Si sopravvive, qualche volta, senza sapere dove sbattere la testa. La notte non aiuta. La notte è solitaria, per definizione. Tornano a farti compagnia i pensieri, le riflessioni, ma ad un livello tanto istintivo che il dolore che ti senti dentro è fisico, ti arriva nell’intimo, forse addirittura ti sconfigge.

La continuità dell’azione del giorno che passa subito si distingue dall’inattività della notte. E’ la pausa dalla vita, quando la vita, finendo per cristallizzarsi, si fa le domande che non ci si possono permettere durante la veglia.

E, quando arriva la notte, siamo noi a inseguirci da soli: sogniamo quel che non c’è, o quel che c’è stato. Inseguiamo, davvero, ci precipitiamo, ma senza muoverci, corriamo, ma senza sudare, ci perdiamo, ma senza dover usare per forza il nostro senso di orientamento.

Quando torna il giorno, ricomincia da capo la nostra finzione e torniamo a crederci immortali.