Certo, se dovessero crescere ancora un po’, dite a Zanforlin di allargare un po’ la porta della sala canto. Eh sì, perché i nostri divin cafoni, di pariniana memoria, capaci di memorabili performance, non solo canore, naturalmente (visto che di canoro hanno ben poco), sono leggermente sovrappeso.

Ci si riferisce, ça va sans dire, ai due elementi della nouvelle vague amiciana, agli immarcescibili ed educatissimi eredi del Nunziante d’annata, quello stesso che a mala pena sapeva distinguere un pianoforte da un’amatriciana della zia: il mitico Gerardo Pulli, il grunge che avanza (di panza, probabilmente, ma solo per fare la rima), e la fantasmagorica Alessia Di Francesco, l’henné che avanza (nel senso che ne resta tanto appiccicato ai capelli che con le sole goccioline che ne stillano si potrebbe ricolorare l’intero Mar Rosso).

I due suddetti sono una coppia veramente splendida. Quasi quasi potrebbero anche mettersi insieme e fare splendidi cucciolotti d’uomo completamente stonati e completamente incapaci di scrivere anche due righe in italiano normale.

Alessia, forse, è anche scusabile. Lei non aveva capito d’essere finita in “Amici” (parole sue, ripetute più e più volte davanti alla Di Michele): quando l’hanno presa (per sbaglio) ai provini, l’hanno fatto a sua insaputa. Lei credeva di essere a “MasterChef”. A quel punto, mica è colpa sua (poverina) se le fanno fare la Mannoia invece che la pasta brisé. Lei non è preparata. Sticavoli.

Gerardo, invece, non ha nemmeno questa sottile scusa: lui sapeva perfettamente che sarebbe finito nella trasmissione. Ha usato gli occhi azzurri e il fisico scultoreo (peccato che sulla sua pagina ufficiale, dove ha meno amici di me, non ci siano foto di lui mezzo nudo – di Ottavio, chissà come mai, almeno un centinaio è rintracciabile) per farsi scegliere da quella buongustaia di Mara Maionchi. Ma lui l’ha fatto NON (sia ben chiaro) per cantare ad “Amici”, MA per destabilizzare la trasmissione dal suo interno, per combattere il pongo-regolamento, per far venire i capelli bianchi a Zanfo (che, però, nel frattempo è diventato ben bene brizzolato, non dico brisé, perché temo che Alessia si affretti a fargli lo scalpo per il piatto da presentare a Cracco, che, naturalmente, è il giudice che a lei piace di più) , per turbare gli ultimi anni televisivi della De Filippi etc.

Insomma, ancora non l’avete capito? Gerardo è la quinta colonna del canto moderno o ipermoderno in quel covo di bolscevichi che è “Amici”, dove tutti cantano all’antica, cavolino di Bruxelles! Lui è la quintessenza del nuovo, anzi del supernuovo, anzi del supernuovissimo recente recente e sticavoli se i reazionari del bel canto non l’hanno capito! Era fatto apposta (anche la figura del bruco strisciante sulle tracce di Anbeta)! E’ tutto fatto apposta per scardinare il sistema amiciano!

Io mi chiedo: ma come potevamo noi cantare col piede tradizionale sopra il cuore? Io mi domando e dico: ma come ho potuto immaginare anche solo per un momento che il Pulli fosse incapace di cantare, come ho dichiarato qualche giorno fa, prima che capissi il Verbo, in un post che indecorosamente ho intitolato: “Mission impossible” per Gerardo Pulli – cantare !

Ora, vedendo i numerosi fan che lo sostengono, ho capito d’aver sbagliato. E anche io da fan incafonito sosterrò la sua battaglia per la musica con la M maiuscola! Abbasso la tradizione, abbasso Mina, la Vanoni e la Berti! Noi vogliamo il rock duro, il grunge psichedelico, la dance no, perché è troppo orecchiabile.

E naturalmente vogliamo il Pulli, magari anche più rotondotto, magari anche più occhiotto-azzurro, magari anche più vascorosseggiante (anche in omaggio all’amica-di-canto tifosa del Torino). Non a caso siamo venuti a sapere che introduceva, qualche anno fa, omaggiato da gruppi esagitati di ragazzine urlanti, i concerti di Mario Nunziante!

Insomma, tutto si tocca, tutto si spiega, è un circolo nemmeno tanto vizioso… La musica da una parte e dall’altra la cafoneria dilagante, i poveretti senz’armi che non siano il loro aspetto trasandato, i loro capelli impiastricciati, il “Cuore” con la C maiuscola, il loro mondo intimo – e peccato per le stonature, peccato per le parole assurde dei loro testi, per la pochezza sintattica e la povertà intellettuale di tutto ciò che esprimono (o provano ad esprimere, visto che non conoscono così bene la loro lingua madre). Loro, sì, possono.

Loro sono il nuovo che avanza.

E poi uno si chiede come mai, quando Mina esce con un album nuovo, è sempre un successo.