E’ il mio giorno migliore. E’ un viaggio che è appena iniziato. E’ l’età adulta, che costa, che costa per i suoi errori. E invece (è logico o no?) c’è più dolore quando si fanno le “cose giuste”.

E’ decidere di decidere. E’ scegliere di scegliere. E votare, optare, seguire ciò che è giusto. Non che non l’abbia mai fatto. Ma ora lo faccio con la vera sofferenza, con tutto il mio dolore, dentro tutta la distruzione del mio “giovane” animo, che si nutre di entusiasmi, che vuole la gioia del mio giorno migliore.

Questa luce, questa luminosità d’anime piene e vuote, questa gioia stanno tutte nel mio dolore d’essere vivo, nella mia sofferenza esplicita e logica, suadente, crudele, nel mio dolore che è l’unica mia nota solenne, l’unica mia giustificazione d’essere umano, l’unico modo per definirmi, finalmente, oltre i segni zodiacali, oltre il mestiere, l’appartenenza politica, i fumi, la gloria dell’inutilità, i vae victis, i giorni migliori e quelli imperfetti.

Io sono dolore. E nel mio dolore il mondo si rispecchia.