Un gradito ritorno tra i post: le pillole amiciane che l’anno scorso han fatto sbellicare due o tre lettori. Lo faccio anche perché Zanfo non vuole che divulghi la trama del nostro romanzo a quattro mani e tre teste. E comunque io in matematica ero bravissimo al liceo.

Mamma, comprami i balocchi. “Il buon ballerino è quello che non si culla” (Debora su Vito, dopo averlo amorevolmente cullato per tutto un anno, scopre evidentemente che l’ammmore non basta: ci vogliono i soldi e bisogna farlo fuori al più presto, perché “ci piace vincere facile”).

Prove orali. “Lui mi mette in bocca cose che non sono vere” (sempre meglio che dure; Vito su Denny, che invece che farsi una gran vagonata di cavoli propri va a controllare quante pirouette al giorno fa il suo antagonista… viene il sospetto che lo subisca un po’ troppo).

E se chiudessi la bocca? “Mi chiudo in sala a fare il massimo” (Denny su se stesso, ma forse bisognava intendere l’ultima parola con la maiuscola; chiederemo alla Maionchi, che di queste faccende è maestra indiscussa).

Denny (d)e Vito. “Sono contento di non aver scavalcato da dietro l’ostacolo” (anche perché da davanti era già superato; Vito su se stesso).

E anche un po’ sacerdotessa. “Anche tu sei curata, stasera” (la De Filippi alla Celentano).

Illusioni perdute. “Uh, guarda com’è a posto la Celentano” (la Celentano su se stessa, mentre usa il mascara per mascherare la ricrescita e immagina di aver fatto fessa la produzione, la De Filippi e tutto il cucuzzaro).

Menomale che l’abbiamo fregata ad X-Factor. “Si chiamava tappo” (la Maionchi futurista dice la prima cosa che le capita di pensare, mentre in Rai in genere diceva: “Hai cantato bene”, “Sei stato bravo”).

Sinistro e ecologia. “Che ha risposto l’albero?” (la De Filippi a una tipa che passava di lì e che ha inscenato una patetica pantomima in giardino per dimostrare che lei è vera, mentre tutti gli altri sono tanto scemi da crederle).

Tu invece per nientissimo. “Posso ringraziare tutte queste persone che stanno lavorando per noi? Perché se lo meritano” (una tipa che passava di lì, rivolta a Maria; poi, massacra la solita canzone, uccidendo la musica, essendo di quest’ultima la negazione personificata).

Voglio un po’ di Satisfaction. Virginio prima di cantare “Satisfaction” fa una premessa di quindici ore, usando anche un paio di figure retoriche ciceroniane, e tutto per mettere in difficoltà la propria squadra: non voleva cantare, non lo voleva proprio fare, ma è stato il rio destino, la crudele fortuna a imporglielo, oltre che la CIA, gli alieni e Milo Rambaldi. La Maionchi, dopo che ha cantato, gli fa i complimenti, sperando che la prossima volta faccia meno i capricci.

Battimi la Diana. “Ti farei cantare solo questi pezzi per vedere se ti svegli” (Maionchi commenta l’interpretazione di Virginio col solito linguaggio da naia).

Giochi di mano, giochi di villana. “Hai pensato nelle tue notti insonni all’erotismo” (Maionchi immagina che Virginio ci dia sotto nelle notti insonni, lontano dalla fidanzata/o).

Il dadone è tratto. Garrison non considera il poderoso lato B di Giulia nella coreografia sul dado. Amilcar, che nel caso lo deve controllare un paio di volte e una lo prende dritto sul torace, ha qualche difficoltà a gestirlo e si ritira sconfitto, come il fratello Annibale dopo Zama (questa la capiscono solo gli studenti bravi di ginnasio).

Amici, Bot e Cct. “Se le dai qualche canzone datata, le rende” (Antonella invelenisce su Annalisa, che non ne ha bisogno, visto che è piena di veleno a gogò).

Sssserpentese… “Al di là della tua temperatura corporea, ti senti fredda?” (la De Filippi ad Annalisa, dopo il pistolotto demichelesco che magari non ci fosse stato, sul fatto che Antonella è troppo brava e Annalisa troppo limitata, mentre in medio stat virtus, e per medio la Di Michele pensa naturalmente al Nunziante).

Qualche cosa di sicuro io farò: smetterò. Annalisa si trasforma in Modugno (la sua è quasi una parodia involontaria): ma chi le ha suggerito di fare la prima parte di “Vivrò senza te” tutta parlata? Mentre l’orchestra sale, lei resta giù, ma poverina non ce la fa proprio. Nel finale, è udibile perfino qualche grugnito alla Giusy Ferreri, senza però che lei abbia anche solo un milionesimo del talento di Giusy Ferreri.

Il Maestro e Annalita. “Tutto quello che fa è duro” (Zerbi su Annalisa; se lo dice lui, ci crediamo, ma pensavamo anche che le liaison tra Mutrugnone e Gabriella Scalise fossero finalmente roba vecchia).

Allo scientifico un po’ di meno. “Si studiano le cose in classico” (Debora fa notare a Giulia che era meglio se faceva ragioneria).

Toccami tutto, già che ci sei. “Mi tocca il cuore quando balla, perché lui è puro” (Cannito si slancia in una lode pelosa su Riccardo, ma fotografa talmente bene l’esibizione che perfino quella perfida della Celemon resta dentro la sua sfera Poké e non lancia il suo attacco mortale: “veleno janculoso”).

Sono forse cu*o, ca**o e te**e? “Mi vengono in mente determinate parole, ma mi trattengo” (De Filippi a proposito della sincerità verbale della Maionchi).

Semmai una bella strappona.“Era ora, ciccio bello! Cosa aspettavi, la guerra?” (la Maionchi a Virginio, che si dice rinato e rinvigorito, tipo viagra a gogò).