pagliacci alla Pierrot, dai quali invece era così lontano, vista la sua costante allegria da piccola birba. Sandra, pure, lo guardò, intenerita, anche se in effetti lei non c’era, ma solo la sua immagine era proiettata nello studio. Non so quanto Vianello, che era l’artefice della trovata, abbia pensato a quel che stava mettendo in scena: era la proiezione di un sogno tanto voluto e mai realizzato, quello di un figlio, nel quale rivedersi e continuare se stessa.

Sbirulino, in quel momento tanto intenso, fu per un attimo proprio questo – la parte di se stessa che Sandra non aveva mai sperimentato nella vita, ma che sperimentava, per una volta, sul palcoscenico: l’essere madre e il poter sorridere con, tra le braccia, il proprio bambino.