Da quando la tv generalista è annegata in mezzo alle tante proposte del digitale terrestre, in tanti si sono affezionati a nuovi programmi. Molti di questi ultimi sono, guarda caso, innestati sul filone della cucina in tv, che pochi ricorderanno essere stata inaugurata, ormai nel lontano 1979, da Wilma De Angelis, grazie ad un’idea di Paolo Limiti. Da allora in poi, tutto sommato, s’è inventato poco: una conduttrice (in tv la cucina dev’essere femmina, a quanto pare), un paio di pentoloni, begli ingredienti colorati.

Sul filone si sono inseriti un po’ tutti: Benedetta Parodi, seppure orfana delle uova dei Fichi d’India, ha “cotto e mangiato” due milioni di telespettatori su Italia1 (meno bene, pare, le è andata su La7) per quasi due anni, con un programma che costava alla rete pochissimo e che invece è diventato un cult di inatteso successo. Dietro a lei, è venuto poi quel bel tomo di Alessandro Borghese, che col tempo, dopo aver distrutto “Cuochi e fiamme”, è poi diventato più abile conduttore nel recentissimo “Cucina con Ale” (e, nota personale, è ora molto sexy – ok, sono malato… Alessandro, se sei interessato, lascia una riga qui sotto…🙂 ).

Ma il nuovo successo di Cielo (l’emittente in chiaro di Sky), “MasterChef”, deve piuttosto ad un altro antesignano – la gara tra cuochi, dunque la “Prova del cuoco”, il programma che su Rai1 ha imposto all’attenzione di molti l’astro, allora piuttosto declinante, di Antonella Clerici. Epperò, pochissimi ricorderanno, invece, che la prima “prova del cuoco” in tv è stata un’idea di Gianfranco Funari, che l’aveva introdotta nella lunga mattinata di “Mezzogiorno è”, su Rai2. La conduceva Marisa Rampin, la bravissima cabarettista padovana adottata dal Derby di Milano, e si chiamava “Peccati di gola”.

Insomma, anche il Gallo Goduto ha avuto un suo antesignano in tv (e come poteva essere altrimenti?), anche se, rispetto ai “Peccati” funariani, la “Prova” della Clerici era fin dall’inizio piuttosto diversa: accanto alle casalinghe televisive, quest’ultimo programma prevedeva la presenza (e non certo marginale) di due chef esperti. Poi, nel tempo, accanto alla gara, il programma s’è trasformato, diventando, come spesso nello stile della Rai migliore, un piccolo varietà di informazione. La presenza, accanto ad Antonella, di figure di riferimento come Anna Moroni e (finché non è stato cacciato) di Beppe Bigazzi ha contribuito a far diventare la “Prova” un programma intelligente e comico allo stesso tempo, capace di veicolare messaggi importanti, come il piacere di mangiare e di mangiare bene e sano, ma soprattutto il piacere di mangiare “italiano”, con tutto ciò che questo significa.

Gli eredi della “Prova del cuoco”, invece, perché troppo costruiti sui loro meccanismi anglocentrici, restano belle prove di nuovi “Grande Fratello”, con tutto quello che di negativo c’è: la spettacolarizzazione coatta della gara, la concentrazione sulle doti umane dei concorrenti (più che su altri aspetti), la tendenza alla parolaccia (tipica appunto della beceraggine da reality).

Di questi difetti è erede appunto l’ultimissimo esperimento in ordine di tempo, il “MasterChef” che ha incollato, sempre su Cielo, diversi milioni di spettatori allo schermo. Qui la gara tra chef (in origine 16, poi scremati dai tre giudici del programma) è tagliata e tagliuzzata e diventa telecronaca, senza nessuna ambizione di spiegare alla povera gente com’è che con due uova e un pezzo di mortadella si possa creare una mousse al cioccolato. Il cuore del programma sta, infatti, non nella cucina, ma nello spogliatoio, dove si sente la crudeltà dei coltelli tra concorrenti, scelti a quanto pare non tanto per la loro bravura, ma per la loro eccentricità. Ne è prova evidente la composizione della terna finale, con un greco eccentrico e assai simpatico (Spyros), una cattivissima studentessa napoletana dal sorriso finto e dal carattere vanaglorioso (Luisa) e una brava e gentile casalinga (Ilenia). Se, poi, si scorre la lista dei concorrenti eliminati, si notano più bei bicipiti che altro, e ciò spiega come mai nella sua recente intervista su Vanity Fair Tiziano Ferro abbia detto che è un fan accanito della trasmissione (e forse anche del muscoloso ex tenente dell’aviazione Alberico, uno dei cuochi eliminati qualche tempo fa).

Quanta differenza, poi, tra chi giudica, con bonarietà, i piatti della “Prova del cuoco” e i tre algidi “professionisti” di MC! Bruno Barbieri, quello con gli occhialetti, ha la lingua più tagliente di Anna Moroni, ma è anche quello più televisivo, visto che riesce a dire anche tre frasi di seguito di senso compiuto in italiano. I suoi colleghi, Carlo Cracco e Joe Bastianich, invece, sono più afasici di Adriano Celentano. Per il secondo, si tratta naturalmente di difficoltà linguistiche insormontabili: si vede che vorrebbe dire qualcosa, ma gli riesce solo di tirar fuori monosillabi; per il Cracco non si capisce davvero cosa gli impedisca di articolare maggiormente ciò che pensa – quello che gli riesce meglio è lo sguardo di traverso, minaccioso su tutto e tutti, anche su quelli che poi giudica i migliori. Si vede che ha imparato in una scuola drammatica americana.

Il meccanismo, poi, farraginoso al massimo, con quindici eliminazioni parziali, tredicimila ripescaggi, settemiladuecento prove (alcune delle quali pochissimo rilevanti in cucina, come quella che prevedeva di pesare a mano sedici ingredienti diversi, o quella durante la quale i concorrenti erano chiamati a distinguere una coscia di pollo da un etto di costata di maiale), è assurdo, magari divertente, ma illogico. E poi ogni eliminazione è talmente telefonata che si potrebbe scrivere all’inizio della puntata cosa succederà alla fine, visto che i tre giudici si accaniscono dopo quindici secondi su chi dovrà essere cacciato fuori a pedate, solo sulla base di come ha disposto le pentolone sui fornelli.

Ecco perché la Clerici domina e Bastianich, che pure se ne risentirà, dovrà fare ancora per secoli i conti con la Moroni. Per essere crudeli in televisione, bisogna avere la leggerezza di chi le spara grosse, ma senza averne l’aria. Se invece si fa troppo i seri e poi alla fine si sceglie come ingrediente fondamentale di una prova il burro di noccioline, si rischia davvero di essere solo ed esclusivamente ridicoli.