Antonella è uscita in una serata difficile. Ha cantato spesso al di sotto delle sue indubbie qualità, vittima di una brutta influenza. Peccato che metà della commissione degli “esperti” non se ne sia accorta. La Maionchi ancora poco prima della sua eliminazione ha bofonchiato, davanti alla De Filippi che le faceva per l’ennesima volta sapere che il giorno prima la cantante era stata male, qualcosa tipo: “Ah, mi dispiace”, come se l’avesse capito solo in quel momento.

Certo non l’aveva capito qualche ora prima, quando la Lafortezza s’era lanciata col cuore in un duetto non facile in una canzone non facile assieme a Renga. Certo non l’aveva capito qualche mezz’oretta dopo quando la Lalafortezza con grandissima intelligenza musicale aveva fatto suo un pezzo di Mina, non facendo tra l’altro rimpiangere nessuno, interpretando con abilità consumata un ruolo che anagraficamente poteva essere poco suo.

E di certo la Maionchi non aveva capito che quella poveretta era affetta da otite, laringite e varie altre malattie proprio nel momento in cui si è giocata il tutto per tutto, cantando meravigliosamente, ancora più del solito, il pezzo che non l’avrebbe salvata dall’eliminazione. E probabilmente neppure l’aveva capito quando la Lafortezza, con amore per la musica, aveva chiesto di cantare il brano più difficile tra i suoi due “vestitini”.

E passi che la Maionchi non abbia capito nulla – sarà anche l’età, immagino, o il fatto di non avere in gara nessun cantante già scritturato per la sua favolosa casa discografica. Altrimenti (è facile da pensare), sarebbe stata molto più attenta a quello che Antonella stava facendo, o a quanto meravigliosamente stava cantando, nonostante la condizione fisica non impeccabile (giusto per essere eufemistici).

Ma gli altri? Gli altri, più giovani, l’avranno capito oppure erano sordi? L’avrà capito quel simpaticone di Paolo Giordano che con la solita sicumera di chi ha l’occhio lungo (e peccato che non sappia distinguere Amy Winehouse dalla Spinaci) ha bofonchiato (si vede che era la serata dei bofonchii) che, per quanto lo riguardava, Antonella si meritava di restare nella scuola solo di un’anticchia, che anzi, a ben vedere, non è che poi se lo meritasse davvero. E certo. Per forza che non se lo meritava. Ad “Amici” è giusto che restino gli svociati, gli stonati e magari anche gli ignoranti di musica. Pare a tutti coloro che hanno un minimo di buon senso il giusto epilogo di una trasmissione che, partita anche quest’anno con grandi proclami, è riuscita a buttare nel water tutto ciò che di buono è stato fatto in questi anni.

Antonella, così, con i suoi occhi pieni di lacrime, con la sicurezza che non sarebbe mai riuscita ad arrivare in finale, e che intanto, anche se ci fosse arrivata, qualche altro allegro beota l’avrebbe impallinata tanto per dare addosso al troppo amato e troppo poco digerito Jurman, è arrivata all’ultimo, restando sempre la gran signora che è stata. Senza dare addosso a nessuno, senza dire una parola di troppo, soprattutto quando s’è accorta che qualsiasi cosa avesse dichiarato sarebbe stata usata all’eternità contro di lei in uno dei trecentomila rvm confezionati al solito modo da quei due simpaticoni che si credono autori di trasmissioni televisive e invece presumibilmente sono cresciuti in una scuola gladiatoria, tra picche e sangue raggrumato.

Antonella non era più utile alla trasmissione: non lo era, perché lavorava, cantava, sognava. Non urlava disgustosamente, non si dimenava come un’idiota sul palcoscenico, non gettava per terra microfoni aste chitarre corni inglesi e scimitarre. E poi doveva essere sacrificata perché era perfino malata.

A ben vedere, questo attentato alla musica era cominciato da molto lontano, da quando era stata criticata per aver cantato troppo bene, per avere una voce troppo potente, per essere in grado di fare ciò che altri neppure sotto tortura sarebbero in grado (il discorso peloso sulla politimbricità, tanto per ricordarne una, come già raccontato in un altro post): fin dal suo ingresso, quando un sedicente esperto musicale, che al massimo può rappresentare se stesso e il suo gusto, l’aveva definita (avendola ascoltata una volta) come la più scadente delle interpreti dell’annata.

Ma di una cosa si può essere sicuri. Se “Amici” fosse ancora la trasmissione che abbiamo conosciuto nella settima e in parte nell’ottava edizione, se ancora il pubblico contasse qualcosa, se ancora il nostro voto fosse importante e non fosse diventato inutile, la Lafortezza sarebbe ancora dentro la trasmissione e fuori sarebbero altri meno meritevoli, meno degni, anche come cantanti.

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