Finalmente è arrivata una bella notizia. Qualche giorno fa, Tiziano Ferro ha rivelato che è gay. Insomma, non è che questa sia una novità di quelle clamorosissime. E’ come se uno scienziato venisse al TG tutto trafelato, i capelli scarmigliati, per annunciare al mondo che l’acqua bolle a cento gradi e pretendesse seduta stante il nobel della fisica. Ci sarebbe qualcuno a stracciarsi le vesti?

Qualche tempo fa, quella gran pettegola della Platinette l’aveva già rivelato in radio, tra l’altro facendo passare la notizia come fosse un gossip da spettacolo di prima serata. Eppure, diciamocelo, non è stata una sorpresa per quasi nessuno.

Sorprendente, in realtà, è stata la naturalezza con cui Tiziano ha raccontato la storia, senza nessun infingimento, senza nessuna pruderie, anzi con un bel tocco di normalità, che sarà una parola abusata, ma è tanto rasserenante. E va bene che ci sarà stato dietro quel che ci sarà stato: paure, timidezze, ripensamenti, perfino le sedute d’analisi. Però, quant’è bello quel che ha saputo dire, così teneramente: “Voglio innamorarmi di un uomo”.

Se ci si pensa un attimo, in questa leggera dichiarazione, che tanto ha fatto sobbalzare qualche fan meno avvertito, c’è tutto: è come se un’attrice sostenesse di voler avere un secondo figlio, o come se George Clooney dicesse di aver bevuto il suo milionesimo caffé. E’ tutto sereno, tranquillo, chiaro, perfino limpido.

Forse, come qualcuno ha sussurrato all’Italia in diretta, dove non s’è perso tempo a querelarsi per qualche piccola fesseria, Tiziano sarà stato facilitato dall’essere bello, ricco e famoso. Ma il suo modo di porgersi è talmente educato e gentile che ci si può augurare che possa essere d’esempio per tanti.

L’idea che essere omosessuali sia sconvolgentemente sui generis va combattuta con le unghie e con i denti: essere gay è, nella sostanza, tanto normale da essere perfino scontato e anche un po’ uggioso, almeno tanto normale quanto lo è essere eterosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali. Lo scandalo va cercato altrove: in chi ruba, in chi inquina, in chi non rispetta cose e persone.

Chi vive, lo fa con quel che la sorte gli ha concesso. C’è chi ha un bagaglio colorato, chi ce l’ha bianco e nero, chi ce l’ha a righe o a pois, ma alla fine dentro ci sono sempre gli stessi oggetti: uno spazzolino, la camicia, un paio di mutande. Insomma, siamo tutti tremendamente poco speciali e terribilmente molto noiosi.

Ma tornando a Ferro, vista la mia attuale condizione di uomo scompagnato e anche la mia simpatica faccia tosta, avanzo la mia candidatura alla sua  gentile mano. Nel curriculum posso scrivere che conosco a memoria la canzone “Ti voglio bene” (anche se mi perdo un po’ nei calcoli delle principesse), che mi sono iscritto ad un corso di spagnolo per cantare al karaoke “La travesìa del verano” e che ho seguito il forum del suo sito internet per venire a capo del testo di “Non me lo so spiegare”.

Chissà se basta.