Per ora del prossimo album di Marco Mengoni (alias M.M.), si conosce soltanto (ancora per poco, in effetti) il single “Solo”, che darà il titolo all’intero lavoro. La canzone interpreta le parole di un toro finito, suo malgrado, in un’arena a morire infilzato, “solo”, appunto, contro non solo il toreador, ma anche il pubblico che grida davanti al crudele spettacolo. L’autore, che è il cantante stesso, ha voluto, a quanto pare, costruire una metafora (non del tutto riuscita) dell’artista sbranato dai fan, ucciso dalle necessità dello show business, e quindi per ovvi motivi assolutamente lontano da tutto e da tutti, solitario e, per una volta, perfino vittima di se stesso e delle proprie potenzialità.

Certo, la costruzione musicale ha fatto pensare a qualche critico ai Muse e la tessitura della prima parte, con quella folle interruzione dopo “non ritornerò”, allo stile del frontman dei Negramaro. In realtà, il pezzo più che a questa modernità roccheggiante deve alla tradizione musicale più retrò possibile. L’attacco, infatti, è perfettamente paragonabile a “Nel sole” di Al Bano (con la piccola variante tra “notte” e “rosso”). Il resto, d’altra parte, appare, prima del ritornello, uscire da un pezzo tra anni Sessanta e Settanta, con un’atmosfera che così ha già fatto la fortuna di molta discografia (anch’essa imputata di plagio) di Giusy Ferreri. E onestamente non sembra possibile non riconoscere questa traccia, assai evidente, e che poco ha a che fare con gli Stati Uniti.

L’idea, poi, che un cantante italiano debba per forza, per poter fare musica, avere modelli solo americani, non solo fa sorridere, ma anche fa, da un certo lato, arrabbiare: come se gli Americani, dopo aver devastato un mondo con le loro bombe, dovessero, quasi per diritto divino, essere comunque e sempre un modello (e oltre tutto nell’idea che loro, sì, fanno la vera musica – al massimo, in Italia, si canticchiano canzoni tradizionali… e peccato se la musica italiana è invidiata e imitata dovunque, vedi la patetica storia di plagio jacksoniano). Soprattutto quando non lo sono, e chiaramente non lo sono.

L’atmosfera di “Solo” semmai, con quel tanto di spagnoleggiante che ha la lunga strofa, richiama, volendo, più Almodovar che Bon Jovi. E peccato se di fronte al talento si troverà al solito da ridire (M.M. è uscito da “XFactor”, la tv ci ammanisce schifezze, la musica vera si fa nelle cantine umide, l’unica musica decente è il rock etc.). Queste critiche sono tanto poco sul pezzo quanto sostenere che senza l'”Eneide” di Virgilio Dante non avrebbe scritto la “Divina Commedia”.

Ah, tanto per chiarire, se non ci fossero state le opere del Mantovano, non sarebbe esistita nemmeno una parola dell’intera letteratura medievale.