Ogni tanto, Maria ha una idea clamorosamente intelligente. Ogni tanto, le basta rispolverare qualcosa che nel suo gioioso passato ha già fatto e, tanto basta, riempie l’etere di qualcosa di meraviglioso. E stavolta le è bastato riportare sul palco di “Amici” le vecchie glorie, anche quelle un po’ dimenticate, e, ammetto, m’è tornato il sorriso per un programma che ho tanto amato e ora tanto mi fa rabbia vedere ridotto a logiche che di “amiciano” hanno veramente molto poco.

Che bello risentire Silvia Olari: una voce meravigliosa e tanta grinta, la coscienza d’essere una musicista perfetta e di saper scrivere una canzone. Quando si dice la cultura musicale, non è che si parli di sciocchezze, ma di arte. Quanta ragione, lo ripeterò fino all’infinito, aveva Luca Jurman, quando la difese da un’ingiusta eliminazione. Quanta ragione. Non sarà mai ripetuto abbastanza. Mai.

E adesso a scaricare la sua canzone gratuitamente (nell’ambito del concorso che permetterà al trionfatore di produrre un proprio disco) mi viene la nostalgia, una nostalgia davvero canaglia (alla faccia di Romina Power) per un programma che ha messo insieme Silvia, Alessandra e Valerio. Ma vi rendete conto? Tre felici macchine da guerra musicali, tre geni della lampada, tre talenti enormi, giganteschi, talmente autoevidenti da superare, alzandosi in alto, la bassa polemica delle Disgrazie e dei Rapini.

Ma come, dico io, com’è possibile che da “Amici” siano usciti Eleonora Crupi, Nicola Gargaglia, Gian Martini, Antonino Spadaccino, Daniele Perrino, Monica Hill, Giulia Ottonello, Leonardo Di Minno, Valerio Di Rocco, Rita Comisi, Karima Ammar, Max Orsi, Manuel Aspidi, Cassandra De Rosa, Anna Altieri e ora siamo davanti alle pastette discografiche più assurde, fatte apposta fin da subito tanto che il nome del vincitore o della vincitrice è già scritto fin sugli articoli di wikipedia, con un anticipo di mesi? Com’è possibile, come siamo arrivati a lasciare che “Amici” venisse scritto non dalle nostre preferenze, ma da quelle di quattro-cinque discografici, spesso incapaci, per loro stessa ammissione, di distinguere una stonatura da un piatto di spaghetti al ragù?

No, non ci sto. Sono avvilito, tremendamente avvilito, e triste, profondamente triste. E mi spiace che di fronte a questa tragedia avvilente non ci sia una voce fuori dal coro tra i nostri tanti giornalisti musicali. A leggerli, invece, non c’è mai una parola di verità.