Non amo profondamente il nuovo inedito amiciano, “Io nego” (sotto questo aspetto non posso dar ragione a Jurman, che qualche settimana fa ha dichiarato che gli sembra molto buono). Ogni tanto, ho avuto la sfortuna di sentirlo cantare da un interprete (non ricordo bene il nome o il volto) preso, evidentemente, dalla strada, insomma quella interessante a suo modo novità dell’edizione di quest’anno, secondo la quale ogni tanto invece che un allievo viene fatto esibire un passante.

E devo ammettere che questa scelta non aveva contribuito granché a farmi apprezzare la canzone, anche perché non ne avevo mai compreso interamente il testo.

Stasera Maria m’ha fatto un regalo: ha chiamato un allievo (Virginio) a cantarla e finalmente ho compreso di cosa si parlasse e un pochino di più il pezzo m’è piaciuto. Ciò dovrebbe insegnare qualcosa a tutti: alla redazione che la scelta di far cantare gente improvvisata, che magari andava a far la spesa e si trova catapultata sul palco, non è sempre percorribile (non è che nei supermercati ci si trovano sempre Mina, Valerio Scanu e Barbara Streisand a comprare i fagiolini surgelati, soprattutto se non si va a Lugano, alla Maddalena e a Malibu, California), agli autori di canzoni che sarebbe meglio scegliere i propri interpreti, alla Fontana e a Zerbi che è tanto bene ogni tanto stare in silenzioso silenzio. L’ha fatto anche la Celentano in questa simpatica puntata.

Un’ultima annotazione: mutatis mutandis, m’è sembrato di rivedere Valerio che rifaceva, in modo impareggiabile, “Domenica” del Nunziante – la differenza tra l’arte e il kitsch.