Non bastava l’Angelucci, non bastava il Nunziante, non bastava il Flauto: oggi abbiamo, tanto perché possa essere aggiunta alla triade degli stonati senza pietà, anche Francesca Nicoli (così ora possono rifare, alle feste rionali e alle sagre della salciccia salmonata, il Quartetto Cetra, anche se consiglierei loro di chiamarsi Quartetto Cetriolo). Potevamo risparmiarcela, intendiamoci, ma, siccome ad “Amici” non deve mancare mai niente, eccola stonare, stonicchiare, sbertucciare, stravolgere senza nessun rispetto ogni pezzo che le tocca di intonare, fosse anche il rumore del treno a vapore.

La Nicoli è, però, un’icona incontrastata del Zanfo-pensiero: quella che ti consente di far passare una settimana, che altrimenti non si saprebbe come riempire, con le sue dichiarazioni mezze cretine, mezze assurde, con le sue mossette, le sue prese in giro, i pianti, le scenate isteriche e le immancabili parolacce. Insomma: è la personalità rock, come la intendono i poco acculturati, è la chitarra rotta sul palco, ma senza palco e senza chitarra, insomma è il simbolo del vuoto pneumatico di tutta una generazione, malata di protagonismo, alla quale dare un minuto di celebrità è, in pratica, come consegnare un fucile ad un serial killer.

Senza la sua “Divina Commedia”, che ha dovuto studiare per sedare la propria ignoranza, la prima parte di quest’edizione in sordina sarebbe stata ancora più scipita. Però, una volta che il personaggio della stordita senza cultura ha fatto il suo dovere, forse il pubblico meriterebbe di uscire dalla riedizione del “Grande Fratello” e di entrare in quella di “Amici”, tanto per sentire cantare o non urlare sguaiatamente.

E invece no: ci tocca sentirla mentre sbraita “I love rock & roll”, che evidentemente neppure sa cosa significhi, visto che l’inglese è tra le sue materie meno preferite. E peccato che quella canzone fa parte della storia del rock, una storia fatta di gruppi straordinari come gli Arrows, e peccato se a sentire questa tredicenne mal cresciuta (più simile ai bambini stonati di “Io canto” che ad altro) Alan Merril e Jake Hooker avrebbero vomitato tutta la loro bile in corpo. E peccato che il solito giudice tanto equanime (che deve giudicare sulla base di parametri che non sono la musica, ma ciò che si vede, evidentemente) le ha fatto vincere l’ennesima prova – come se davvero una para-cantante come questa “tamarra” (absit iniuria verbis) senz’arte né parte potesse aspirare a calcare il palco del serale.

Fosse stato qualcun altro a comportarsi a quel modo, tra ingiurie e offese, rivolte un po’ a tutti (perfino alla propria insegnante, l’atarassica Fontana), Francesca sarebbe scomparsa in dodici secondi, annientata da un rvm zanforliniano. Ma con lei si va sempre sul leggero: ogni offesa (non solo le più stupide) passa in cavalleria, come se a lei fosse concesso di vivere sopra le righe, mentre gli altri, no, gli altri devono rispettare tutto e tutti.

E meno male che gli altri ragazzi (e parlo soprattutto di Antonella, in questo caso) sono educati alla scuola jurmaniana del lavoro-sempre-e-faccio-parlare-i-fatti, senza recriminazioni, volando alto, perché l’arte non è feccia, non è sentina, ma è cuore e anima e studio e fatica. Altrimenti, avremmo assistito non a una sfida (per quanto falsata e falsificata), ma a una rissa. E del resto, se ancora si consentirà a questa atleta della parolaccia e del pentimento in extremis di continuare il suo sporco gioco da arrivista, prima o poi alla rissa ci arriveremo. Non vedo l’ora, da un certo punto di vista.

Ma il momento migliore di questa puntata (durante la quale avrei potuto scrivere prima le valutazioni date dalla commissione esterna, visto che sono prevedibili come le tasse e gli orologi in Svizzera) s’è avuto nell’attimo esatto prima della sfida Lafortezza-Nicoli, quando è stato presentato il giudice esterno, Romano Musumarra. La Nicoli, che evidentemente ancora non ha capito di stare in uno studio televisivo, ricordando che quest’ultimo aveva fatto vincere la sua avversaria qualche giorno prima, ha salutato con la solita educazione il suo ingresso.

Vediamo, ora, se, com’è successo qualche tempo fa, anche questa volta Zanforlin s’impegnerà a ricostruire quest’increscioso incidente, prendendo per l’ennesima volta un provvedimento che, invece che mettere all’angolo questa maleducata irrispettosa delle regole della convivenza, la farà ancora più brillare e conoscere.

Cacciate Francesca, ve ne prego: cacciatela. Quando ciò succederà, la trasmissione sembrerà almeno un pochino più normale.