Bubi, al secolo Barbara Barbieri, è una donna interessante, forse la più straordinaria delle corteggiatrici che si sono raccontate davanti alle telecamere di “Uomini e Donne”. Nessuna, prima di lei, a parte Paola Frizziero, ha saputo prendersi il ruolo da protagonista, seppure partendo dalla seconda fila, tra le quarantenni che, in teoria, nessuno dei tronisti doveva filarsi nemmeno di striscio, quando il trono intitolato con poca fantasia “L’amore non ha età?” è partito.

Un esperimento nato male e continuato peggio, se è vero che il primo tronista a lasciare la trasmissione, pieno di difficoltà espressive e completamente incapace di stare davanti alle telecamere, è stato lasciato dalla sua “scelta” dopo qualche settimana, tra i sospetti di tutti e il dispetto della stessa De Filippi, che al riguardo è stata, come spesso le accade da qualche tempo in avanti, categorica e spietata.

E invece il secondo tronista, il povero ma bello Leonardo, qualche soddisfazione l’ha data. Ha prima fatto capire al mondo intero che Bubi poteva andargli bene, che anzi era l’unica tra tutte che lo corteggiava davvero. Tra i due si sentiva una certa emozione – era palpabile il desiderio di entrambi di andare avanti e di finire insieme dopo pochissimo tempo. D’altra parte, il gioco dell’amore, evidentemente, ha le sue regole e tra queste c’è anche quella che prevede che si “quagli” in tempi corretti, o lentamente o velocemente, a seconda di chi è della partita.

Leonardo ha aspettato troppo, povero lui, e alla fine, crogiolandosi tra una ventenne e l’altra, s’è ritrovato a voler allungare ancora di più il brodo, finendo però tra le braccia di una bella senz’anima, magari più eccitante di una quarantenne, ma non così innamorata. La tale, che è capitata all’insicuro Leonardo, si chiama Diletta: mai nome fu più azzeccato, visto che pare che sia “diletta” a tanti, ivi compreso un ex tronista dalle molte donne e dal passato non proprio cristallino proprio a “Uomini e Donne”, Cristiano Angelucci, famoso, come è noto, più che per le sue doti, per il fatto d’essere il fratello dell’altro Angelucci.

Ora, Diletta è la solita ragazzina che vuol fare successo e che per ottenerlo farebbe di tutto, anche portare la madre in tv a farle, come ha acutamente osservato Bubi, lo sponsor. Come succedeva alle starlette della premiata ditta-Mora, anche Diletta utilizza le solite moine e mossettine: finge di dare un bacio e poi si schermisce, guarda in telecamera per vedere se viene bene inquadrata e poi si mette improvvisamente a piangere, esce e rientra senza averne davvero voglia, si inalbera e si acquieta con noncuranza e cercando sempre di emergere come una vittima.

Bubi, del resto, ci mette del suo: ad ogni mossa della rivale, che ha smascherato almeno ottantacinque volte, si sente sempre più sola e derelitta. Nessuno la difende e ciò le esacerba ancora di più l’animo. L’infelice, che aveva cominciato a credere nel miracolo, ora osserva con rabbia che il miracolo, semmai, lo fa lei, resistendo alla tentazione sempre più forte di lasciar perdere.

Si può capire, quindi, tutta l’amarezza di questa donna, sicuramente intelligente, sicuramente preparata, sicuramente affascinante, ma finita in un dramma eterno, dove non riesce mai a trovare pace, dove c’è chi gioca uno sporco gioco e dove non si può far altro che protestare, ma senza la sicurezza, purtroppo, di essere davvero capiti.

E, in questi frangenti, non conta nemmeno il fatto che Bubi non possa essere razionalmente sicura che Diletta sia la solita arrivista da quattro soldi. Conta semmai il fatto che a lei, istintivamente, sembri così – e la conseguenza è davanti agli occhi di tutti: nervosismo, logorrea, scenate, scontri verbali e forse perfino fisici. Bubi esagera – l’ha detto Tina, e sinceramente non ha tutti i torti.

Ma, proprio in questa sua esagerazione, c’è una sincerità rabbiosa e violenta che da Diletta è difficile aspettarsi. C’è anche un senso della giustizia profondo, violato costantemente dalla cattiveria della vita.

E quel senso della giustizia chiede d’essere ascoltato, lo pretende, lo esige. E purtroppo invece resta senza pubblico, senza nemmeno Leonardo a prenderne nota.

E’ proprio qui la radice esclusiva di tutti gli atteggiamenti sconnessi, perfino inconcludenti di Barbara, il motivo per cui nessuno riesce a sopportarla. Un cuore deluso d’amore può davvero urlare al vento la propria disperazione. Ma, quando oltre alla delusione c’è la consapevolezza certa che il proprio rivale sta truccando le carte, quell’urlo può assumere le dimensioni di una quasi-follia.

Barbara, forse, dovrebbe lasciar perdere prima di farsene inghiottire. Un’altra occasione le capiterà, meno insostenibile, per sognare ancora d’amare ed essere amata.