Caro Rembò,

prima di tutto, che razza di nome. Ma non potevi chiamarti Carlo? Faceva tanto re d’Inghilterra. E poi a Sanremo c’era anche quella canzone stupidina. Non era meglio, Rembò?

Che, a pensarci bene, da Rembò a Rambo c’è un piccolissimo passo. E tra la tua supposta gentilezza e la violenza delle armi del Vietnam l’unica differenza reale è alla fine una lettera (e un accento, ok, te lo concedo). Troppo poco, non credi?, perché non ci sia una continua, perversa confusione tra l’uno e l’altro.

E poi, caro Rembò, cosa serve la precisazione “Lewis C”. Potevi risparmiartelo, quel Lewis C. Essere trasparente è, ora, diventato molto trendy. Il mistero è la solita cortina di nebbia che fa tanto anni ottanta, muro di Berlino e Comintern. Un blog, ormai, serve alla comunicazione – non ti pare, Rembò? E allora perché scivolare via, tra le piccole e grandi questioni, scegliere un argomento minore, scrivere con una penna d’arte, ma senza essere davvero parte civile.

Non ti vergogni di optare per qualcosa di tanto apparentemente insignificante? A cosa serve, a cosa serve commentare una canzone. A niente. Ho l’impressione che tu, più che altro, sia caduto, proprio mentre nascondevi quello che provavi.

I contrasti catulliani, sui quali hai ironizzato tanto spesso, restano fissi nella tua mente. Forse, Rembò, ti sei gettato in quest’inutile impresa per il dolore che ti ha attraversato in tutti questi anni. Per la sicurezza d’essere sempre sotto le linee di fuoco, sopra le righe, sotto le aspettative della gente comune e dei parenti.

Ma, mio caro Rembò, tu che hai vissuto soprattutto dentro, sai che è vero, sai che è inutile avere l’aria sicura di sé, se si sente la paura di stare in mezzo alla gente col proprio nome, col proprio cognome. Quando sarai trasparente, Rembò? O devo chiederlo a Lewis C?

Giocare in difesa. Ecco cos’hai fatto finora. E sei un ottimo difensore, lo ammetto. Ma non è vero che l’attacco è la migliore forma di difesa? O sono solo (sempre) le solite parole?

Guardo in faccia il mio dolore, come un compagno sincero. La felicità, invece, ha sempre un doppio volto, sempre un doppio fondo.