C’è da rimanere perplessi davanti all’ultima trovata di Martina Stavolo. Perplessi, più che indignati; confusi, più che livorosi; e perfino esterrefatti (ma adesso non si vorrà nemmeno esagerare, con tutto quello che gira tra Parlamento ed affini di questi tempi).

Ma, siccome questo blog si fa un vanto di parlare non di argomenti seri, anche se la musica non è così leggera come qualcuno cerca sempre di farci credere, posso anch’io avere un’opinione e volerla esprimere. Anzi, nel caso, non ho un’opinione – solo la sorpresa.

Per chi non lo sapesse ancora (anche se Morandi c’ha inzuppato il biscotto per qualche settimana, giusto per assaporare la prima, sdrucita, polemica sanremasca), Martina Stavolo, soprannominata la Scucchia dai nemicidimaria e da me personalmente “mentolina”, famosa per aver scippato “Due cose importanti” a Silvia Olari e per essere stata la gola profonda di un’edizione molto riuscita di “Amici”, è tornata alla ribalta, da simpatica provocatrice, con un pezzo destinato a Sanremo giovani, “Ma quale Amici”, nel quale, a quanto pare, farebbe rivelazioni gustosissime, ma chissà quanto veritiere sul programma che l’ha lanciata.

La Stavolo, a dire il vero, non è nuova a questi espedienti: per lanciare “Bisogna fare l’amore”, realizzò con l’allora fidanzato, Adriano Bettinelli, un video un po’ spinto; del resto, durante tutta la trasmissione fu famosa per il suo comportamento, per dirla in modo elegante, sbarazzino, col quale faceva ombra a tutte le altre protagoniste. Poi, si sa che il programma fu vinto dalla Amoroso, che di Martina era amicissima, peraltro, e la Stavolina (sticavoli!) non riuscì neppure a centrare la finale, anche perché l’amicizia con Alessandra non le spianò la strada, ma la fece inaspettatamente entrare nel dimenticatoio.

C’è da ricordare, peraltro, che la Stavolo sembrava destinata a un carrierone da diecimila dischi d’oro: Rudy Zerbi la aveva incoronata facendole cantare l’inedito migliore, una grande come Irene Grandi scrisse per lei un pezzo davvero fantastico (“Delirio”), tutta la commissione (a parte Jurman) la pronosticava come una dal futuro già segnato.

Poi, qualcosa negli equilibri della trasmissione cambiò e anche le sue mentori (Grazia Di Michele e Gabriella Scalise) decisero di snobbarla, per assicurarsi una primogenitura che non avevano, peraltro, sulla Amoroso. Fu questo, in effetti, un vero mistero gaudioso e le vere motivazioni di quel riposizionamento furono, per la verità, sempre taciute dalle due insegnanti.

Ora, Martina ci ha riprovato e ha cominciato di nuovo a far parlare di sé, soprattutto tra il popolo della rete. La canzone presentata a Sanremo è scioccante soprattutto per alcuni versi dedicati alla De Filippi, che ne esce, francamente, un po’ troppo male. Va bene che si tratta della Sanguinaria, ma forse, per amor di metafora, l’autore ha un tantino esagerato, soprattutto là dove scrive:

le promesse di una strega
fanno gola alla tua idea
e puoi ritrovarti a letto con Maria

Con tutte le cautele del caso, il testo se preso alla lettera prefigurerebbe un’accusa piuttosto infamante per la conduttrice, che, a quanto dicono le cronache, non se la sarebbe presa poi tanto, sostenendo che si tratta di semplici ragazzate. Del resto, forse, invece che lambiccarsi il cervello con presunti favoritismi ottenuti grazie a scambi “sessuali”, forse qui chi ha scritto la canzone voleva semplicemente attirare l’attenzione su come certe passioni possano essere rovinate quando dietro, invece che l’amore per l’arte, c’è quello per il profitto, o quando di mezzo ci va la televisione con tutto quello che nel mondo dello spettacolo è relativamente lercio.

Vista sotto questo aspetto, la “denuncia” stavoliana può anche reggere: la trasmissione in questi anni è stata, spesso, crudele. Ha cancellato la memoria di intere generazioni di cantanti, rei, magari, di aver detto una parola di troppo contro i suoi meccanismi (non a caso, i tre che quest’anno sono stati bacchettati da Zanforlin in diretta perché avevano osato raccontare che non erano particolarmente sicuri che “Amici” non fosse preconfezionato, sono usciti dal programma o stanno per farlo: Paolo è finito nel tritatutto dei suoi insegnanti, perfino di quello che l’aveva scelto e difeso; Gabriella si è autoeliminata per un fantomatico problema alla voce, dopo uno strano, misterioso tete-à-tete con il suo mentore; Giorgia, invece, è sempre stabilmente tra gli ultimi, nonostante perfino la commissione esterna le abbia riconosciuto un miglioramento notevole). Ha fatto macelleria umana (soprattutto a partire dalla gestione zanforliniana), mettendo indecorosamente l’uno contro l’altro amici, fidanzati, colleghi, stimolandone ad arte l’avversione, massacrandoli psicologicamente tanto per vedere, come in un esperimento in vitro, le loro reazioni. Per non parlare, poi, della fine che han fatto tutti i partecipanti sui quali il sospetto di omosessualità è diventato certezza per via di una loro improvvida dichiarazione.

Per cui, in effetti, immaginare che redazioni, autori e commissari vari siano in combutta e tramino allegramente è un sospetto che è anche comprensibile che venga un po’ a tutti, anche a chi, magari, non c’entra niente, ma assiste solo come spettatore.

Ecco: diciamo che, se vista in questi termini, l’accusa stavoliana ci sta tutta, con buona pace anche di Morandi, che, guarda caso, ha intuito cosa stesse succedendo solo un po’ tardi.

Quanto alla canzone, però, nonostante qualche bel verso para-pascoliano (“se hai bruciato tutto il bianco dei miei sogni“), non è di certo un capolavoro raffinato, soprattutto quando esce dal momento della riflessione sul passato (“Mi ricordo la magia/ delle frasi che lasciavano l’incanto“), quando ancora lo stile regge, ed entra in quello dell’invettiva, francamente poco dominato.