Primo post di quest’anno sul primo serale di “Amici”. La cronaca che viene qui di seguito non è che una bozza, anzi un bozzetto di un romanzo che scriverò a quattro mani con Luca Zanforlin. Lui ancora non lo sa, ma ci faremo pubblicare insieme. Lui architetta le terribilità, io al massimo potrò contribuire con un po’ di colore sentimentale. Secondo me sarà un successone. Più della schifezza che han fatto scrivere a Pierdavide. Scaleremo le classifiche e spezzeremo le reni alla Parodi.Umberto Eco ci farà un baffo e firmeremo autografi a Paolo Giordano. (Forse devo cominciare a scrivere verso le nove di sera, altrimenti straparlo, anzi strascrivo).

I prova: “Cuore“: Annalisa vs Antonella. La Scarrone comincia male, stonando alla grande, poi si riprende dando una interpretazione però troppo lontana dal modello e troppo modernizzata. Evidentemente, è l’emozione che la fa sbarellare. Zerbi la definisce allegramente, con la sua solita faccia tosta, perfetta. Platinette, incredibilmente, vede giusto, sostenendo che l’interpretazione è inadatta alla disperazione del testo. In effetti, Annalisa interpreta sempre la stessa canzone, anche quando non sono i suoi inediti.

La Lafortezza, invece, cerca di non imitare nessuno, nemmeno il proprio stile: gigioneggia sulla parte intimista, forse ammiccando un po’ troppo (tutti questi gestini e gestucci simil-Marrone danno l’orticaria), ma si alza straordinariamente nella seconda parte con la potenza della sua voce cristallina, alla facciaccia della Fontana e delle sue incredibilmente finte dichiarazioni nel pre-partita. Annalisa, poi, perde una buona occasione per stare zitta, finendo in un gioco tragico tra esplorazione e esplosione sulle parole di Jurman, che precisa, tra l’altro, che non fa la guerra a nessuno, tantomeno a lei. Qui sta la grande differenza tra lo stile bianco e lo stile blù, finora: i blù sembra godano a mettere le dita nelle piaghe (supposte) dei bianchi, che, invece, al limite si difendono, ma senza mai scadere. Ma, si sa, noblesse oblige. Linus (che evidentemente è ancora vivo – chi l’avrebbe mai detto, si pensava fosse finito nel negozio di anticaglie di Cannito) sostiene, naturalmente, d’essere un giovinotto (poteva anche dire d’essere intelligente e poi le battute erano finite) e definisce, dall’alto della sua conoscenza musicale, caricaturata la Pavone. Mamma mia, e li fan pure parlare. Ovviamente, gli piace la “moderna” Annalisa.

II prova: Garrisonata con uomini nudi. Inquietanti le luci dorate sul povero Amilcar. Qualcuno si chiede come farà il segaligno Denny a non fare una brutta figura. Momenti di orgasmo intellettuale di Platinette che vede alzarsi i gonnellini dei tre boy. Platinette osserva, con la bava alla bocca: “E’ sempre un bel vedere” e poi spera che altri di “Amici” tornino sul palcoscenico (si sa che lei era una amante di Valerio Pino, ma Maria, a quanto si dice, non molto). Comincia Vito e la De Filippi è materna e si rivolge ai due compagni di bisboccia esortandoli a non fare male al povero malcapitato: “Non schiacciatelo quando fate quella roba…” (e qui i doppi sensi raggiungono involontariamente il culmine). Vito appare, naturalmente, convinto (e come potrebbe non esserlo), ma non perfetto, perché è molto emozionato: la sua grande paura è assai evidente nel finale, dove, in teoria, non deve nemmeno partecipare: naturalmente il motivo non sta tanto nella prima serata, quanto nella Celentano, che è pronta a far fuoco su chiunque. La donnona, dimagrita per l’occasione, comincia subito alla grande, descrivendo le critiche ricevute dal collega Cannito come una simpatica telenovela. Poi si definisce “non tanto giovane” (alla facciaccia di Linus), non lascia articolare una parola a Vito al quale dà del bello, ma non tecnico, alla fine confessa: “Io sono severa”.

Denny nella sua prova non va particolarmente a tempo – cioé balla col fuso orario (colpa del jet lag). Cannito gli trova qualche difetto, mentre per la Celentano è straordinario. Il napoletano Vito interviene con un sapido commento: “Ogni scarrafone è bello a mamma soia”. La Celemon, in versione ti-prendo-ti-picchio-e-poi-ti-faccio-mio, gigioneggia: “Non sono mai contenti questi ragazzi”, e no, cara: è che capiscono.

Arrivano le carte (un gradito ritorno!) a squadre, perché altrimenti Antonio vincerebbe e non possiamo permetterglielo. E i bianchi dominano. Ma Maria dice un sacco di volte che la votazione è parziale.

III prova: cavalli di battaglia: Diana vs Antonio. Diana fa il suo ingresso al serale con una canzone facilitata (come le parole crociate con tutte le lettere già scritte) e, invece che cantare, comincia la solita pantomima della deficiente. La Maionchi, davanti al nuovo finto svenimento, la rimprovera: “Resisti… tira fuori i coglioni” (non sono neppure le 10: si vede che Mara è in forma). Poi la invita a chiederli in prestito alla Celentano, che “ne ha a strofottere” (quando serve, il Moige non c’è mai). Maria non vede l’ora di far interagire Mara e Diana (ovviamente solo per divertire se stessa), ma non può prevedere che Mara distrugga la cantante (insomma, l’attrice… insomma, quella lì) in quattro mosse. Rincara la dose Platinette, che taglia corto: “Smettila di fare la recita”. Povera Diana! Ha già fallito alla grande nel suo pezzo forte – la recitazione. La canzone, Diamonds are the girls best friend, è tutta un tono sotto. Troppe mossettine, troppo ballo, si vede che Diana si sta divertendo, ma la voce è tutta un tremolio. E perfino stridula.

Antonio, con Prayer for the dying, si lancia in una prova di maturità, dimostrando una voce ben modulata, su uno stile non proprio amiciano. Jurman lo elogia. Grazia Di Michele (che peraltro non ci doveva essere: aveva promesso di andarsene nel preciso momento in cui sarebbe uscito il suo secondo allievo… eh no, cara Grazia, ogni promessa è un debito!) la ritiene una brutta esibizione. “Se tira fuori delle cose, sarà in altri momenti” (e qui il doppio senso si esalta). La Fontana ritiene che Antonio fosse calante; lui fa loro notare che forse è l’acustica che ha fatto sembrare loro ciò che non era (poverino, c’ha pure ragione, anche se Jurman gli consiglia di far finta di niente). Risposta della Fontana: “Se è l’acustica, siamo in due ad essere sorde”. Se lo dite voi, vi prenoto una visita dall’otorino. Del resto, la Di Michele sentiva intonato il Nunziante e l’Angelucci. Direi che una buona possibilità che non ci becchi proprio c’è.

IV prova: 160 battiti al Cannito: Giulia vs Debora. La Celentano, in polemica con il coreografo che le ha fatto lo sgarbo d’esistere, sostiene che lei non ha mai usato drappi, perché lei lo fa nature (viene smentita dopo trenta secondi, naturalmente lei continua a negare). Torna la Brescia, che è stata cacciata da “Colorado”. La coreografia cannitiana magniloquente ha una difficoltà pari a zero. La facevo anche io nella parte della Brescia, tra l’altro. Maria che è generosa la ringrazia. Forse dovrebbe essere il contrario. Maria, che non vede l’ora, torna sugli oggetti di scena, chiedendo ad Alessandra se ha mai usato una corda. Poi, abbastanza vicino al microfono per farsi sentire, rincara: “Secondo me a casa le usi”. Balla per prima Giulia: finalmente una donna che a fianchi può reggere l’urto di José. Cannito la trova dinamica e ribelle, molto femminile. Garrison è assai contento, come al solito.

Debora si trova a suo disagio col drappo: lei è una fanciulla troppo pura. E’ imbarazzante nel suo tentativo di far uscire le movenze di una donna che non è. L’unica presa difficile non viene benissimo neppure a lei. Si fa trascinare con gesti non naturali, incespica nel drappo, è perfino troppo scattosa. Cannito è un galantuomo e le attribuisce la volontà di allargare i propri orizzonti estetici. La Celentano, particolarmente sincera, la trova debole dal punto di vista dell’espressione. Poi, naturalmente, senza sentire la contraddizione, aggiunge: “Sei la mia degna allieva”.

V prova: inediti: una tizia qualunque (chissà chi era e cosa voleva – certo non poteva essere una concorrente del talent) vs Virginio. La Mara vede la sconosciuta di cui sopra e la trova carina. Quest’ultima esordisce sostenendo che non sa neppure che versione del proprio inedito deve fare (domanda: ma adesso ad “Amici” danno inediti anche a gente che passa di lì per caso?). Pare che questa tipa con la cresta (o forse è un uomo, non si capisce bene) ci stia a provare, come prima Diana, ma con meno talento (e non è che anche dalle parti della Del Bufalo la parola “talento” vada per la maggiore). “Io nego” (il titolo del pezzo che questa tizia canta) è tra le canzoni più brutte mai sentite ad “Amici”. Forse anche perché non è cantata da nessuno, o meglio è cantata da un gallinaccio spellacchiato che va avanti e indietro sul palco, gridando parole stravaganti con note assurde, prese a caso tra quelle a disposizione della musica indiana integralista. Il momento è talmente schifoso che due milioni di telespettatori hanno la forte tentazione di cambiare per vedere “Ballarò”. La Fontana che sa di dover difendere quella tizia qualunque (le è stata attribuita evidentemente una alunna in più) sta preparando la migliore delle facce toste per sostenere l’indifendibile. Nel frattempo, il gallinaccio di cui sopra fa la deficiente con Jurman – ho l’impressione che ci stia a provare. Il pover’uomo la guarda con simpatia, come si può fare con una malata di mente; poi, richiesto di un giudizio, non commenta, anzi arriva a sostenere che l’inedito sia bello. Linus, invece, è rimasto colpito e paragona questa tipa (della quale sfugge anche a lui il nome) a Pink. Mara la definisce credibile, ma c’è da dire che lo diceva anche di Nevruz. Platinette la ritiene troppo professionista. Al mondo intero, pare soprattutto una gran tamarra.

Virginio interpreta “A maggio cambio”. Almeno lui lo sa. Appare sereno e addolcito: basta un sorriso, che Jurman gli suggerisce per renderlo meno triste del solito, anche se in una canzone ariosa e intimista. La cura-Jurman sembra dare i suoi frutti: il ragazzo appare davvero convincente e mutato, anche per come si muove sul palco. L’ex preparatore Zerbi, naturalmente, indossando un quintale di prosciutto sugli occhi, non lo vede cambiato: anzi lo definisce medio. La Maionchi, che ancora ce l’ha con lui per la storia del plagio che Tiziano Ferro avrebbe fatto della canzone di Sanremo, è gelida: lo definisce tradizionale. Platinette, che non si fa scappare l’occasione di rivangare la questione, trova che non sia stato corretto prenderlo nella scuola, perché lo considera già un professionista: peccato che l’anno scorso non l’abbia detto anche alla Marrone. Linus, invece, spara a casaccio su Sanremo e la gente spara su di lui.

VI prova: Libertango: Riccardo vs Costantino. Coreografia d’atmosfera, ma veloce. A Riccardo la ballerina sfugge per un attimo e cade rovinosamente. La Celentano, anch’essa con il prosciutto sugli occhi, insiste, scherzando, quando quel poveretto poteva anche rimetterci le penne, se lei continuava a maltrattarlo: “Prima ti picchiavo”. Platinette scopre l’acqua calda, sostenendo che l’insegnante fa venire l’ansia per come si presenta a scuola la mattina presto. La Maionchi rincara la dose: “Sembrava quello di Guerre Stellari”.

Costantino non sembra tranquillo, ma fa la sua figura. Garrison ammira con orgoglio: “Hai ballato benissimo, col cuore”. Si sa: c’è chi balla coi piedi, chi con la faccia, chi col lato B. A proposito di lato B, Garofalo, che lo segue, ha parole di miele: “Lavorare con lui è un piacere”.

Vincono i Bianchi che nominano Diana.

Diana canta “In these shoes”. tutta un po’ afona: la musica la sovrasta costantemente, tranne che nella parte parlata. Perde perfino una strofa, nel suo rigoglioso eloquio anglofono. La Fontana è esaltata: si vede che stasera (o sempre) non vuole sentire. Antonella, schierata dalla squadra non nel suo genere, è molto garbata, perfino un po’ troppo atteggiata; nella parte cantata, però la si sente perfettamente oltre la musica e il coro. E il finale è assoluto. I tre saggi danno ovviamente un responso favorevole a Diana, che può restare nella scuola: Massara è soddisfatto, Giordano si complimenta con chi le ha assegnato la canzone e la definisce perfino memorabile, Zanotti le fa i complimenti per come è come persona.

Seconda nomination per Denny: gli va contro Giulia. Denny la vipera sostiene che la scelta dei Bianchi sia stata di comodo, perché la difficoltà maggiore è quella dell’uomo. D’altra parte, nella coreografia, che fa un po’ schifio, le due parti sono in sostanza uguali: Denny ha perso un’altra occasione per stare zitto. Giulia è in effetti in difficoltà anche qui, per la grande agilità richiesta, a differenza dell’espressione e della potenza. I tre saggi danno ovviamente responso favorevole: Oddi ritiene che Denny abbia una tecnica incredibile, la Prina (che si becca i complimenti per l’eleganza dalla De Filippi) lo vede teso, ma atletico ed elastico, Vuan è d’accordo (poverino, c’è il limite dell’italiano, ma è un gran bel vedere come direbbe la Platinette).

A questo punto sono i Blù a decidere chi esce tra di loro. Una che passa di lì e prima ha cantato (sempre per modo di dire), poiché sente il cappio intorno al collo (che peccato), si rivolta contro il regolamento. Purtroppo alla fine esce Costantino. Debora, che sa che c’è un ballerino di meno, esulta, ma fa la morale. Annalisa è incavolata, perché non vuole diventare altro dalla persona che è: cioé una donnina noiosa e sempre uguale a se stessa.

A tradimento, ricomincia la sfida. Il tutto fatto per togliere di torno Antonio, ovviamente.

I prova: cavalli di battaglia: Antonella (“Walk into the fire) vs Annalisa (“Canto anche se sono stonata”). Lafortezza fa una canzone difficilissima, Zanotti la guarda con piacere, strabuzzando gli occhi. Jurman osserva la sua potenza rock. Zerbi non è d’accordo: dice che è una sirena; poi arriva ad offendere anche Jurman, definendolo odontotecnico. Linus non è d’accordo con Jurman: gli è sembrata una versione da pianobar. Che gentaglia: l’obiettivo è sempre Jurman, ma stavolta invece che su Virginio se la prendono con Antonella, che è semplicemente colpevole di cantare bene. Annalisa, su un pezzo mille volte più semplice, è scatenata – soprattutto fisicamente. La Maionchi, che non l’ha presa ad X-Factor, dice che canta molto bene. Linus le fa capire che ha fatto una scelta furba. Lei, piccata, risponde per le rime: “Se han sbagliato loro, son fatti loro”. Sì, certo, ma magari per la tua intonazione avrai sbagliato tu, ti pare? Mica possiamo prenderci tutte le colpe, ragazza mia.

II prova: passo a due di Garofalo: Debora vs Giulia. Al solito, un amplesso mimato, in effetti anche non proprio mimato: quasi realizzato. Da qualche parte, m’è sembrato di vedere una fellatio. Wow, ci siamo evoluti all’orale. Speriamo tanto nell’anale la prossima puntata. Debora sembrava Petrusca per Garofalo: è legnosa, perché viene dall’antico. A Debora, invece, la cosa piace. Chissà che cosa. Del resto, il Fiore, che balla con lei, è un bel fiore. Giulia ci si trova a suo agio: è la sua parte, quella della donna che ha voglia. Per Garofalo, è una pantera scappata dallo zoo.

III prova: “No woman no cry”: Virginio vs una che passava di lì. Virginio è davvero abile, misurato senz’essere volgare. Giordano lo definisce stridente, perché non c’entra niente. Platinette rincara la dose, Mara Maionchi prende la temperatura erotica e sentenzia: -3. Per quella che passava di lì, intonazione, n.p. Come le temperature da Ronco Bilaccio. Zanotti interviene per dire che è brava, per via del beat. Tutti amano essere controcorrente.

Al televoto vincono i Blù.

Novità stravagante: i Blù segnano nomi a caso su un foglio davanti alla signora del Codacons. Il nome che viene fatto si esibirà la prossima settimana.