Ormai, “Amici” è diventato teatro dello scontro (a sua volta teatrale) tra Luca Jurman e Rudy Zerbi. Il programma, televisivamente parlando, ne guadagna (Zanfo, che come tutti sanno detesta Jurman, è sempre a battere le mani, in cuor suo, dietro la facciata di chi è lì per caso e non vuole prendere parte alle beghe di pollaio – Maria, però, sa farlo molto meglio), ma dal punto di vista dell’arte il rischio è che alla fine dallo scontro esca come vincitore (o vincitrice, visto che qualcuno è già stato incoronato, anche quest’anno) un mezzo fenomeno da baraccone, rischio che anche X-Factor ha corso, per poi ripiegare sulla insipidità di Nathalie (altro errore, ma almeno lei farà i musical di Tommassini, e pace se nessuno le andrà a comprare un disco – mica è la nuova Giusy Ferreri!).

“Amici” insomma rischia ancora una volta di tornare il programma di successo, ma senza successo discografico, come capitava ai bei tempi di Karima, o andando anche più indietro all’era geologica delle prime meravigliose edizioni (grandi interpreti, ma nessun contratto da nessuna parte, perché la discografia aveva altri obiettivi, non quello di far da cassa di risonanza alla De Filippi). Ora, dunque, nel momento di apparentemente maggior sintonia tra “Amici” e tutti i discografici, tutti belli a farsi vedere e riconoscere dal pubblico, con i loro taglienti giudizi (soprattutto Balestra, che ha fatto del proprio personaggio televisivo il probabile trampolino di lancio verso chissà cosa), Maria potrebbe tornare a mani vuote, indietro di anni.

La guerra tra i pelati (Jurman e Zerbi, naturalmente), o meglio tra il fascinoso pelato che sa di musica e l’imitatore che invece se ne capisce ben poco (e che giudica al solito soprattutto sulla base delle proprie convinzioni e delle proprie simpatie), è il nuovo ritornello di quest’edizione, con tutti i colpi bassi e le scorrettezze tipici della crudele faida Di Michele-Jurman, moltiplicati per cento, mille e diecimila. Zerbi, infatti, se non potrà mai scendere fino al livello di Grazia, che arrivò anche a mettere in pericolo la sua carriera duettando afona e stonicchiando, può fare, d’altra parte, molto di peggio, usando la vecchia tecnica del chiacchiericcio senza sostanza, delle voci malevole, della riduzione e del travisamento.

Quando ancora una volta Rudy, nell’ultima puntata di sabato, ha incrociato le spade con Luca, ha ritirato fuori il vecchio argomento della spettacolarizzazione del metodo jurmaniano, reo, secondo lui, d’essere fatto solo di giochini e giochetti, di escogitazioni minuscole tra bende, corde, e magari anche bondage leggero. Ovviamente, chi conosce un po’ di storia amiciana, Jurman è ben altro che quello che si vede nei taglia-e-cuci zanforliniani, tanto celebri perché raccontano la loro verità, non la Verità. Luca, insomma, non può essere derubricato e svilito: aveva immaginato a suo tempo di limitare la Di Michele con una diffida; forse con Zerbi potrebbe bastare invitare il papà, per farlo sculacciare (sempre che non sia impegnato tra i fornelli), o la sua migliore scoperta degli ultimi trent’anni, la favolosa cubista Angela, magari a dargli un’ancata ben assestata con le cosce di marmo.

Chissà, però, come mai si sono divisi due professionisti che collaboravano (basta fare qualche ricerca su internet per trovare un sito di una decina di anni fa, quando “Amici” non li aveva ancora reclutati, per trovarli insieme in un progetto per giovani cantanti, con seminari di Rudy sul mercato discografico e di Luca sulla tecnica di canto). Cosa li avrà separati, allora, anche umanamente, in questi anni? Forse un tempo i due avranno anche pensato di poter esistere insieme, contemporaneamente, a completarsi l’un con l’altro (l’idea, credo, di Jurman, che non è tanto anti-case discografiche da non capire che ci devono essere pure loro), ma, poi, col tempo, con la crisi del mercato e soprattutto delle idee, con i ragazzi che hanno imparato a scaricare da emule e se ne fregano della pubblicità, che seguono poco o nulla, la discografia ha scoperto quanto la tv possa fare prima per ricostruire carriere avvelenate dal tempo (la Zanicchi, per dirne una, o Music Factory, per dirne un’altra), poi per costruirne altre, anche se brevi e corredate da effimeri successi (le leggendarie boy band di ragazzini urlanti, spesso senz’arte né parte, a cantare semopre la stessa canzone, e peccato che sia una schifezza o peggio ancora una tavanata galattica, l”importante è che vengano i soldi, possibilmente tanti maledetti e subito).

In questo percorso di ricostruzione industriale, MTV, al di là dei proclami, è stata corresponsabile della distruzione del gusto musicale: ha cancellato anni di decorosa tradizione per buttarsi nel fenomeno mediatico e anglofono, tra i cantanti stonati e i VJ sempre più deficitari (nel senso che mancano di gusto, e magari anche di ironia e cultura: guardate per dire ad X-Factor quel poveraccio di Pastore, che sta là a pontificare evidentemente perché non sa cos’altro fare).

Meraviglioso è poi  che anche le radio siano andate dietro al fenomeno e ora sono contente di far atto di presenza dovunque, come fossero depositarie dei gusti musicali, anzi del Gusto con la maiuscola, quando al massimo sono debitrici ai siti di gossip, o sono diventate l’eco dei peggio giornali, quelli che in Inghilterra userebbero per metterci gli sgombri la domenica mattina. E così tra radio che giudicano chissà su quale base chi esce dai reality (come se loro venissero dalle Accademie e non dalla strada) e discogafici che puntano sul tutto e subito, senza programmare carriere più lunghe (e magari anche più remunerative), “Amici”  è diventato tempio della musica, a dispetto di Zanfo, della Di Michele e ora di Rudy bello.

Jurman è un uomo onesto, di quell’onestà rude e intellettuale che piace. Rudy può raccontarsela e inventarsi il modo di finire sui titoli zanforliniani (mettendo all’angolo il povero ex-sanremasco Virginio e facendogli scontare il fatto di conoscere Jeff Buckley), può anche dire che la canzone scelta per Annalisa e Giorgia era a favore di quest’ultima e che le ingiustizia a lui fanno male, ma la verità sta altrove. Sentire poi proprio Zerbi ergersi a difensore della giustizia è un attentato alla verità: lui parlare di giustizia, quando scelse la Stavolo invece che la Olari per “Due cose importanti”? Se ci fosse una giustizia, la Sony avrebbe dovuto mandarlo a stendere qualche anno prima, prima che facesse altre simpatiche scelte o esprimesse qualche altro simpatico giudizio.

Ora, naturalmente, Rudy può far pensare qualche sprovveduto che Luca intervenga per trasformare la personalità dei cantanti fino a farli diventare simili a un certo modello. Lui, invece, sarebbe il libertario che fa vivere della loro luce i cantanti stessi, senza spingerli a cambiare. Belle parole, ma del tutto assurde. Parole di chi può scegliere di investire sulla Errore, solo perché non è come tutte le altre, e peccato che l’originalità di per se stessa non significhi arte, perché anche un cantante che rutta o emette flatulenze invece che gorgheggiare è originale, ma forse tanto artista non è.

Ma Rudy, poverino, non capisce, e sarebbe difficile il contrario, che l’arte è anche conoscenza e conoscenza della tradizione, è cultura e non solo istinto: è costruzione, maturità, non solo ingenuità e simpatia. Un artista si costruisce, ovviamente sulla base di un talento naturale, ma essere artista sta anche nell’ars, come la chiamavano i Latini, ed è la stessa parola che si collega a artigiano, che è sinonimo di conoscenza. E anche, guarda caso, di costruzione.

La casa discografica vuole il prodotto finito e non ha pazienza di investire, di creare, di curare: il talento da solo significa poco, se non è educato, portato per mano, aiutato a crescere. Qui, invece, sta tutto il lavoro, talentuoso esso stesso, di Luca Jurman e di chi, come lui, si prende questo impegno. Questa è l’arte.

Per cncludere, vive in Luca la voce dell’arte. In Rudy, al massimo, quella del mercato.

Il mercato e l’arte: scegliete voi da che parte stare.