E’ forse la prima volta, dopo tanto tempo, che Valerio Scanu canta, nella bellezza dei suoi dieci album (così recita, forse un po’ generosamente, dada.it), tirati fuori con una velocità incredibile dalla sua voce straordinaria, un pezzo completamente ottimista, fiducioso, solare, fin dall’incipit, là dove il cantante erompe trattenendo la voce solo un attimo: “Voglio sole”. E il seguito è tutto un dispiegarsi di energie, che a stento vengono moderate: la voce s’illumina lei stessa a cercare strade nuove, vibranti di serenità, se non di felicità, di libertà e possibilità, anche quando il passato torna a farsi sentire, in piccole dosi, ma solo per essere smentito.

E a ben vedere in quelle due parole iniziali (“Voglio sole”) c’è tutto l’entusiasmo di questa canzone giovane, entusiasta, di chi si apre alla vita, dopo tanto patire e ora trova una strada verso orizzonti ampi e generosi, come se il mattino evocato nei primi versi fosse anche l’alba di una nuova vita, strana, innovativa, piena di sogni e speranze.

In questo modo, vivere diventa, finalmente, l’esperienza di un “campo aperto/ che non ha una fine”, l’esperienza luminosa di chi guarda al cielo con fiducia, perché ha ancora tutto da inventare e creare: una favola, una storia, anche un’intera esistenza, perché il tempo è ancora lì da conquistare, tutto quanto, in un’esplosione di gioia incontrollata, di libertà di pensiero, di movimento, anche di sbaglio (“ottimista, però molto incline/ all’errore”).

D’altra parte, com’è tipico di questa voce piena di sfumature, capace di interpretare con finezza assoluta anche i più lievi moti dell’anima, anche qui, in questo urlo del cuore, fanno capolino anche i rivoli dell’attesa, i sensi dell’umbratilità, che solo a tratti sembrano avere la meglio sull’ottimismo generale del pezzo: i giorni potranno essere anche “tristi” , anche quando saranno illuminati; la libertà è anche quella delle stelle che cadono e delle esperienze malinconiche che bisogna vivere sulla propria pelle; e il ritardo in stazione diventa metafora di chi anche da solo può trovare la sua strada, al di là dei conformismi degli orari, o delle tappe obbligate – perfino dell’amore, visto che, con un’altruista pointe, si suggerisce che si può essere liberi anche “senza te”.