Ogni tanto la rete delira. Succede con Crozza, che viene insultato perché copia due o tre battute da twitter (peccato, però, che lui non sappia nemmeno usarlo). Succede ora nello scottante caso di Gerardo Pulli, che, per via del suo comportamento strafottente e maleducato, è stato rimbrottato più e più volte, fino alla minaccia definitiva di eliminarlo dal programma, da Grazia Di Michele.

Il semplice fatto che Gerardo si sia trovato a ribattere colpo su colpo alla Di Michele l’ha derubricato, costantemente va detto, anzi con una certa pervicacia, a emulo di Marco Carta (spessissimo) e anche di Valerio Scanu (un po’ meno frequentemente, per via del fatto che lo Scanu canta in modo perfettamente intonato e ciò, naturalmente, non si può dire per il povero Pulli).

E’ giunto il momento di dire a chiare lettere che NESSUN confronto è possibile tra Marco e Gerardo, come non lo è nemmeno tra Valerio e Gerardo, non solo dal punto di vista meramente artistico, ma anche da quello del puro comportamento scolastico.

Gerardo, ed è bene dirlo con una certa convinzione, perché altrimenti si rischia di raccontare banalità pericolose, NON ha niente a che fare col talento cristallino sia di Carta sia di Scanu. Marco ha una voce potente, una grande capacità interpretativa, un fascino che pochi cantanti, anche più di esperienza, hanno – la capacità di meravigliarsi tutte le volte, di cantare col sorriso, di esprimere il suo mondo ad altissimi livelli, fino a toccare vette inebrianti di profondità.

Valerio è micidiale: ha una versatilità che pochi, nella storia della musica italiana, possono vantare. Potrebbe cantare anche i successi della Angiolini (come fece qualche anno fa Mina) e riscattarli dal loro anominato. E’ in grado, tecnicamente, di assurgere a vette inesplorate, perché ha un talento talmente maturo che qualche volta viene da chiedersi perché non sia nato negli Stati Uniti come una Aretha Franklin o una Nina Simone.

Come è possibile, dico io, anche solo lontanamente accostare Marco e Valerio a quel capolavoro di strafottenza che è Gerardo, che non sa cantare, sa scrivere approssimativamente e, nella sua sicumera da fallito, crede invece di mostrare la via al mondo intero.

Ecco cos’altro distingue il Pulli da Scanu e Carta: l’immodestia. Marco, quando vinse Sanremo, pensò subito a ringraziare chi l’aveva aiutato. Quando trionfò ad “Amici”, pensò a sua madre e poi telefonò alla famiglia. E non si montò nemmeno per un attimo la testa. Valerio, poi, era talmente emozionato e sorpreso che non riuscì nemmeno a piangere. Naturalmente portato a fare della musica il centro della sua vita, ha sopportato polemiche assurde con la non chalance del genio, che anche nella vita vola sempre in alto, senza mai scadere nella spazzatura che tutto divora.

Pulli, invece, da quando è ad “Amici”, s’è montato la testa. Crede d’essere il nuovo Messia della musica. Crede di aver fatto scoprire, con quei quattro sdruciti versi, nemmeno metricamente corretti, della sua “Io sono ai Tropici”, la strada dell’Arte al mondo intero. Evidentemente, ogni giorno si meraviglierà di non essere stato ancora invitato da Barack Obama alla Casa Bianca, o alla cerimonia dei Nobel.

Quanto poi al comportamento di Carta e Scanu durante la trasmissione, i due ragazzi sono stati oxfordiani. Sempre. Finché non sono stati esasperati in modo improponibile. Marco ha sopportato di sentire cantare per sabati e sabati i due alfieri del ridicolo, Giuseppe Salsetta e Pasqualino Maione, due la cui personalità era più degna, com’è noto, della sagra del peperone fritto di Mazzancolla in provincia di Udine. Ha sopportato di essere messo in ridicolo per qualche sbavatura dell’intonazione (e per forza, visto che non era abituato a cantare nello studio), s’è preso del maleducato quando non aveva mai nemmeno nominato la Di Michele e, soprattutto, quando era stato svestito della tutina, perché la suddetta voleva metterlo fuori, non ha detto quasi niente in propria difesa, anzi abbozzava, visto il gran cuore che ha.

E vogliamo parlare di Valerio? Prendeva 6 1/2 da una che nemmeno era degna di allacciargli le scarpe (Gabriella Scalise) e quasi nemmeno protestava. Veniva paragonato al Nunziante, che nemmeno era in grado di cantare “Buon compleanno”, e abbozzava.

Certo, quando poi s’è esagerato, e la Di Michele (e pure Garrison) ha effettivamente varcato la soglia dell’educazione con loro due, sia Marco sia Valerio hanno reagito, com’è ben noto, alla reiterazione di comportamenti rivolti contro di loro e motivati solamente da una antipatia personale.

Marco avrà chiamato la Di Michele stonata, Valerio avrà incitato il pubblico ad applaudire un Garrison che lo definiva un sasso. Ma non si sono mai permessi atteggiamenti così immaturi come Gerardo. Mai si sono buttati a terra a fare il bruco per prendere in giro i loro compagni. E chi guarda non deve mescolare lo sdegno giusto con la maleducazione.

Del resto, l’educazione è normale negli spiriti d’arte. Viene spontanea con il fatto di stare vicini a ciò che è Superiore. Il resto, invece, è solo feccia.

 

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