Tutto previsto, direbbe un giurato tecnico di quelli proprio posati. Tutto prevedibile, diremmo noi che conosciamo i nostri polli.

Tutto organizzato, anzi pre-organizzato, preparato fin nei minimi dettagli, fin nelle più piccole sfumature. Non c’è niente che stasera non fosse stato passato al setaccio dall’organizzazione più pongata della storia della tv, niente che non fosse stato costruito con anticipo.

La storia dei duetti legata alla golden share è apparsa una pagliacciata clamorosa (e la golden share è di nuovo stata clamorosamente inutile). Si sapeva quali erano i duetti fin dall’inizio della settimana. Valerio stesso ha fatto uscire sul suotwitter una sua fotografia assieme a Pierdavide, che accompagnava a casa, con una dichiarazione sibillina che francamente faceva capire tutto a tutti. Fossimo meno intelligenti, potremmo anche credere alla storia della regolarità di quella puzzoneria che è “Amici”. Purtroppo non siamo così idioti.

Poi, Maria che si sbraccia e Zanforlin che sorride da dietro le spalle della signora Costanzo si impegnano a fare in modo che noi possiamo credere al loro buon cuore e alla loro lealtà alla parola data. E per un attimo magari arriviamo perfino a pensare che sì, “Amici” non ha niente di preorganizzato. Poi, basta osservare gli stacchi della regia e riconoscere che tutti, tutti quanti erano più eloquenti di un’arringa d’avvocato. Nello scontro con Spadaccino (per carità, bravo è bravo, ma confrontarlo con lo Scanu è un affronto alla logica), tutte le telecamere sono puntate su Emma. Emma ha scritto una canzone, udite udite. Sembra che sia la prima sulla faccia della terra a farlo. La De Filippi le chiede un commento prepartita, come quello che qualche tempo fa avrebbe salvato Pierdavide dal televoto. Ma sì, tanto lei non è in conflitto di interessi. E sorvoliamo sul fatto che poco prima ha fatto rifare un pezzo alla Casciaro al grido di: “Sì che possiamo farlo, tanto non falsiamo il televoto”!.

E peccato che la canzone faccia schifo, che sia cantata a mezza voce, che sia tutto talmente precotto da far sembrare “Amici” una puzzoneria ancora peggiore di quello che s’è visto finora. Perché disperarci, se tutto era già scritto non nel cielo, ma sul copione? Del resto, anche l’altra gara (quella dei piccoli) era talmente telefonata che per sapere chi avrebbe vinto bastava vedere dove pendeva il giudizio di Gerry Scotti, la longa manus della produzione nella giuria tecnica.

Valerio in questa follia collettiva si è distinto, da quell’angelo della musica che è: si è fatto prendere dall’emozione, dopo aver cantato (questa volta) meravigliosamente, come sa fare, una delle canzoni più difficili di tutto il repertorio amiciano di tutti i tempi (“Il sole è contro me”, d’altra parte, è la mia preferita dell’ultimo album – lo ringrazio e sinceramente osservo con un po’ di disappunto che, tra tutti quei ringraziamenti finali che lo Scanu ha fatto, poteva farci entrare anche questoblog, tanto tra un po’ arrivava anche a dare un buffetto al cognato di Alessandra, quell’uomo generoso che questa sera, invece che giocare a scopone scientifico in un’osteria, incitava a votare Antonino); prima, si era perfino permesso di lanciare un sasso nello stagno cantando, nel duetto con Pierdavide: “Me ne vado stasera”, come dire a tutti che lui sapeva, che lui mica è uno sprovveduto.

Poi, la commozione è stata tanta, ma è stata soprattutto la rabbia repressa per tanto tempo, il fatto d’essere attraversato da un senso di giustizia talmente alto da fargli vedere meriti perfino nei suoi colleghi, perfino in quelli che l’hanno maltrattato.

Non credo che Valerio Scanu sentirà la mancanza di quella puzzoneria che è “Amici”. Semmai, sarà “Amici” a rimpiangerlo.