“Perfetti”, la nuova hit di Eleonora Crupi, che con questo pezzo avrebbe dovuto vincere il mini-campionato delle ex stelle di “Amici” targato Maionchi-Platinette, ha una storia molto lunga e perigliosa. L’autore è il sensibile Niccolò Agliardi, che avrebbe voluto cantare la sua opera al Festival di Sanremo del 2009. Era già d’accordo perfino con Ornella Vanoni, che sarebbe stata felice di fargli da madrina. Poi, però, ci si sono messi in mezzo tutti quanti: dalla casa discografica al conduttore (allora era Paolo Bonolis), o perlomeno questa è la storia che ha raccontato Agliardi in un’intervista piuttosto datata e passata sotto silenzio.

E così la canzone è finita nel dimenticatoio, o meglio negli scaffali virtuali di itunes, dove, in effetti, è rimasta senza troppo successo. Sono passati, nell’intanto, quasi cinque anni e Agliardi la propone alla Crupi, che la fa sua e ora, dopo il tentativo fallito di una felice rentrée nella trasmissione che l’aveva lanciata, l’ha riportata all’onore della cronaca con una battaglia personale.

“Perfetti” è stata ostacolata da molti e per molto tempo perché è una canzone a tematica gay: è il racconto di una difficile relazione tra due ragazzi appena ventenni, che insieme scoprono l’amore vero e vorrebbero viverlo alla luce del sole, tra la gente al supermercato e i sabati delle famiglie, ma sono talmente osteggiati dalla società circostante che preferiscono lasciarsi e finirla così (anzi, forse uno dei due, quello che ha voluto combattere di meno, s’è perfino trovato una moglie o una fidanzata, almeno di copertura).

La canzone si apre già con una nota malinconica affidata al passato prossimo: “siamo stati perfetti, mio amore”. “Siamo stati”, cioé lo eravamo, quando stavamo insieme: ora, invece, non esistiamo più come “noi”, ma solo separatamente e purtroppo non abbiamo più quella perfezione talmente irraggiungibile che dà solo l’amore corrisposto. Al “siamo stati perfetti” che fa da titolo al pezzo fa eco lo “siamo stati stupendi” finale, con cui la canzone si chiude nella consapevolezza che si poteva forse riuscire a mantenere quello stato di grazia, ma che quello era il “posto sbagliato”.

Forse, in effetti, non esiste un posto giusto o non esisterà mai, finché l’amore reale dovrà, per vivere, ottenere sempre il riconoscimento non solo di chi lo sperimenta, ma anche di coloro che circondano i due amanti. Tuttavia, il mondo, forse, è cambiato in questi anni e dai tempi di “Luca era gay” (che partecipò, col rischio di arrivare al primo posto, a quel Sanremo) qualche vittoria è stata ottenuta anche dai movimenti omosessuali. E forse anche “Perfetti” nella nuova versione (musicalmente più curata e con meno battute a vuoto) della Crupi sembrerà una battaglia di retroguardia, o una fotografia di una situazione che nel frattempo è cambiata completamente e lascia ora anche ai cosiddetti “diversi” l’agio e la tranquillità di vivere come meglio credono.

Però, nonostante tutte queste premesse, non si può e probabilmente non si deve considerare non necessario mettere nero su bianco quanto sia assurda e perfino anti-cristiana l’intolleranza nei confronti di un amore che è tanto naturale e normale quanto qualsiasi altro benedetto o dall’establishment ecclesiale o dalla società perbenista. Forse, tutto sommato, ancora oggi anche noi siamo come i due ragazzi della canzone di Agliardi, “aggrappati alla pelle,/ uno all’altro in attesa che Dio/ ci portasse un consiglio per tutti/ e poi ad ognuno il suo”.