Marco Carta, Come se non fosse stato mai amore: inizia il ritornello calante, mentre la strofa è perfetta, anzi più che. Da quel momento comincia una battaglia con l’orchestra, che lo sbalestra, di nuovo. Poi, Marco si riprende alla grande, ma intanto il danno è stato fatto. La canzone è stata arrangiata in modo osceno, ancora una volta. La sua interpretazione sarebbe anche interessante grazie anche alla voce graffiante, ma non c’è collaborazione con la parte musicale. In pratica, canta da solo. Come faccia, tra l’altro, è difficile da capire. Con quell’accompagnamento era impossibile. Non a caso Marco s’è prodotto nelle sue prove migliori in quest’edizione quando aveva a disposizione propri musicisti. Voto: 7 1/2

Emma Marrone, Un senso: fastidioso il pubblico che le fa da controcanto. Sporca la canzone di Vasco Rossi, esattamente come fa lui. Non c’è niente di originale, niente di particolare. Ogni interpretazione di questa cantante è assolutamente appiattita sull’urlo. Qui addirittura si impappina nell’unico passaggio veloce. Gli acuti sono alquanto imprecisi. Il finale è talmente roco che fa rabbrividire. Capisco usare le proprie caratteristiche, ma quando si strafà si strafà. Voto: 5+

Alessandra Amoroso, E tu come stai: coraggiosa scelta per un’interprete che in genere si butta sulla musica anglosassone. Il tentativo non è esattamente prezioso, visto che la voce non è propriamente adatta al pezzo. C’è però l’emozione giusta. Certo è più facile cantare con il piano a due centimetri (e Mark Harris, tra l’altro). La volta scorsa, la base; stavolta, lo strumento di sostegno. Quando s’alza la voce, forse Alessandra non è precisissima, ma colpisce per la disperazione, che, d’altra parte, non è esattamente quello che ci vorrebbe, non trattandosi di un pezzo di semplice dolore, ma di una sofferenza più borghese e contenuta. Però c’è da dire che fa la sua figura. Voto: 7 1/2

Pierdavide Carone, Yesterday: la Piersorella mi aveva rimproverato un tempo, facendomi osservare che suo fratello cantava i Beatles dalla più tenera età. Il problema è che questa canzone non è una pizzicata pugliese. Gli accordi da primo anno di conservatorio in sottofondo farebbero fare una figuraccia ad un cantante più preciso di Piergenio. In una delle riprese, la voce gli si sfrangia. Non parliamo della scala cromatica a fine ritornello, risolta con un mezzuccio da bar di Caracas. Il borbottio finale non è esattamente in tono col resto della canzone. Voto: 6-

 

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