Oggi c’è stata la solita puntata tragicomica di “Amici”, durante la quale Zanforlin ha preso la palla al balzo, facendo il solito minestrone col suo simpatico taglia-e-cuci. Colpevoli del misfatto, o meglio vittime del meccanismo, Gabriella, Giorgia e l’inconsapevole Paolo, rei di aver dichiarato che la sfida tra Stefan e un tizio capitato lì per caso, decisa a favore del tizio capitato lì per caso, perché vicino ad uno degli pseudo-insegnanti (tal Zerbi, se non erro), è stata una pagliacciata.

In realtà, tra i tre a raccontare la sua verità sulla sfida è stata soltanto Giorgia, a dire il vero esasperata un tantino dopo queste settimane. Il meccanismo della nuova edizione, infatti, stabilisce che a decidere del destino dei ragazzi titolari sia una super-commissione esterna, che, però, non è né tanto super (come ha fatto notare Jurman) né, a dire il vero, tanto esterna, visto che si compone di gente che ad “Amici” c’è di casa, anzi a dire il vero esiste solo ad “Amici” – ivi compreso il bravo Vessicchio.

Giorgia, che pure è una discreta cantante, è stata via via considerata insufficiente, perché (le motivazioni non sono inventate dallo scrivente) è troppo simile all’originale delle canzoni che canta (ivi compreso, peraltro, Seal, che è un uomo, a quanto ricordavo), perché il suo aspetto ricorda troppo Emma e, dopo che la ragazza ha cambiato colore di capelli e acconciatura, Alessandra Amoroso. Le dovevano ancora dire che in alcuni momenti sembra Valerio e in altri Marco Carta e poi se l’erano giocate tutte, le wild card, per dire cretinaggini.

Giorgia, che ha capito l’aria che tira e che sa che la prossima ad uscire, dopo Stefan (che naturalmente è stato bocciato su tutta la linea, in pratica due volte su due, anche quando ha cantato decorosamente), sarà lei, ha tirato un tantino fuori le unghie e di fronte all’ennesima pagliacciata dei giudici-arbitro (ancora brucia l’esclusione di Blaquier, se paragonata contemporaneamente all’abbraccio generoso rivolto a Diana, che al confronto sembra uno dei bambini stonati di “Io canto”) s’è tirata fuori, arrivando a contestare il povero Mangiarotti con qualche parola di troppo. Ma, conoscendo bene i meccanismi di “Amici” e in particolare quelli del mitico Zanfo-pensiero, si dovrà immaginare che la parolaccia (una, peraltro, e molto sdoganata, perfino in tv: “non capisce un c****”) non abbia inciso sulla decisione di farle credere di essere fuori dal programma.

Ha inciso molto di più il fatto di aver svelato (non che ce ne fosse questo gran bisogno) uno dei tipici meccanismi di “Amici”, quello per cui si fa fuori chi non t’è simpatico attraverso sfide pilotatissime, per cui, quando sai che c’è in lizza un aspirante bravo o bravissimo, lo contrapponi solo a quel titolare che vuoi mettere alla berlina, sperando che il divario sia tanto evidente che alla fine è impossibile che un giudice esterno valuti la situazione in modo completamente differente.

Il povero Paolo ha avuto (in tutto questo bailamme) l’ardire di dire che la sfidante alla ballerina Giulia (che ha mantenuto il posto) era una “ce**a”. Ora, sarà stato indelicato, intendiamoci, e forse, come ha sottolineato la Celentano, lui non è certamente il nuovo Bolle. Però, gli occhi li abbiamo tutti per vedere e perfino ad un non esperto di danza riusciva facile distinguere che la danzatrice opposta a Giulia non fosse, per dirla in modo più gentile, tanto preparata quanto la titolare. Quando il verdetto è arrivato, era talmente scontato che neppure un Garrison in preda all’ormone vagante o alla piangite acuta avrebbe potuto decidere diversamente.

E, se Paolo dev’essere messo in croce per aver pronunciato un ingeneroso giudizio su una possibile collega, cosa dovrebbe fare Zanforlin per tutti gli altri suoi compagni che non si risparmiano frecciate su di lui? Ma non sarà che il simpatico Zanfo sta cercando, al solito, di cacciare dal programma un altro omosessuale che gli sta, cordialmente parlando, sugli zebedei, come è successo, praticamente, in tutte le edizioni che ricordo?

In tutto questo Gabriella, poi, almeno a giudicare da quel poco che sempre Zanforlin ci ha ammanito oggi, non avrebbe detto niente di che, senza neppure trascendere come le è successo sabato scorso quando la sua simpatica collega Francesca ha esultato, stile stadio di calcio, quando un tizio (del quale non vale la pena ricordare il nome) le ha detto che era “insufficiente”.

Giorgia, Gabriella e Paolo, poi, sono stati denudati coram populi, costretti a tornare nei loro abiti civili (e Paolo ne ha anche trovato giovamento, a dir la verità), con la solita cerimonia all’incontrario. Poi, è bastato che i tre tornassero sui loro passi perché tutto finisse a tarallucci e vino: una penalizzazione, un nuovo passaggio sotto le forche caudine della commissione esterna e poi, chissà, forse una nuova insufficienza, una nuova sfida e nuovamente altri meccanismi chissà quanto limpidi.

Ecco: fino a che i tre han tenuto il punto, rischiando davanti alla telecamera per il bene del loro amico, erano da difendere. Non è stato invece meraviglioso (anche se scusabilissimo, visto che si giocano troppo con l’uscire dal programma) lo spettacolo di loro tre che recitavano il mea culpa, invocando una punizione da fra Zanforlin, il buon confessore che media con i professori, altrimenti erano cavoli amari.

Oh, buon Zanfo! Gentile cuore di inopinata bontà! Menomale che ci sei tu a raccontarci “Amici”, perché altrimenti spettacoli indecenti come quelli di quest’oggi (contrabbandati come novità clamorose, peraltro, negli strilloni in sottopancia di “Uomini e donne”) non ci sarebbero stati mai!

Questo è il punto. Che Gabriella, Giorgia e l’inconsapevole Paolo abbiano tutte le ragioni di questo mondo, non è neppure da discutere: chiunque abbia seguito “Amici”, sa che, finché non è arrivato Jurman, le cose così funzionavano: chi stava sulle scatole alla Di Michele, o all’autore-capo, finiva per essere cacciato, o di riffa o di raffa, sulla base di assurde motivazioni, esagerate ad hoc in modo da raccontare la storia della trasmissione truccata come più si preferiva.

Quando, poi, questo potere è finito, perché Jurman ha difeso Marco Carta e poi ha via via imposto Silvia Olari, Marta Rossi, Valerio Scanu, Alessandra Amoroso, contro i candidati di regime (mitico Zanforlin quando, cercando di screditare Carta, abbraccia la sua enorme competitor, la Bonanno desaparecida, sussurrandole che lei è “tanto una bella persona”), “Amici” ha dovuto riposizionarsi. Prima Jurman è stato costretto ad andarsene via (Zanforlin l’aveva cacciato perché voleva partecipare alla trasmissione solo due giorni su sette, invece che tre… Vogliamo dirci che poteva inventare una scusa migliore?), poi, quando si sono accorti che avevano tirato fuori dal cilindro tre stonati, sono stati costretti a richiamarlo come giudice a latere. Infine, quest’anno Zanfo ha dovuto ingoiare il suo ritorno in pompa magna.

Fin qui la storia passata: ora è il presente e il presente parla di uno Zerbi che fa quel che vuole, dall’imporre un cantante senz’arte né parte (quello che ha sconfitto, per così dire, Stefan) al cacciare uno che invece cantare sa e particolarmente bene (Daniele Blaquier) e al magnificare contro tutto e tutti la Nevruz in gonnella. Il presente parla di uno Zerbi che le fa pagare tutte a Jurman, spalleggiato da Zanforlin e inaspettatamente da Marcello Balestra, che peraltro s’era anche opposto a che Luca, a suo tempo, collaborasse al disco di Marco Carta e che avrebbe fatto carte false (a quanto si dice) per evitare di avere nel primo disco del suo protégé anche il duetto (cliccatissimo e amatissimo da tutti i fan) con il maestro di quest’ultimo.

Insomma: la solita storia. Jurman paga, e con lui pagano i cantanti che ha scelto o sponsorizzato, il fio delle sue dichiarazioni ad alzo zero contro la discografia degli anni scorsi. Paga il suo successo. Paga le sue buone scelte. E paga, naturalmente, il fatto di saper fare il suo lavoro meglio di altri.

E finché fosse solo Luca a pagare, sapendolo un uomo forte e cocciuto, ci sarebbe solo da sorridere, perché, se lor signori pensano di metterlo alle corde, sono un pochinino in errore. Il problema è che finiscono per rimetterci i bravi cantanti che Jurman ha scelto quest’anno.