Che il nuovo “X-Factor” di Rai2 potesse solo andare così male, era scritto nelle stelle. “Star Academy” era un programma raffazzonato, infarcito di pezzettini di “Amici” e di “X-Factor”, mescolati quasi senza grazia, costruito solo come riempitivo (al posto di un giovedì leggermente più competitivo, ma politicamente più scomodo, diciamo così). Come avrebbe potuto fare ascolti anche meramente un poco più alti? Forse con lo spogliarello della Vanoni in diretta o un incontro di boxe tra Facchinetti e Ron. Insomma, l’unica strada era finire per diventare più becero del becero – tipo un altro programma alla Bonolis.

Fare un talent è un’operazione non certamente così facile. Occorre, naturalmente, una buona idea, ma soprattutto è necessario intercettare i desiderata del pubblico, pur senza blandirli apertamente. Significa fare casting di successo, significa non imitare nessuno (vero, Barbara d’Urso?), significa saper fare la tv.

Ed ecco perché X-Factor ha sempre sopravvissuto grazie alla capacità dei protagonisti di rendersi interessanti: il solo vero successo di ascolto è stato nella prima edizione – le altre, che han fatto perno più sulla ridicolaggine della Maionchi che su altro, sono state un incredibile disastro, in particolare l’affollatissima ultima versione, con i quattro giudici ad annaspare nel tentativo di far digerire le loro cattive, o anche peggio, scelte.  Come si poteva credere che una edizione con ancora minore appeal, vista la presenza “qualificata” in giuria di un dj frustrato come Savino (già cacciato da “Colorado”), potesse fare meglio?

E come si poteva credere, onestamente, che sarebbe diventato un successo un programma che ricordava in tutto e per tutto il meccanismo amiciano, pur senza avere un Mefistofele (ma particolarmente attraente) alla Zanforlin, ma che metteva insieme, c’è da dirlo, cantanti che con il loro mestiere avevano davvero poco a che fare?

E come si poteva credere, a meno di non tenere il prosciutto sugli occhi, che sarebbe stato un successo un altro programma destinato alla conduzione di Facchinetti, che nelle sue quattro-cinque ultime prove in prima serata non ha mai (dico: MAI) azzeccato un successo, o perlomeno non un flop (lo stesso dicasi della D’Urso, che ha una tale serie di programmi di prima serata chiusi che potrebbe venderli al mercato, vicino al banco dei pompelmi)? In Rai, forse, non si sono accorti che Facchinetti, in prima serata, fa risultati talmente bassi che non lo vorrebbero nemmeno su Italia 7 Gold: quest’estate, l’ultima débacle con “101 modi di perdere un gameshow”, chiuso dopo una miserrima puntata, superato perfino dalle repliche di “Superquark”, e prima “Ciak! si canta”, chiuso in anticipo, e prima ancora “Il più grande (italiano di tutti i tempi)” , massacrato anche dalla critica, e ancora prima l’ultima edizione RAI di “X-Factor”, che com’è noto è finito con qualche puntata in anticipo perché non baciato (diciamo così) da ascolti perlomeno decenti.

Non c’è proprio niente da salvare di quest’esperienza – tranne forse l’invito, arrivato da Simona Ventura a DJ Francesco, a fermarsi per un po’ e studiare. Al quale, naturalmente, il simpaticone ha reagito da par suo, arrabbiandosi, come fosse stata lesa maestà.

E invece, come canterebbe Mina, ragazzo mio, ti spiego la tv: tu non sei adatto.