Essere diversi e contemporaneamente normali è una strada difficile, anche perché, in un mondo dove tutto va alla rovescia, questa è la via di chi conta solo su se stesso. Valerio è fiero di questa sua scelta: di talento, ma senza piaggieria; orgoglioso, ma non strafottente; sincero, fino al limite di riuscire antipatico, ma mai al di sotto delle sue prese di posizione, anche quelle più scomode.

E così in quella meravigliosamente perfida canzone che è “Così diverso”, c’è proprio tutta la traccia del suo ultimo disco che da questo pezzo trova il suo titolo: Valerio è trasgressivo – niente di più sbagliata l’etichetta, spesso facilmente attribuitagli, di “cantante vecchio”. No, Mr Scanu, semmai, è intramontabile, classico come certi vestiti che anche tra trent’anni andranno sempre bene.

E’ tragressivo, perché ha il coraggio di cantare, e questo (sembra impossibile a dirsi, ma è purtroppo vero) è un handicap in un mondo discografico nel quale sembra importare di più tutto il contorno, dalla varia umanità alle scelte di vita. Valerio è talmente normale e speciale nello stesso tempo che la sua stessa esistenza costringe a riformulare l’idea romantica dell’artista come uno scienziato pazzo o come un bohémien sregolato e maledetto.

La poesia della sua musica, anche di questo pezzo autobiografico, che continua sulla scia di “Non c’è più” (là dove si autodefiniva “stronzo”) e che fa il paio con la fantastica “Il sole è contro me” (là dove il saliscendi della voce sottolinea la sua battaglia continua contro il mondo), sta proprio nell’aver accettato la musica come unica “droga”, come unico mezzo di disubbidienza.

Unico, originale, proprio perché normale quanto strepitoso quando canta, Valerio sta alla ricerca della propria essenza, alla ricerca del “senso del suo vagare”, che è verità, sincerità con se stessi e con gli altri. Difficile che un uomo così (parlare di ragazzo, ormai, è quasi assurdo, se lo si paragona a tanti altri che con lui condividono solo l’età) incontri il plauso unanime, perché non lo si ascolterà mai prendere le parti di una posizione che non sente sua. E’ il vizio della trasparenza, prima ancora della professionalità, quasi come se alla fin fine essere uomo e essere cantante per lui fossero due realtà indissolubili.

Continui, allora, ad andare fiero del suo talento. Continui a non credere nella bellezza, quella senza normalità. E’ su una strada difficile, ma è quella giusta.

Ma si aspetti quel che già ha ricevuto: essere diversi (e purtroppo conosco la storia per esperienza personale) significa essere soli, o poco accompagnati, diciamo, giusto per essere giusti con le parole. D’altra parte, la solitudine è migliore di quel che si dice: è un’amica fedele, fa crescere, stimola le idee e la sensibilità.

La solitudine è, in definitiva, la migliore compagnia del vero artista.