Certo che Maria la chiamano Sanguinaria per un motivo. E’ di una crudeltà crudelissima. Poi, con questo nuovo paio di occhiali da politico della Prima Repubblica (per favore, Maria, se mi leggi, trovati un’altra montatura, perché così perfino Zanforlin è più figo ed è tutto dire), è diventata ancora più cinica.

Ad esempio ha ormai tolto alla sua famiglia quel poveretto di Paolo Giordano. Avete presente quel tipino tutto elegantuccio, con le braccia sempre aperte in un ideale abbraccio, con gli occhialetti da primo della classe, la simpatica mimica d’un cerbiatto, protagonista di un famoso battibecco con Antonio che si rifiutò di cantargli davanti, sapendo che intanto sarebbe andata a finire in un dato modo, e sinceramente quel giorno lì sarei andato da Antonio di filato a stringergli la mano e a gridare improperi in tutte le segrete stanze di “Amici”? Ok, non è Gabriel Garko, non è Luca Jurman, non è neppure Amilcar… però dovreste conoscerlo almeno di vista, dato che in pratica vive ad “Amici”, stabilmente dietro la sua cadrega (sospetto peraltro che vi si sia incollato col vinavil, cosicché lo devono spostare tutto quanto insieme – credo che abbia paura che gli freghi il posto Mangiarotti).

Oggi vorrei giusto giusto parlare di quest’uomo ormai diventato tutt’uno con la trasmissione, qualcosa di simile a Prezzemolino Zerbi, che adesso commenta anche i ballerini, i vestiti del pubblico e la trasmissione di Vinci che viene subito dopo “Amici”, oltre che le pubblicità tra un blocco e l’altro. Ecco, non vorrei darvi questa gran notizia (non vorrei influire sul vostro sonno), però mi urge davvero segnalarvi che anch’egli, come tanti altri, tiene il suo blog, un raffinato prodotto giornalistico dove discetta del lato B di Lady Gaga e di numeri da capogiro inventati di sana pianta da quella bontempona di Patty Pravo. Insomma, un vero pot pourri di emozioni.

Direi: “Sticavoli”, ma non vorrei finire eliminato da Sanremo, oltre tutto senza neppure volervi partecipare.

Insomma, il Giordano, uomo di sani principi, tutto rock duro, al massimo Zucchero, ma solo quello hard, di “Amici” non parla praticamente mai (perlomeno online): per trovare un commento (sapido peraltro) sulla trasmissione nella quale sarebbe diventato presenza insostituibile bisogna tornare indietro al 10 aprile scorso, in un interessante post dal titolo: Il rock sta benissimo, anche grazie ai talent show.

Parlando di come i talent non siano, secondo lui, una iattura per il mercato discografico, il Giordano fa un interessante confronto tra questi ultimi e i concorsi canori come il Cantagiro o il Festival di Castrocaro. Anche da queste manifestazioni, infatti, sarebbero emersi cantanti importanti come altre figure più “volatili” come lui stesso le definisce:

Per dire, a Castrocaro nel 1961 ha vinto Anna Maria Ramenghi, nel 1966 Annarita Spinaci, nel 1988 Antonietta Buccigrossi e via con questi sconosciuti. Ma da lì sono anche usciti Gigliola Cinquetti, Zucchero eccetera. Così anche per il Cantagiro che, cito una data a caso, nel 1964 aveva nel cast Gianni Morandi e Paolo Mosca, un gigante e un nano in termini di popolarità successiva

Lì per lì, sono rimasto perplesso davanti ai nomi fatti da Giordano, in particolare quello di Annarita Spinaci, che, benché io non sia tanto datato da aver vissuto gli anni Sessanta, per me non è affatto questa benemerita sconosciuta. Infatti, mi torna in mente che la suddetta, oltre a vincere Castrocaro nel 1966 interpretando una canzone di Mina, l’anno dopo arriva seconda a Sanremo con una canzone di Tony Renis, in coppia con un gruppo malgascio, Les Surfs. La canzone, che fa il giro del mondo ed è un successo internazionale, si intitola “Quando dico che ti amo” e, dato il suo gigantesco successo commerciale, diventa il motivo di traino di un musicarello dallo stesso titolo. E comunque la Spinaci partecipa ancora a Sanremo, infila un successo dietro l’altro per diversi anni, anche da “emigrante”, quando sbanca il festival di Vina del Mar nel 1974, o quando una sua canzone finisce in “C’era una volta” con Sophia Loren. Insomma, Annarita Spinaci è tutto fuorché una sconosciuta che non ha girato il mondo.

E così mi sono detto: vedi a fidarsi di quello che si scrive su un blog? Molto meglio controllare le fonti… non si sa mai che questo lavoro a monte non sia stato fatto, o sia stato fatto un po’ alla carlona. E cos’è che scopro (anche se, intendiamoci, un sospetto m’era venuto anche a leggere gli altri nomi citati, fin da subito)?

Scopro che la supposta sconosciuta Antonietta Buccigrossi in realtà è il vero nome di Antonella Bucci. Forse, sotto mentite spoglie, il povero Giordano non s’è accorto di essere andato a prendere come esempio una cantante che è ancora in circolazione, visto che collabora con Eros Ramazzotti, con il quale ha inciso “Amarti è l’immenso per me”, altra hit mondiale, anche nella sua versione spagnola, nel 1990, che partecipa a Sanremo (non con grande fortuna, ma ancora con un brano di Eros) nel 1993 e che, tra l’altro, sempre con Eros partecipa al tour del cantante nel 2003. Ultime notizie rintracciate sulla Bucci: è uscito un suo album nel 2010. Insomma, tutt’altro che una sconosciuta. Certo, bisogna però essere un tantino esperti di musica leggera italiana.

Ma l’abbaglio più clamoroso il simpatico Giordano lo prende su Paolo Mosca. Il nome, apparentemente, non m’era nuovo, quando mi capita di leggerlo: Mosca è un cognome famoso, soprattutto per via di Maurizio Mosca, grandissimo giornalista sportivo, protagonista di un’intera stagione di calcio in tv, quando faceva il verso a Biscardi con l’Appello del Martedì. Maurizio, purtroppo, è morto lo scorso anno, sofferente com’era di una malattia sfortunata che non era riuscita, d’altra parte, a tenerlo lontano dalla tv e dal giornalismo fino alla fine.

Ebbene, Maurizio aveva un fratello, che è ancora vivo, figlio come l’altro del grandissimo Giovanni Mosca, umorista e giornalista anch’egli di enorme spessore, uno di quelli che ha fatto la storia del giornalismo italiano. L’altro figlio di Mosca si chiama (ebbene sì) Paolo, che, poi, è proprio il Paolo Mosca che vince il Cantagiro nel 1964 assieme a Morandi.

Basta un po’ di pazienza per venire a sapere che Paolo, autore di 26 libri, alcuni di discreto successo, direttore di diverse testate giornalistiche (tra cui perfino Play boy in versione italiana), lasciò il canto perché, come lui stesso ha spiegato diversi anni fa, non amava troppo il rapporto col pubblico, non perché non avesse avuto successo. Del resto, la carriera che ha fatto successivamente mi pare che l’abbia ripagato ampiamente.

Ora mi chiedo: se Paolo Giordano nel giro di sei righe (o anche meno) ha preso tre cantonate, posso fidarmi di ciò che scrive o dovrò con santa pazienza ricontrollare tutto, andando a cercare qualche fonte fededegna?

E mi chiedo poi: ma se a me, che sono un signor nessuno, il cognome Mosca ha suggerito immagini, parenti e notizie, com’è possibile che Paolo Giordano non si sia avvisto di non aver riconosciuto un giornalista tanto famoso, soprattutto a Milano?

Com’è possibile che non abbia riconosciuto, mentre ne scriveva con così tanta sicumera, il fratello di uno dei giornalisti più importanti della storia proprio del “Giornale” dove Paolo Giordano lavora?

Probabilmente, è la fretta – la stessa fretta con cui si ascoltano i cantanti, senza forse comprendere fino in fondo, fidandosi del proprio istinto assassino, ma senza controllare e ricontrollare, come invece, un tempo, i grandi del giornalismo facevano.