Micaela, Fuoco e cenere (Santonocito – Nigro – Muggero): voce lirica, molto leggera e piacevole, con una capacità interpretativa da grande, viene dalla grande officina di “Ti lascio una canzone”, ma rispetto all’acerba voce già dimostrata allora ha fatto notevoli progressi. La canzone non è straordinaria, piena di solite antitesi; inoltre, è troppo veloce per la sua meravigliosa dote vocale, che si trova in difficoltà quando le si chiede troppa agilità. Attrice nel finale, si è persa solo in qualche momento. Se continua, ha un futuro importante davanti a sé. Voto: 8

Roberto Amadè, Come pioggia (Roberto Amadè): per cantare, canta bene ed ha anche una bella presenza scenica. Però, la canzone che inizia benissimo con un arrangiamento da opera sinfonica non morde per niente. Forse è il testo, un po’ troppo orecchiato, forse più probabilmente è la pasta musicale della voce di Amadè. Voto: 6

Btwins, Mi rubi l’amore (Grandi – Chiodo): autori straordinari per una canzoncina facile e orecchiabile, ma cantata senza personalità dai due gemellini della manifestazione. In qualche occasione, perfino stonati, i due ragazzi sono sicuramente piacevoli esteticamente, ma poi resta l’impressione del solito duo giovanilistico, messo insieme in fretta e furia. E il palco dell’Ariston, da questo punto di vista, non perdona. Tanto per essere chiari, si può essere sicuri che non faranno lo stesso successo dei molto migliori (e scorrettamente vituperati) Sonohra. Voto: 3

Marco Menichini, Tra tegole e cielo (Galli – Senesi – Perrozzi): questo ragazzo ha della stoffa, prende coraggio con i suoi grandi occhioni e canta forse il pezzo più poetico e scarsamente immediato di tutto questo Sanremo. Però, il tessuto musicale lo facilita alla grande, s’adatta ai suoi mezzi, lo esalta anche al di là dei suoi meriti, che pure sono tantissimi. Complimenti agli autori del testo, enigmatico, perfino incomprensibile in un punto (nel senso che non si capisce cosa abbia cantato il bravo Marco), ma forte, piacevole, intenso. Voto: 9