Serena Abrami, Lontano da tutto (Niccolò Fabi): l’Abrami torna su un palco che conta, dopo l’ingiusta eliminazione di qualche anno fa da X-Factor, dovuta al peggiore degli errori di Morgan, che al tempo salvò un trio di disperate al posto di Serena. Il pezzo, però, non fa risaltare la sua purissima e gentilissima voce, ora più ambrata di quando l’avevamo ascoltata per la prima volta. La tessitura della canzone non è per lei adattissima, forse era immaginata per un uomo (l’autore è Fabi, il cantautore di “Capelli”). Voto: (a malincuore) 7

Anansi, Il sole dentro (Bannò – Fiabane): ok il look, ok l’avvenenza, ok il fisico slanciato, ma la voce? Apprezzabilissima la canzone, seppure ripetitiva, con una tiritera di parole un po’ eccessiva, ma siamo sempre nell’imitazione di un genere che agli Italiani, anche quando talentuosi, non riesce mai: il reggae. Non bastano, purtroppo, le treccine – ci vuole il talento. Voto: 3

Gabriella Ferrone, Un pezzo d’estate (Giuliano Boursier): fisicamente ricorda Maria Pia Piazzolla, la voce invece è particolare, come lo stile sprezzato e cattivo da hiphoppara. Domina bene il palco, nonostante il pezzo non proprio fantastico.  La grinta c’è, anche la precisione nell’esporre il testo che resta limpidissimo. Manca, invece, totalmente la moderazione: il troppo stroppia. Voto: 8- (soprattutto per il brutto finale)

Raphael Gualazzi, Follia d’amore (Raphael Gualazzi): grande uso degli strumenti, per un pezzo folle come il jazz che andava di moda quarant’anni fa, con la stessa pazzia limpida. Che bravo, anche quando sforza la voce verso l’acuto distruttivo con cui chiude il primo ritornello, poco prima che entri la tromba a dargli man forte. Che bravo quando gigioneggia con bravura eccezionale, giocando con le parole gentili di una canzone sincera, ma che in un festival tanto sotto tono fa impressione, come se fosse tornato sul palco di Sanremo il bravissimo e compianto Luttazzi. Voto: 10