Sarà che qualcosa cambia, com’è normale: scorre il tempo, in modo inspiegabile, e le vecchie definizioni di noi vengono ad essere triturate dal mutamento. Sarà che talora, anche a chi ci crede davvero, tutto sembra avere poco senso. Ma capita spesso che le parole non abbiano senso, che sia impossibile usarle per dare un significato vero e proprio a ciò che si sente.

Ed allora restano i giochi di parole, o l’anafora ripetuta. Restano l’accento e il suono. Resta una voce che dialoga con se stessa: fa quasi da contrappunto a musica pura, cui si adegua, sembra cullarsi dentro se stessa.

E allora in questo non sense si può elencare tutto ciò che non c’è (piacere, dolore, amore, calore, rumore), tutto ciò che non si può nemmeno definire. La mente sembra quasi turbinare dentro la sua mancanza di logica: i girotondi di animali, la pioggia, il tutto sembra finire in un poderoso vortice. Fa quasi venire il mal di mare seguire queste evoluzioni. Sembra un grido disperato, ma è solo l’inebetita riflessione che non riflette, della mente che non ragiona.

E spera solo nel fuoco che inghiotta tutto, a portare finalmente la purificazione.