“Amici”, ogni anno, sembra voler toccare il fondo. Uno si dice, “quest’edizione fa veramente pietà, peggio di così non può andare”, e uno, poi, puntualmente scopre che no, il fondo può essere ancora una volta scavato, magari a mani nude, magari con le natiche, ma c’è un fondo ancora più fondo dove arrivare.

Nella puntata di quest’oggi, poi, probabilmente s’è aperta la voragine più profonda degli ultimi millenni di “Amici”, e forse di qualsiasi altro talent. Ma non demordiamo: probabilmente, domani, o dopodomani, o tra qualche mese, quelli della trasmissione riusciranno a inventarsi qualcos’altro per infognarsi ulteriormente, per sguazzare ancora di più nel trash più immondo.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare da un programma che sceglie di chiamare “professori” di canto tre simpaticoni che qualche tempo fa, con espressione volutamente comica, abbiamo definito: “bacucchi”? Oggi, scopriamo dalle parole alate della Maionchi (donna, com’è noto, finissima e dall’eloquio forbito – peccato per quelle duecentomila parolacce che vomita ogni secondo, ma si sa, quello è un marchio di fabbrica) che lei non si considera un’insegnante (verrebbe da dire, grazie al Cielo), perché lei non ha niente da insegnare ad un cantante – ma dai, non ce n’eravamo accorti. Mentre esultanti accogliamo questa nuova interessante dichiarazione, che speriamo sarà affiancata da un’altra altrettanto attenta autoanalisi dello Zerbi, però ci viene spontaneo chiederci: ma allora che caspita ci fai nella SCUOLA di “Amici”? Si chiama “scuola”, ancora, o la De Filippi ora la vuol chiamare “panetteria”, o “negozio di articoli da regalo”, o “puzzoneria”? Perché, intendiamoci, se “Amici” d’ora in avanti si chiama “puzzoneria”, la Maionchi ci sta meravigliosamente. Anzi, auspichiamo che ne facciano almeno tre copie uguali e spiccicate.

E qui, in effetti, casca l’asino. Nella fattispecie il sempre vivido Gerardo, quello che ci dà l’occasione di (finalmente) capire cosa caspita sia l’arte. Perché l’arte, cioé (scusatemi) l’Arte, quella con la maiuscola, è l’afflato che emerge dal suo capolavoro tropicale. Mozart, Beethoven e Wagner possono anche andare tutti a strafottersi, perché ORA noi povere masse saremo educate a riconoscere la vera ARTE da quel Dio che di cognome fa Pulli.

Ecco, Gerardo. Sempre lui. Mamma mia. Non c’è un giorno che arrivi su questa terra senza che qualcuno ad “Amici” non lo nomini. La Di Michele schiumerà di rabbia, ma, se il Pulli è diventato il fenomeno mediatico del momento, come l’anno scorso la cantante-di-cui-non-posso-dire-il-nome-perchè-non-me-lo-ricordo, gran merito è il suo. Si capisce la foga, intendiamoci, ma così non fa altro che aiutare il suo non-talento ad emergere.

Ecco, ancora il Pulli sulla nostra strada. Ancora lui a sentenziare davanti al mondo che lui fa la sua musica (perché, invece, gli altri fanno la musica di Gennarino Piccirillo, mica la loro). Ancora lui a spostare la discussione da ciò che è lecito in una SCUOLA (non, ripetiamolo, in una “panetteria”, o in una “puzzoneria”) a ciò che è lecito artisticamente.

Ma insomma, tra lui e la Mara nazionale, c’è tale identità di vedute che viene da espellerli entrambi: che cosa c’entrano con la filosofia di “Amici”? Che vadano a fare “XFactor”. Lì, non c’è nessuno che “insegna”. Al massimo, ci sono quattro giudici smandrappati che si insultano, ululando al vento.

Se “Amici” è una scuola (e fino a prova contraria dovrebbe esserlo, poi magari è una “puzzoneria”, ma allora ce lo dicano chiaro e tondo), la Maionchi che non è una professoressa (l’ha detto lei) dovrebbe prendere la sua valigietta e infilare la prima strada per tornare a casa sua e con lei dovrebbe andarsene con la coda tra le gambe anche il suo pupillone Gerardo, che, se fosse in una scuola (e c’è, torno a dire, sino a prova contraria) e si fosse comportato così come ha fatto, sarebbe stato cacciato a pedate in men che non si dica.

Ecco. Il punto non è Gerardo, in effetti, o la Maionchi, che del meccanismo si stanno approfittando per farsi volontariamente pubblicità. Il punto è cosa sia diventato “Amici”: è il modo veloce per fare successo al di là dei propri meriti, o è un luogo dove si cresce intellettualmente, oltre che artisticamente, seguiti da un corpo docente che davvero è tale e non solo per sentito dire?

Questa è la domanda che va posta ai responsabili della trasmissione, soprattutto a Maria De Filippi. Cos’è diventato “Amici”? E’ un baraccone dove tutto è lecito, anche insultare la logica, solo perché si insegue un’altra logica, che è quella degli ascolti? Oppure è ancora quello che è stato neppure tanto tempo fa, cioé un luogo dove si insegna a cantare e a ballare?

“Amici” su questa storia di Gerardo e dei suoi pullini si sta giocando qualcosa che è molto di più di un posto al serale, o di un punto in più o in meno di share. Si gioca la rispettabilità. Si gioca tutto il suo passato. Si gioca la possibilità di contare qualcosa davvero nel mondo dell’arte.

Se Gerardo finisse per l’avere ragione, allora la maionchite non sarebbe finita. La malattia sarebbe degenerativa. Sarebbe la fine di “Amici”.

Ma tutto dipende, in realtà, dalla volontà o meno, da parte dei medici pietosi, di intervenire sul problema o di lasciarlo dilagare.