Ci attendono i soliti giorni tristi. Il serale è alle porte e tra i tanti che entreranno il talento, quello vero, latita. Saranno immancabili, invece, le solite esternazioni “intelligenti” dei soliti sapientoni di turno, capaci, ovviamente, di raccontare solo la loro verità. E immancabile verrà anche il taglia-e-cuci che deve imporre al gusto della massa ciò che è appetibile commercialmente, perché plasmabile, costruibile, spendibile nel poco e nel subito, fino a quando verrà abbandonato e sostituito da un altro prodotto dalle stesse caratteristiche.

Può sorprendere la sconfitta del talento? “Amici” è diventato al suo solito solo la cassa di risonanza di piccole rivalità di quartiere, di risse da bar dello sport, di carriere spente e distrutte, sulle cui rovine ci si vuole ricostruire una identità. C’era un tempo l’ex cantante svociata che faceva pagare il loro talento a chi la voce ancora aveva (Max Orsi, Karima, Valerio Scanu); ora c’è l’ex discografico dalle idee brillanti il quale vuol far pagare il suo talento a chi i talenti sa scegliere, come anche c’è l’ex insegnante di canto in tv la quale usa la sua simpatica conoscenza dei termini tecnici per raccontare baggianate di dimensioni più che colossali – ora essere politimbrici è diventato un difetto clamoroso, più o meno come steccare quattro note ogni due.

Il tutto, poi, al servizio di una discografia miope, interessata spesso al guadagno immediato, con competenze nel campo in pratica nulle: senza la conoscenza minima della musica, senza la capacità di distinguere intonato da stonato, senza nemmeno il polso del pubblico. Almeno un tempo c’era chi sapeva di marketing, ora al massimo sanno riconoscere un’amatriciana.

Ma, se tutto si limitasse al cinguettio tra opposte fazioni, tra rancore e rancore, tra smania di esistere e smania di guadagnare, potremmo anche riderne allegri e guardare al futuro con simpatia. Tanto si tratterebbe della solita tv da “Grande Fratello”.

Il problema, invece, è che della situazione sono vittime i ragazzi, che spesso hanno anche talento e capacità, ma che sono triturati in un modo immondo. Antonella Lafortezza, ad esempio, è accusata addirittura di cantare bene. Vorrei ripeterlo, perché altrimenti la cosa non risulta abbastanza chiara: Antonella è accusata di CANTARE BENE.

L’accusa vi dice qualcosa? Non è neppure nuova (Valerio ne è stato vittima finché è rimasto tra le mura di “Amici” e, beato lui, se n’è fregato alla grande) né nuova è la sfacciataggine con la quale essa è pronunciata coram populo: è l’accusa più vecchia di questo mondo – l’accusa dell’ignoranza e della stolidità all’intelligenza. Tu sei capace, dunque ti massacro e il motivo è presto detto: perché mi fai sentire inferiore, perché non riesco a capirti, perché rischio, così, di dimostrare al mondo che sono un incapace.

Sei troppo bravo per questo lavoro – ripassa quando avrai dimenticato qualcosa di ciò che hai imparato. No, mi scusi: lei è troppo qualificato – a me serve un deficiente.

Ecco spiegato come si scelgono i cantanti: a casaccio, sparando nel mucchio, urlando Banzai e assolutamente sempre, semprissimo, sempre sempre sempre con gli orecchi chiusi.

Come i compagni di Ulisse davanti alle Sirene. Non si sa mai che per un attimo qualcuno ci rapisca dalla nostra micragnosità e ci faccia alzare sopra il livello della nostra inferiore condizione di scimmie più o meno intelligenti.