Povero Virginio. Questo ragazzo, timido e civile, educato fino all’eccesso, tanto da sembrare quasi di maniera, assomiglia un po’ ad un cavaliere dall’armatura splendida, ma che tiene sempre chiusa la visiera dell’elmo per non farsi riconoscere. E’ talmente gentile che passa inosservato all’apparenza, ma profondo nella sua realtà, e canta esattamente allo stesso modo, con la sua coscienza di interprete serena, con la stessa coscienza con cui affronta i problemi della vita reale ai quali quella ruvidezza esterna fa da scudo.

Povero Virginio. Capace di virtuosismi, quando è nel suo e interpreta Jeff Buckley, e oltremodo insicuro invece quando deve confrontarsi con il mondo che non gli appartiene, perché gli è lontanissimo. Del resto, sa sfruttare al meglio la sua voce argentina, delicata, anch’essa timida e incerta, al limite dell’insicurezza quando deve dipingere testi leggeri e sinceri. E su quelli dovrebbe trovare la propria forza e tutte le certezze. Peccato che al raffinato Virginio, autore sensibilissimo, perfino plagiato, a quanto si dice, dal più famoso Tiziano Ferro, tocca qualcuno che pare troppo grossolano per ricordarsi a pieno e comprendere davvero “Hallelujah”.

Ne viene fuori, così, per il povero Virginio una lotta strenua e insensata contro se stesso e contro il suo “insegnante” (se vogliamo chiamarlo così). E da questo continuo confronto emerge un ragazzo sempre meno sicuro, sempre più timido e timoroso, sempre più maledettamente al limite della sopportazione, sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. Così, abbozza quando viene lasciato fuori dallo studio per una, due, tre volte, non potendo esibirsi davanti al suo pubblico. Abbozza quando viene trattato a pesci in faccia da chi in teoria dovrebbe aiutarlo. Abbozza perfino quando, richiesto di fare il nome di una canzone che vorrebbe cantare, inaspettatamente lo fa e viene subito rimbrottato per averlo fatto.

Forse qualcuno dovrebbe fare un’analisi della logica mentale di chi partecipa ad “Amici”. Almeno non saremmo costretti a vedere puntate e puntate di scontri per la verità davvero assurdi, del tipo: “ce l’ho con te perché respiri”. Non si capisce davvero (e la scelta dell’avverbio non è del tutto casuale), visto che s’è arrivati a questo punto, per quale motivo Zerbi abbia voluto prendersi “cura” di Virginio: se gli sta così antipatico, poteva anche lasciarlo a qualcun altro.

I percorsi mentali di Zerbi, anche in altre occasioni, ma soprattutto quando “dialoga” col suo allievo, sono incomprensibili: oggi rimprovera all’allievo di aver fatto ciò che lo aveva esortato a fare ieri, domani gli rimprovererà di non averlo fatto, con buona pace della logica e del buon senso – ma, si sa, quello è un optional. Anche nella puntata andata in onda ora dopo le mini-vacanze natalizie, c’è stata l’occasione per Zerbi per farsi notare un bel po’ davanti alle telecamere, dopo la rissa sfiorata con Luca Jurman e le gentili parole a quest’ultimo rivolte: Virginio ha appena ricevuto la notizia che non è tra i nove che passano immediatamente al serale e saputolo abbozza. La sua reazione è al solito contenuta e gentile: farò il possibile, dice, me lo aspettavo, aggiunge. Del resto, non è un cretino e la matematica delle stelline, si vede, non gli è del tutto ignota.

Poi, passa un’oretta circa e, quando si ritrova in sala relax con i suoi compagni, rimugina su ciò che è successo e si conforta nella speranza che ancora c’è speranza – il che è quanto meno logico, visto che ancora non è completamente fuori dal programma. E allora, proprio allora si palesa Rudy che si infila tra i ragazzi con evidente sprezzo delle telecamere, perché a lui del fatto di essere in tv, naturalmente, interessa pochissimo.

E cosa fa Rudy? Lo prende a male parole, gli chiede se quella che ha avuto è una reazione “normale”. Alla domanda lecita di Virginio, “cosa avrei dovuto dire”, lo Zerbi però non sa rispondere. Ovviamente, non sa rispondere, anche perché non è normale affatto rimproverare il proprio allievo perché s’è comportato con gentilezza sul palco. E, del resto, cos’avrebbe dovuto fare quel povero ragazzo? Spaccare una chitarra sulla testa del primo malcapitato (poteva scegliere tra la Fontana e la Di Michele, peraltro)? No, no: quella era la reazione giusta della coatta stonata, che invece, beate le nostre orecchie, si paleserà al serale.

Cos’avrebbe dovuto fare? Impappinarsi tra mille parole, fingere di svenire come la smemorata di Collegno di turno, facendo la solita figura della svampita? Per quanto nell’interpretazione magari sarebbe stato anche migliore dell’originale, Virginio sarebbe stato solo una copia (migliorata, intendiamoci, ma pur sempre una copia).

Virginio è stato com’è sempre stato – contenuto, moderato, mai inopportuno, con le cose da dire in parte inespresse, in parte comunicata a bassa voce, con l’educazione di chi è “intonato” e rispetta le regole. Un ragazzo così dovrebbe essere sostenuto, non preso a pesci in faccia perché è un bravo cristo.

Il seguito è stato un crescendo rossiniano di stupidaggini. Rudy entrava e usciva come un assatanato. Inseguiva Virginio nello spogliatoio, interloquiva con la coatta (che, incredibilmente, riusciva anche a dire due o tre parole sensate – del resto, davanti a Zerbi forse sembrerebbe sensato anche un babbuino), abbracciava un ballerino a caso, si rotolava nei bagni, picchiava la testa pelata contro i muri e inscenava un improvvisato spogliarello.

Ovviamente, tutto in nome dell’arte e tutto a favore del suo povero alunno, che stava cercando di aiutare. Ovviamente. Tutto ciò non era mica fatto per farsi vedere dalle telecamere e ottenere quei trecento minuti di trasmissione solo per dimostrare al mondo che Rudy Zerbi esiste! Un mondo, peraltro, che vive benissimo anche senza avercelo tra i piedi e che lo riconosce solo come figlio di Davide Mengacci e come utile idiota nei programmi radionofici della Gialappa’s.

E così Virginio è finalmente sbottato. L’ha mandato a stendere. Quanto ha fatto bene. Avesse avuto anche un badile tra le mani, avrebbe fatto meglio. Qualche volta una badilata serve, soprattutto quando si è sottoposti ad un trattamento indecoroso, allo stillicidio, alla tortura di chi continua a sostenere: “Sei incapace, sei incapace, sei incapace” (anche e soprattutto quando canti benissimo Jeff Buckley, mai sentito prima ad “Amici” e tutti ti elogiano, a parte l’unico che ha le orecchie foderate di prosciutto). Peraltro, chi fa tali affermazioni dovrebbe poi essere in grado di circostanziarle, di giustificare i propri giudizi, di indicare una via per correggersi: ciò che, a quanto pare, Rudy Zerbi non fa, anche quando gli è chiesto espressamente dal suo allievo.

Ora, se quest’ultimo volesse seguire il consiglio di un vecchio amante di “Amici”, Virginio dovrebbe fare una sola cosa: correre via, lontano da Zerbi e dalle sue zerbinate. Il mondo è pieno di altri insegnanti, di gente che insegna davvero e che trova soluzioni pratiche a problemi pratici, che aiuta davvero a scoprire se stessi, a tirare fuori le proprie indubbie qualità.

Forse sarà troppo tardi per compiere un percorso tranquillo e sereno ad “Amici”, ma di certo non sarà tardi per la propria vita anche al di fuori della trasmissione. Un conto è finire nel dimenticatoio, un altro è non poter esprimere la propria essenza di artista. Qualcuno, è da credere, non capisce la differenza.

E, per essere chiari, non si tratta di Virginio.