Ieri è stata una giornata stravagante. Ho incrociato in una chat un simpatico utente che mi ha sottoposto un test zen, una favoletta che ho, poi, scoperto essere molto diffusa tra i cultori del buddismo da strada, diciamo quelli che sono buddisti ad intermittenza, giusto perché fa tanto figo dirlo quando si è in salotto con due zie e l’idraulico.

La storia è presto riassunta: un pover’uomo è inseguito da una ferocissima tigre, scivola in un crepaccio e riesce miracolosamente a salvarsi dallo sfracellamento immediato riuscendosi ad aggrappare ad una corda, gentilmente lasciata lì da qualcuno. Intanto, però, nello strapiombo c’è un’altra tigre che lo sta aspettando. Come se non bastasse, due topolini, uno bianco e l’altro nero, cominciano a rosicchiare la corda.

Poi, c’è l’aprosdoketon – una fragolona rossa, bella, succolenta. E lì la domanda del mio amico di un istante: cosa faresti tu? La mia logica da gioco di facebook mi fa immaginare di prendere la fragola, ottenere un bonus di 100 punti energia e uccidere la tigre. Poi, immagino di telefonare, nell’ordine, a Nembo Kid, Flash, Jeeg Robot d’Acciaio, fregandomi della fragola. Poi, siccome sono un bravo ragazzo e mi sembra che se rispondessi così lui (il tipo online) ci rimarrebbe male e penserebbe d’essere stato deriso, arrivo alla soluzione più ovvia: caccio la fragola ai topi e mi risparmio di cadere nelle fauci della seconda bestiaccia che sta aspettando dabbasso per divorarmi.

Non l’avessi mai detto. Sono apostrofato come citrullo, perché non ho assaporato il presente. E sì, perché, in questa meravigliosa storiella, inventata da una mente probabilmente perversa, le tigri rappresentano rispettivamente il passato e il futuro, i topini il tempo che fugge e la fragola la gioia del presente. Occheccavolo. Non c’avevo pensato.

La conversazione amabilmente è troncata, con mio sommo disdoro (avrei voluto sentirne almeno altre quattro). E, mentre ho ripensato al mio grave errore e a quale sfortuna m’era capitata nel perdere il contatto con un uomo tanto interessante, sono arrivato, impercettibilmente, quasi senza accorgermi, ad una conclusione sulla storia delle tigri e vorrei condividerla con l’intero etere.

Prima di tutto, la fragola è poco appetitosa, soprattutto se è bella grossa: le fragole grosse non sono per niente gustose. Se vai a fare la spesa, prenditi le fragoline, diceva mia nonna: sono zuccherine in modo fantastico. I topi, poi. Bianco e nero, come il giorno e la notte. Che ci fanno lì, se possono mangiare la fragola direttamente loro? Se riesco io a prenderla, mentre sono appeso al filo della speranza, loro invece che fanno? Preferiscono la corda? Non è possibile: il topo mica è scemo. E anche io, tra la corda e la fragola (ancorché bella grossa), preferisco la fragola. E non sono nemmeno bianco e nero, anche perché sono anti-juventino da una vita.

E poi le tigri. Con tutto quello che possono mangiare (ivi compresi i topini e la fragola), vengono a rompere le scatole a me? E vada per il fatto che posso sembrare in carne, ma è ovvio che anche loro sbagliano ad aspettare che io cada o mi risollevi.

Insomma, allo zen dei poveri, che insegna ad apprezzare ciò che è presente e a non consumarsi dalla paura, preferisco allora l’epicureismo, che sarà meno evocativo, ma dice la stessa cosa e tra l’altro con la poesia di Lucrezio fa anche una gran bella figura. Anche perché, ad estendere questo messaggio a tutte le esperienze umane, questo carpe diem fragoloso sembra ridurre la nostra vita a esperienze con un significato talmente aleatorio da essere fastidioso.

Exegi monumentum aere perennius: questa è la finalità dell’uomo. A prescindere dalla tigre che ti insegue o dalla fragola che ti occhieggia, e che magari nemmeno è tanto buona.