Ultimamente, preferisco tacere. M’è passata perfino la voglia di lottare. Apro la televisione e tra qualche bunga bunga grandefratellesco (bellissimo il figlio del camorrista a fingere interessamento per una fanciulla qualunque, tanto per passare alla storia della tv) e qualche illusione-ossessione nei tg mi viene davvero un inatteso desiderio di deporre le armi. Basta: siamo alla definitiva crisi dei valori, e in un momento in cui l’arte dovrebbe cantare alta almeno lei (Claudiano – non Bisio, eh! – riusciva perfino a fare poesia davanti a Roma invasa dai barbari), a cantare invece sono i pagliacci, o veri o finti, ma pur sempre pagliacci, vestiti da artisti e contrabbandati come tali.

Poi, mi capita di guardare una puntata di “Amici” (sarà la De Filippi a stimolare il mio unico ormone eterosessuale, evidentemente) e sento che i futuristi sono ancora tra noi, perché il paroliberismo è diventato il credo di quasi tutti coloro che s’esprimono in diretta tv. Sento discografici che storcono il naso davanti a Daniele Blaquier, che deve cantare ottocentocinquantaquattro canzoni, tutte non scelte da lui né dai suoi vocal coach, tutte prese apposta perché non possa esprimersi al meglio, piene di ostacoli, di difficoltà, tanto per metterlo in ambasce. E poi…

E poi vedo una qualunque Diana gorgheggiante (per carità, ha anche una bella voce, anche se stonicchia ogni due per tre) interpretare due cosette giusto per farle, inframmezzate da mossettine, gestucoli coi capelli, pizzicotti sul sedere, tanti aeehmmm scusi prego tornerò e una folla di discografici innalzare dodici peana, fare sacrifici umani coi resti di Vessicchio e raccontare al mondo di “Amici” che questa sì che farà strada, perché, sticavoli, ha l’X-Factor dentro.

Forse sarà tanto dentro (aehmmm, scusi, eh perché?, no?, aehmmm) che lo vedranno solo all’ospedale con una tac. Ma è anche vero che l’anno addietro c’era chi osannava la tarantolata di Sapri, la quale, con la coda mestamente tra le gambe, è tornata a Sapri (fortunata città) e lì pare si sia rinchiusa per partorire qualche altra esibizione di corsette sul posto e panciere stile Pantera Rosa. E se tanto mi dà tanto…

Mi sa, però, che la stonata dell’anno scorso ha trovato pane per i suoi denti aguzzi: Diana le soffierà sicuramente la palma della cantantessa che è quasi meglio sentirla cantare che parlare (eahhhm, scusi, eh perché?, no, aehmmm), in omaggio alle spoglie di Rapino e della sua miracolosa musica da vedere (ed infatti s’è visto – almeno di lui abbiamo perso le tracce, anche se è stato sostituito dal Mengacci boy, un altro che come vocal coach ha tanta esperienza e abilità che forse Alvaro Vitali farebbe meno ridere).

Ma non è che dalle parti di Facchinetti e Co. ci sia da stare più allegri. Diana è tanto diversa (aehmmm, scusi, eh perché?, no, aehmmm) da Nevruz? A me sembrano prototipi della stessa allegra idea di discografia: se non fossero tanto simpaticoni (attenzione, non ho detto simpatici) sul palco e un po’ fuori (grrrrrrrrrrrrr, stump, bang bang, tump tump), chi se li filerebbe?

Ma davvero qualcuno potrebbe osare dire che Nevruz è un cantante e un musicista? (E non parlo del diploma di solfeggio, intendiamoci). (Stump stump, bang bang, grrrrrrrrrrrrrrrr – da notare il chiasmo futurista). Nevruz è una Diana in salsa mansoniana, ma tra i due c’è un pauroso, tremendo, tragico fil rouge (aehmmm, scusi, perché no?, aehmmm). Non parlerei di talento di comunicazione (che cosa stanno a comunicare davvero, se non si capisce nemmeno quando parlano? Grrrrr aehmmmmm stump no, scusi, bang bang ma perché?), parlerei di capacità di distrarre dalla voce e dal loro (non) essere cantanti, o perlomeno cantanti a tutto tondo, cantanti comme il faut, cantanti davvero, che esprimono con la voce e la loro arte e non col comportamento ciò che sono.

Ma si può sentire davvero un Balestra discettare di gente incartocciata, di microfono messo a lato, di atteggiamento del corpo sbagliato per poi vederlo cadere davanti alle due mossettine della Diana dei poveri? Ma si può davvero tollerare di vedere gente che si fa un mazzo così superata da una parodia del cantante maledetto? A me viene da riderci sopra e sperare che una risata li sepellirà (a questo punto, se fossi il Cantante Cimiteriale, chiederei i diritti a Nevruz e ad Elio e le Storie Tese). E pensare che ai tempi miei mi piacevano da morire gli Squallor, Charlie e i Los Capezzones (o scegli me o scegli lui, ciapa chi ciapa là). Però, accidentaccio, c’era una sottile differenza: quelli erano cantanti o, se non lo erano, non fingevano di esserlo.

E allora non mi resta che immaginare Diana vestita da diavolessa, con le labbra invase da un rossetto malva che sbava un po’ dovunque, a cantare quel mito di canzone che era “Ragazzi di oggi” (altro che stupidaggini: quella era una signora canzone e non sarà certo l’autore del “Vitello dai piedi di balsa” a farmi cambiare idea con il suo snobismo d’accatto). E poi Nevruz con la gonna a fiori sotto le ascelle mentre intona allegramente (senza capire una parola di inglese e soprattutto cercando di imitare Nina Simone) “My Baby just cares for me”.

Se a voi è capitato di sentire un tremito nello stomaco e un fiotto di vomito salire su, non preoccupatevi. E’ la musica che si sente dentro, ma molto dentro.