Caro Luca Jurman,

me lo aspettavo. Non è che io abbia il piacere di conoscerla intimamente, ma ero convinto che l’avrebbe fatto: che avrebbe lasciato “Amici”, non appena si fosse presentata l’occasione per farlo senza fare male a nessuno – non ai suoi allievi, non alla trasmissione, non alla conduttrice. Se n’è andato, la scorsa domenica, con la solita signorilità gentile, testimoniando con il suo gesto la sua grandezza, la sua statura morale.

Ho letto, con tanto disperato rammarico, le sue parole sulla sua pagina di facebook: parole vere, ispirate e sincere, con quel tanto di retorica che la contraddistingue sempre mentre scrive, quando invece a voce sembra tanto diretto e senza ghirigori. Capisco, davvero comprendo profondamente la sofferenza di restare in un luogo dove sapeva di non essere più in grado di svolgere lo stesso lavoro che aveva fatto per altri talenti (Marco, Silvia, Valerio, Alessandra), perché, com’è saltato agli occhi di tutti, gli è stato impedito.

Ma cosa è successo in questi due anni per allontanarla tanto dalla produzione di “Amici”? Prima le interviste di Zanforlin che l’accusava di voler dimezzare il suo impegno per la nona edizione, ora le parole acide di Monaco – e la sua assenza da tutti i pomeridiani, da lei stesso lamentata e notata da tutti gli osservatori neutrali. Credo, però, che sia lei sia noi che la seguiamo ce ne saremmo dovuti accorgere da tempo. Perlomeno da quando quella maledetta/ benedetta finale è stata vinta da Alessandra, come sapevamo tutti, prima ancora che iniziasse.

O da quando l’anno successivo stravagantemente lei sia stato lasciato fuori dal cast, per richiamarla durante il serale, quando era necessario avere qualcuno che parlasse davvero di musica, tra tanti finti esperti. O da quando quest’anno ha presentato un cantante di valore come Blaquier e in una ridicolissima puntata di sabato (se ci penso ancora, mi viene il voltastomaco) quest’ultimo è stato sbertucciato dalla commissione che tra un po’ gli faceva cantare anche il codice nautico in antico pahlavico, giusto per verificare non se fosse un cantante meritevole, ma un bravo traduttore dal cinese altomedievale.

Ce ne saremmo dovuti accorgere già da lì, e forse avremmo dovuto esortarla chiaramente a prendere e andarsene. Ma, sinceramente, da parte mia, non ne ho avuto il cuore – ho pensato, per un attimo, che forse eravamo tutti sciocchi a ritenere che Daniele fosse bravissimo, preparatissimo, straordinario, una possibile nuova stella della musica italiana. Per un attimo ho esitato, ho creduto che forse avessero ragione loro – tutti quei discografici così categorici, i tre giornalisti, perfino Vessicchio.

Ma poi il sospetto è diventato certezza, quando dal serale è stata cancellata Giorgia, o perfino quando Antonio è rimasto nel gruppo invece che l’altra sua allieva. Non abbiamo mai saputo con sicurezza quale fosse la classifica finale delle stelline, o come fosse stata costruita tramite le ultime due prove, delle quali non abbiamo mai conosciuto davvero gli esiti. Ci ha attraversato un dubbio, vedendo Giorgia, la bravissima Giorgia, la talentuosissima Giorgia non passare e invece altri (di cui non farò i nomi) non dover neppure passare dalla tragedia del semaforo.

Perché Giorgia no, e invece Antonio sì, con tutto quello che Antonio aveva subito durante l’anno? Io ora credo che quel meccanismo sia stato attuato per strangolare lei, per metterle un ulteriore cappio al collo.

Era ovvio, d’altra parte, che poi Antonio avrebbe fatto benissimo al serale, che sarebbe stato oltre i suoi livelli soliti (non a caso era suo allievo) e che alla fine sarebbe stato, naturalmente, sbertucciato da chiunque passava di lì, ivi comprese certe colleghe che solo per il loro passato amiciano e d’altro tipo dovrebbero stare ben ben zitte e ricordarsi di quali bidoni rifilassero come assi della musica internazionale.

Era una storia già maledettamente scritta. Ora, a guardarla da lontano, vedendo com’è andata a finire, con Antonella, bravissima, straordinaria, meravigliosa e proprio per questo motivo umiliata in ogni modo, fino al pianto, mi assale la certezza che tutto sia stato tramato, organizzato, sistemato affinché lei, il suo maestro, uscisse dal programma con la coda tra le gambe.

E non voglio parlare nemmeno degli insulti ricevuti – gratuiti e crudeli, dei quali, magari, un giorno tratterò in un altro post, vedendo di fare, come spesso mi succede, lo storico della trasmissione e di ristabilire, almeno qui, almeno su queste pagine, la verità – senza spirito di partigianeria, senza desiderio di rivalsa, solo per amore della verità.

Mi spiace, davvero mi spiace che “Amici” sia finito in questo modo per chi, come lei, alla trasmissione e al pubblico abbia dato tanto. Ma, se questo può valere come una parziale consolazione, la sua impronta in questo mondo lei l’ha già abbondantemente lasciata, come testimoniano i successi, prima artistici che numerici, dei suoi pupilli.

E da parte mia spero che, un giorno o l’altro, il tempo le restituisca quel tanto o quel poco che questi mesi le hanno tolto.

Suo, Rembò/ Lewis C.